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 UNICUM - Vita di San Francesco da Genova - ITA

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Franciscus_bergoglio
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MessageSujet: UNICUM - Vita di San Francesco da Genova - ITA   Dim 11 Déc 2016 - 15:50


Citation :

      Capitolo I


    Dell'educazione di San Francesco di Genova e della morte di padre Sugerio



    A Genova, nell'anno di grazia 1188, viveva in una delle città più prospere dei regni un giovinotto, terzogenito di una ricca famiglia di commercianti: Francesco Arinitzi da Genova.

    Il pater familias, Lorenzo di Genova, era un banchiere e commerciante genovese, presso le corti europee più prestigiose. Aveva uno spiccato senso degli affari e della gestione. La sua ricchezza e la sua reputazione uguagliavano quelle dei più grandi principi dei regni. Dunque egli conduceva la sua vita come tale reputazione gli imponeva: rimaneva costantemente nel suo palazzo a Genova, uscendo molto raramente. Ambasciatori, commercianti e scorte assolvevano al buon funzionamento dei suoi affari.

    Egli vedeva in Francesco, il più dotato dei suoi figli, un potenziale successore. Cercava di inculcargli tutta la sua conoscenza e la sua esperienza in questo campo. Suo figlio doveva apprendere il mestiere. Giunto il dì, osservando che suo figlio si avvicinava alla maturità, decise che era tempo per lui di partire per le lontane contrade dal Sacro Romano Impero e del regno di Francia accompagnando la carovana commerciale attraverso città e campagne.

    Suo padre volle che fosse accompagnato da un personaggio che sarà determinante nella pia vita di Francesco: padre Sugerio. Egli era il cappellano della famiglia Arinitzi ed avrebbe avuto come compito, per tutto il tempo della formazione del giovane Francesco, la cura del suo apprendistato nella morale Aristotelica e la sua educazione ai precetti della fede.
    Lorenzo di Genova, personaggio molto devoto, ci teneva molto.

    Le messe di Sugerio erano veramente qualcosa fuori dall'ordinario: egli infatti riempiva con un'abbondante dose di incenso i luoghi dove officiava elevando anzitempo preghiere e cantici all'Onnipotente. Sembrava trasformarsi in una creatura tutta presa, corpo ed anima, a far vivere e trasmettere agli ascoltatori la sua fede e le sue benedizioni. Il suo modo di fare, le sue parole e i suoi gesti emanavano qualche cosa di esaltante e trascendente. Dio stesso sembrava esprimersi tramite le sue parole. La sua voce era rauca e soave, tonante come il rombo divino, tutti restavano travolti e assai colpiti alle parole del prete, davanti alla straordinaria aura di cui era circondato.

    Finiva sempre i suoi uffici con una sola e sempre uguale formula a conclusione dell'impressionante prestazione :


    Citation :
    Ecco perché non bisogna dargli seguito: gli eretici che rifiutano la conversione nonostante la chiesa, unica detentrice della Verità, abbia indicato loro la Vera Via, sono peccatori per presunzione, perché pensano di conoscere la Verità meglio che la chiesa, dunque di sapere la verità ancora meglio che Dio: quale oltraggio è tutto questo!

    La fede del giovane Arinitzi, fin dall'inizio della sua età adulta, rimaneva molto forte, e soprattutto grazie al piissimo padre Sugerio.  
    Appassionato dalla vita di Christos, di cui il padre Sugerio si faceva un dovere - ed un piacere - di raccontargli, Francesco amava imitare parola per parola, frase per frase, la guida dell'umanità, colui attraverso il quale la seconda rivelazione arrivò. Sugerio, ed egli stesso, apprendevano e si cimentavano a vivere ed a provare le stesse situazioni che Christos aveva vissuto nell'epoca antica.  

    Allora, provava ad avvicinare la povera umanità; parlava loro e spiegava loro la filosofia di Aristotele e gli insegnamenti dell'Altissimo.


    Citation :
    "Aristotele, diceva, ci ha insegnato che l'uomo saggio deve partecipare alla vita della Città. Voi amici miei, guardatevi, siete felici? Persi che siete nel mezzo del nulla? Amici miei, sappiate che l'uomo è per natura fatto per vivere in mezzo ai suoi simili. "  

    Avendo detto questo, Christos stemperò tutto con queste sue parole:
    "Ma non dimenticate, che ogni uomo ha anche un'individualità, ogni uomo ha il suo proprio rapporto con Dio e con la natura. Anzi, per non dimenticare ciò, e per trovare in sé le risorse necessarie alla riflessione, piacque a Dio che voi possiate ritirarvi ogni tanto, fuori dalla città, per ritrovare in voi stessi, nella preghiera e nella calma, la quiete e la concentrazione del vostro spirito."

    Ma in una notte piovosa di Maggio un dramma colpì Francesco che lo avrebbe segnato per tutto il resto della sua vita.

    Arrivato nella popolosa città di Lione, nel regno di Francia, il convoglio trovò posto nelle taverne dei commercianti per parecchie settimane. Lione era uno dei più grossi borghi dei Regni, luogo di tutti i commerci. Ma questo afflusso di ricchezze chiamava anche schiere di briganti di strada e mercenari della peggiore specie, di truffe e di rapine ed di altri vizi. È anche in questo contesto, dove un'estrema ricchezza lambiva la povertà più estrema che giunse l'espansione, come la peste, di un'eresia secolare:  la setta dei Bogomili.  

    Padre Sugerio si sentiva male in questo ambiente pesante, questa città sembrava abbandonata da Dio. La sua avversione per i miscredenti gli rendeva ancora più insopportabile il restare in questi luoghi. Conosceva, come reputazione, la città, ma non poteva immaginare il grado di corruzione delle anime che vi regnava, a dire il vero si aspettava di vedere almeno uno dei sette Principi-demoni spuntare delle rovine spirituali di questa città.

    Ma il suo dovere intimo e verso la Santissima Chiesa Aristotelica lo spingeva ad andare a predicare la buona parola a questa popolazione disorientata dalla miseria e per le chimere eretiche.


    Citation :
    Mi portò con lui fino al sagrato del Municipio, luogo di tutti gli incontri dove si lanciò in una lunga arringa piena di foga e di convinzione destinata a radunare i poveri diavoli verso il cammino del paradiso e di Dio, per salvarli delle torture infernali e per riportare l'ordine in questa città senza fede né legge.

    Padre Sugerio lo sapeva: i precetti Aristotelici portano una morale giusta e fraterna, e insomma, la fede Aristotelica è un fattore dell'ordine nel mondo, l'unica che può riportare la società alla pace più giusta ed ad un mondo più equo. Esattamente il contrario di quella città fantasma dove le autorità temporali erano addormentate dalle loro proprie ricchezze e per la presenza degli eretici più perversi. Così si rivolse padre Sugerio alla folla:

    Citation :
    Non si tratta più dunque di provare a salvare le anime degli Impenitenti che sono destinati agli Inferni per definizione, ma di salvare le anime di tutti gli altri membri della società, di questa innumerevole folla vulnerabile dal cattivo esempio degli eretici; si tratta di evitare che la peste eretica ci contamini, così è preferibile sacrificare alcune anime eretiche per salvare tutti gli altri, e quando si tratta di salvare delle anime. I corpi non hanno più importanza, è lo spirituale che è infinitamente superiore al temporale, non bisogna esitare a prendere la vita agli empi quando si tratta di salvare delle anime dagli Inferi!!! Tale è la ragione di essere, il fondamento e la giustificazione dell'idea e del dovere della Crociata.

    E fu lì che, sotto gli occhi innocenti di Francesco, e sotto gli occhi leggermente sorpresi dei curiosi, un dardo di balestra trapassò il venerabile padre Sugerio. Il trauma fu immenso, sogghigni si fecero sentire nella folla così come alcuni "  Viva i bogomili"; i curiosi si spaventarono e si affrettarono a ritornare a casa, Padre Sugerio crollò davanti a Francesco. Questi aveva le lacrime agli occhi, paralizzato per la brutalità dell'omicidio, non sapendo che cosa fare, non sapendo chi chiamare. Crollò anch'egli, sul corpo inanimato del suo mentore, restò a lungo là senza muoversi, piangendo con tutta la sua anima, aspettando e aspettando...

    Aspettando che il dolore passasse, che Dio intervenisse per fare ritornare Sugerio, affinché un miracolo arrivasse. Ma niente, il sangue scorreva lentamente sul suolo, deludendo il giovane genovese. Riprendendosi, si alzò bruscamente, sentendosi a sua volta minacciato, prese il suo amico defunto in braccio e lo trascinò tanto che poté attraverso le scure viuzze di Lione...


      Capitolo II

    Dell'educazione di Francesco da Genova e della scoperta di Aristotele.




    Francesco era rivestito di stracci, inginocchiato davanti alla chiesa della parrocchia San Giorgio di Lione. Mendicava.  

    Dall'assassinio del benedetto Padre Sugerio, Francesco provava una profonda disperazione.  

    Solo la fede, l'elemosina e l'amicizia del curato della chiesa Santo Giorgio lo mantenevano in vita. La fede e la carità non erano fortunatamente del tutto scomparse da quella lugubre città, il parroco della chiesa San Giorgio l'aveva accolto cortesemente e aiutato, gli abitanti di quel quartiere sembravano fondamentalmente meno toccati dal flagello dell'eresia e del disordine.

    Le cose materiali non interessavano più Francesco da Genova. L'avevano del resto esse mai commosso ? Ignorava l'accecamento e gli interessi di suo padre. Solo contavano per lui i lunghi colloqui col cappellano Sugerio, le sere di primavera, nei quali aveva l'impressione di sezionare l'anima degli Uomini, o almeno, le loro proprie anime.

    Le sue lunghe meditazioni e la sua amicizia gli avevano portato tutta la felicità, il conforto e la speranza necessaria alla vita terrena di ogni uomo. Sapeva oramai come intendere la sua esistenza in vista del giardino celeste, questo luogo che Sugerio amava descrivere come:


    Citation :
    l'antro per assaporare il divino.

    La sua miseria materiale era reale. Viveva nella povertà più estrema, rosicchiando alcune pagnotte e legumi che il curato, ammirato, gli forniva tranquillamente e con tutta la carità di uomo di cuore. In mancanza delle comodità della vita lussuosa, i suoi innumerevoli pensieri su Dio gli portavano una ricchezza spirituale traboccante. E malgrado tutte le prove che gli uomini gli avevano fatto subire, continuava ad avere fiducia nell'umanità, perché la sua fedeltà verso la creatura scelta da Dio era perfetta. Solo l'incredulità e la mancata osservanza dei comandi divini scritti nel Libro delle Virtù potevano condurre degli uomini ai vizi. Allontanarsi da Dio, era allontanarsi dalla virtù. Allontanarsi dalla virtù era allontanarsi dai fondamenti della società degli uomini e delle sue leggi.

    Così riconosceva la grandezza di anima di alcuni, e di conseguenza, chiedendo l'elemosina, faceva appello alla comunità Aristotelica nel suo insieme, alla carità universale della chiesa e dei fedeli. La sua sopravvivenza dipendeva solamente dalla comunità, rimise così tutta la sua fiducia, la sua stessa vita, nelle mani degli Uomini, nelle mani di Dio.

    Il semplice pensiero della vendetta non gli attraversò mai lo spirito, tanto considerava questi uomini come smarriti e distanti da Dio.

    Tuttavia, nella testa del giovanotto restavano delle domande.

    Certe domande restavano misteriose, restavano senza risposte anche da parte di padre Sugerio, che non aveva saputo ai suoi tempi, risolverei propri eccessi di curiosità.

    Francesco amava scambiare piccole conversazioni, dialoghi con i suoi benefattori, alle volte inquieti; li rassicurava portando loro la speranza che aspettavano, li istruiva citando la vita di Christos. Vagabondi, contadini ed artigiani trovavano conforto vicino al giovanotto e, in cambio, gli portavano di che sopravvivere.

    Ripeteva senza tregua, con convinzione:


    Citation :
    La speranza! Tutta la vita dell'aristotelico deve essere incentrata su questo scopo ultimo: la realtà e la vanità delle ricchezze materiali diventano ben poca cosa innanzi a questo formidabile destino che Dio ha offerto agli Uomini.

    La fiducia nell'uomo, chiunque egli sia, qualsiasi cosa abbia fatto nella vita, finisce sempre per mantenere le proprie promesse. L'eterno ritornare, l'eterno donarsi dell'umanità: ecco come doveva funzionare il mondo: con la fiducia, la speranza e il donarsi.

    Francesco non si aspettava niente da nessuno, eppure faceva dono di sé, della sua comprensione, dei suoi buoni consigli, della sua fede e del suo amore. Nessun interesse guidava la sua anima, nessuna riconoscenza, nessuna gloria erano ricercate. Non concepiva il mondo come faceva suo padre, lui era diverso.

    Un giorno, giunse un uomo vestito di una lunga toga nera e di un cappello tipico degli universitari della città. Venuto su consiglio dei suoi studenti, si avvicinò incuriosito dal giovane mendicante, tenendo nelle sue mani un oggetto di grande valore agli occhi di molti: un libro.

    E fu alla vista di quell'uomo illustre vestito di nero, in piedi davanti a lui, che tutto prese vita, muovendosi armoniosamente, perfettamente, la quintessenza dell'amore prendeva corpo davanti ai suoi occhi stupefatti. L'uomo porgeva il libro a Francesco, con il sorriso benevolo di un vecchio appagato, e parlò in questi termini:


    Citation :



    - Che il sapere illumini la tua vita, giovane mendicante, Aristotele e Christos, sono sempre la nostra guida. Sappi che le profondità delle nostre anime sono state esplorate dal saggio Aristotele, il mondo non aveva più segreti per lui. L'uomo che legge queste sante opere resta nudo, come una chiocciola che lascia il proprio guscio. Grazie a lui, la ragione ha donato una dimensione nuova alla fede, Dio ha dato all'uomo l'intelligenza per amarlo di più e vivere meglio sulla terra. Più di Christos, Aristotele ce lo spiega.

    - Ma voi, chi siete? Voi fate parte dell'università? Che gioa incontrare un uomo talmente erudito, così gentile, così buono. Dio benedica l'Università per la saggezza che porta agli uomini. Io mi chiamo Francesco.

    - Purtroppo, l'Università è una comunità molto composita, il vizio può insinuarsi nel cuore di alcuni. Non cercare di accumulare alcun sapere, con me. Prova a comprendere solamente. Comunque, mi chiamo Francesco anch'io.

    - Possibile che non siano abbastanza ben instradati?

    - Oh, sì lo sono stati abbastanza, ma le tentazioni perverse di questo mondo sono una marea e molti, per quanto siano sapienti, si addentrano nell'anticamera della Creatura Senza Nome.

    - Non avete alcuna speranza riguardo l'essere umano, l'essere amato?

    - Solo di rado, e la provo ora davanti a voi, Francesco.

    - Io non sono che uno tra tanti, é l'uomo nella sua interezza che dovete vedere in me.

    - È dunque alla creatura preferita da Dio che offro quest'opera, così come questa provocazione: Noi esistiamo perché facciamo numero.



      Capitolo III

    Degli studi di Francesco da Genova



    Francesco era un studente serio e lavoratore. Non trascurava i piaceri, ma stimava che quelli dell'anima e dello spirito superavano quelli del corpo. Perciò cercava sempre di equilibrare i momenti di lavoro e di riposo ed, in ogni occasione, si prendeva il tempo di fare le cose per bene, senza fretta e senza procrastinare. Ben presto, egli diventò un modello per un buon numero di studenti più giovani, e anche per certi di quelli più grandi. Non predicava con la parola o con la spada ma con l'esempio del suo comportamento.

    Francesco si interessava a numerosi campi della conoscenza, ed in particolare alla Ragione e alla Saggezza. Considerando, come ogni buon aristotelico, che questi due insegnamenti sono eminentemente complementari, non perdeva mai un'opportunità di studiare gli scritti di Aristotele e di Christos.

    I suoi progressi furono spettacolari. Gli si affidò presto la direzione di incontri di letture e delle discussioni che seguivano. Ben presto, portò un tocco personale alla conoscenza che aveva accumulato, e certi studenti più giovani cominciarono a considerarlo come un maestro. Questa situazione portò una licenza e poi una laurea in teologia.  Poté insegnare allora le Sacre Scritture propagando così la sua visione.

    La visione di San Francesco si esprime particolarmente bene mediante questo dialogo tra lui ed un discepolo all'epoca di discussione dopo un'incontro:


    Citation :
    - Maestro, chi è il più importante, Aristotele o Christos?
    - Nessuno è più importante dell'altro. O piuttosto, ciascuno di essi è più importante dell'altro!
    - Non comprendo.
    - L'aristotelismo è Uno, ed egli ha bisogno dei Due
    - Un messaggio ma due profeti!? È difficile da concepire.
    - Dimmi, quanti genitori hai?
    - Due, Maestro.
    - E quale è più importante?
    - Sono importanti tanto l'uno che l'altro.
    - L'educazione che loro ti hanno dato prima che ti affidassero a noi era pervertita dall'esistenza dei tuoi due genitori?
    - No.
    - Difatti! Lo vedi bene, hai ricevuto un'educazione, unica e coerente, tuttavia dispensata da due genitori. Ciascuno ti ha portato qualche cosa che era originale pure iscrivendosi in un'unità coerente. Il ruolo del padre e quello della madre è differente, tutto come lo sono gli insegnamenti di Aristotele e di Christos. Ma la tua educazione è unica, tutto come lo è il messaggio aristotelico. Due profeti, un messaggio! Ragione e Saggezza sono distinte ma inseparabili, tutto come lo sono le due facce di una moneta.


    Francesco passava dunque una gran parte del suo tempo a studiare ed ad insegnare. Gli sembrava importante di praticare sempre entrambi. Difatti, amava ricordare che Aristotele ci mette in guardia contro le tendenze estreme, e che per lui la virtù si trova nel giusto equilibro. Chi potrebbe avere l'orgoglio di pretendere di conoscere tutto? Chi sarebbe abbastanza stupido da pretendere di non conoscere niente? Così Francesco amava tanto raccogliere che dispensare. Combinando la legittima fierezza del maestro e la necessaria umiltà dello studente, aveva trovato il giusto mezzo.

    Ma non dedicava tutto il suo tempo alla conoscenza e all'erudizione in seno all'accademia. Ciò gli sembrava contrario al messaggio aristotelico. Ecco ciò che ne risulta da un altro dialogo dell'epoca :

    Citation :
    - Maestro, potreste aiutarmi con un problema di etica?
    - Mi dispiace, ma è tempo per me di andare in città a compiere la parte secolare del mio compito.
    - Ma, Maestro, il vostro tempo è troppo prezioso per essere dilapidato nel secolo!
    - Ebbene, penso che sia bene darti alcuni consigli. Ne hai bisogno. Che cosa c'insegna Aristotele rispetto all'uomo ed alla città?
    - Dice che l'uomo deve prendere parte agli affari della città.
    - Vedi, lo sai! Allora perché non metterlo in pratica?
    - Ma ciò che facciamo qui è utile alla città.
    - Certo, vedo che non sei stupido. Ma quale sarebbe la forza del nostro messaggio se non uscissimo mai da questi muri? Il popolo ha bisogno di noi, la Città ha bisogno di noi. È un dovere per ogni uomo di partecipare alla vita della città secondo i suoi mezzi. E la nostra educazione ci dona dei grandi mezzi. Perciò dobbiamo regolarmente uscire e mantenere il legame con la città.
    - Condannate l'eremitismo dunque?
    - Non dipende da me ciò che conviene sia condannato. Ma disapprovo totalmente quelli che intendono aspettare Dio nell'isolamento. Christos ha scelto di isolarsi? Certamente no! Ciò che Aristotele raccomandava, l'ha fatto. Ciò che la ragione comanda, la saggezza l'applica.
    - Ma a che cosa servono allora i monasteri?
    - Passi da un estremo all'altro! Conviene trovare la via mediana tra isolamento ed immersioni nel secolo. E questa via mediana può essere differente per ciascuno, anche se è limitata necessariamente dagli estremi da non superare. Il raccoglimento nel silenzio della Regola è utile alla riflessione, e dunque all'applicazione della Virtù nel Secolo. E la conoscenza del Secolo è una base per una riflessione che non affonda negli abissi dell'astrazione.


      Capitolo IV

    Del suo incontro con il papa



    Francesco si guardava intorno e diceva che non c'era ancora abbastanza amicizia e solidarietà tra tutti... Le persone che morivano di fame erano sempre troppo numerose, ed i malati, come i lebbrosi, troppo abbandonati. Era tempo di:

    Citation :
    ... far riconoscere la nostra azione dal Papa stesso, affinché, forti di questo riconoscimento, possiamo attirare ancora più fratelli e sorelle nelle nostre fila e di là accendere la fraternità nel cuore di tutti ed alleggerire tutti gli infelici.

    Francesco mi sceglie per accompagnarlo fino a Roma. In cammino incontrammo numerosi giovani a cui spiegavamo il nostro questuare: l'amicizia calorosa, assoluta, tutto per l'altro e ciò essendo interamente liberi grazie alla nostra povertà. Molti di quelli che ci ascoltavano abbandonavano tutto per raggiungerci. Poveri, ricchi, vagabondi, contadini, commercianti, artigiani, ed anche figli e figlie della nobiltà. Eravamo partiti in due e arrivammo a Roma così numerosi che non sono mai riuscito a contarci.

    In principio, nessuno voleva riceverci... Bisogna dire che era da molto tempo che eravamo sulle strade e così non si poteva dire che profumassimo come una rosa. Ma poi, perché il Papa avrebbe dovuto ricevere un gruppo di mendicanti? Ma, come ho detto, tra noi, c'erano giovani nobili e non sarebbe stata buona cosa trascurarli... Nessuno, tanto quanto i loro genitori, avrebbe voluto che il Santo Padre li facesse ritornare alla ragione. Dunque Innocenzo III accettò di riceverci. Il Papa portava questo nome in memoria di tutti gli innocenti cristiani che erano morti per la loro fede quando non avevano commesso nessun crimine. Non poteva essere dunque così malvagio.

    Quando entrammo in Vaticano, fummo impressionati dallo splendore di quel luogo... Tutti quei giardini, quel marmo, quei locali dalle proporzioni impressionanti... Infine, quel trono dove era seduto Innocenzo III, davanti a cui ci inginocchiammo immediatamente. Prima che fratello Francesco avesse potuto aprir bocca per spiegare perché eravamo là, il Papa ci spiegò che la chiesa doveva essere potente per governare meglio le anime, per guidarli verso la fede in Dio. Doveva dunque essere ricca e prospera e tutti quelli che erano ricchi o nobili avevano il dovere di servirla, in questo scopo, al meglio delle loro possibilità. Ma la nostra Chiesa aveva anche nemici esterni, principi, re, sultani che minacciavano il mondo aristotelico e contro quei nobili ed i loro eserciti dovevano anche proteggerci. Il Papa ci raccomandò di raggiungere le nostre famiglie per prepararci a servire per il meglio la chiesa in questo modo. Poi ci licenziò. La Curia era soddisfatta. Il Papa non aveva ascoltato questi giovani incoscienti che esaltavano la povertà...

    Ma l'indomani, mentre ci preparavamo ad andarcene, delusi da questa accoglienza, il Papa ci richiamò con nostra grande sorpresa... Ci spiegò che durante la notte, aveva fatto un sogno che l'aveva impressionato molto. In questo sogno, aveva visto una grande chiesa cominciare a crollare. Francesco poi era venuto e si era messo al posto di uno dei suoi pilastri di marmo ed aveva trattenuto tutto l'edificio che così non era crollato. Innocenzo III ora voleva sentire ciò che Francesco era venuto a dirgli.

    Francesco gli spiegò che il nemico della chiesa non era esterno ma al suo interno. Tutto ciò che in noi c'impedisce di essere amici del nostro prossimo è il nostro vero nemico. Bisognava dunque destare ovunque l'amicizia che Aristotele ci aveva insegnata così bene e di cui Christos ci aveva mostrato l'esempio alla luce di Dio. Francesco diede al Papa una pergamena su cui aveva scritto le virtù che desiderava vedere praticate da tutti i fratelli e sorelle francescani e chiese l'approvazione del Papa per vivere secondo queste virtù per servire la chiesa.

    Prima che il Papa avesse potuto posare gli occhi sulla pergamena, qualche cosa di straordinario accadde...
    Un uccello entrò dalla finestra socchiusa e si posò ai piedi di Francesco, poi un secondo, un terzo, poi una grande moltitudine. Alcuni si posarono anche sulle sue spalle. Francesco si mise a parlar loro di Dio. Disse loro che li aveva creati e che li amava profondamente, come tutte le creature della terra. Disse loro che per quello potevano ringraziare Dio di tutto cuore... E gli uccelli cantarono un canto così bello, così magnifico che il Papa fu commosso profondamente. Lesse allora la pergamena di Francesco e ne diede la sua approvazione per vivere secondo quelle virtù. E con  il cuore colmo di gioia, lasciammo il Vaticano e numerosi furono i fratelli e sorelle che allora ci raggiunsero.


    Citation :
    NdR: Si evidenzia che il passaggio a discorso in prima persona è dato dal fatto che l'agiografo, frate Francescano fra i fondatori dell'Ordine stesso, deceduto da tempo è stato scelto, in occasione di questo viaggio, per accompagnare il Santo a Roma e da quel momento lo stesso agiografo ha voluto esprimere, attraverso la variazione del "io narrante", il suo ingresso nella vita del santo e quindi il suo personale coinvolgimento.



      Capitolo V


    L'inquisizione.

    Dove Francesco da Genova precisò il suo pensiero e fa nascere un'istituzione che lo farà perdurare.
    Dai monaci di Bruz, sulla base degli scritti di Fratello Nico.


    Francesco da Genova uscì da questa visita papale rinvigorito come non mai.

    Ma, quando scese dalla sua nuvola, constatò che i Regni erano devastati dal vizio. Dal sentimento così elevato che albergava in lui a seguito della visita romana, ciò che constatò lo fece immergere in un abisso infinito di tristezza. Per lui, le persone non sembravano credere più al messaggio dell'Altissimo, affondando nella lussuria, nel vizio, e nell'accidia. I Regni erano alla disperazione.  Ricordandosi degli scritti di Oane sulla fine dei tempi, Francesco si intimorì: davanti a sé trovava lo stesso spettacolo di desolazione.
    Si ricordò della morte di Padre Suger, e le condizioni che esistevano a Lione, e avevano portato la folla a tali calunnie. Lui, spaventato, decise di agire prima che l'orrore si ripetesse. Ricordava le parole del suo mentore:


    Citation :
    Bisogna evitare che la peste eretica ci infetti, quindi è meglio sacrificare alcune anime eretiche per salvare tutti gli altri, e quando si tratta di salvare le anime, i corpi non sono più importanti; lo spirituale è infinitamente superiore al temporale, non possiamo esitare a togliere la vita agli empi, quando si tratta di salvare le anime dall'inferno!

    Ispirato da questi pensieri saggi e rinvigorito dal suo recente incontro con il Papa, Francesco riprese il bastone del pellegrino. Per lui, ora, l'unico problema era la sopravvivenza dell'anima, e la situazione richiedeva una predicazione più efficace che mai.

    Combatté l'eresia con più forza e resistenza di prima. Ma, appena egli suggerì che solo il fuoco potesse raggiungere l'obiettivo di quel combattimento, alcune persone presero subito paura innanzi a tale convinzione e furore. Essi non compresero così la furia di cui dava prova Francesco e credettero di dover sacrificare i loro piccoli piaceri quotidiani a favore di un ideale che non pensavano di condividere. E peggio ancora, un ideale che non condividevano, e per il quale rischiavano di morire tra le fiamme, di perire per le convinzioni dell'apostolo. Così, ancora una volta, Francesco ebbe a consolarli.

    Ecco le parole che pronunciò al suo ritorno a Genova, siccome aveva deciso di ricominciare il suo pellegrinaggio dal suo luogo natale, a significare l'inizio di un nuovo ciclo della sua predicazione:


       
    Citation :
    Aristotele ci dice che l'Onnipotente ci ha dato il libero arbitrio.

    Quindi la domanda sorge spontanea: siamo liberi di credere in quello che vogliamo, amici miei?

    Ricordate che è nostro dovere aiutarli, loro malgrado, ad entrare in paradiso; si tratta di costringerli per il loro bene. La beatitudine dell'anima è infinitamente più importante che i capricci della vita terrena.

    Non dobbiamo essere liberi di credere ciò che vogliamo, quando questo ci può condurre all'inferno, dobbiamo guidare e limitare la libertà di pensiero e di credo alla sola Fede Aristotelica, perché essa è giusta e buona, contiene intera la verità ed è la chiave per entrare in Paradiso.

    Rassicurati, e comprendendo che il loro eroe locale non aveva perduto la testa, ma che lavorava  piuttosto per la loro salvezza, decisero di aiutare Francesco nella sua ricerca. Così misero in piedi un programma allo scopo di riordinare le loro pratiche elettorali, decidendo così che la cosa più semplice era d'agire secondo il loro potere, ossia attraverso le urne:

    Citation :
    - Mai votare per un eretico palesemente riconosciuto
    - Se un candidato che ti piace in tutti i campi, invoca la tolleranza religiosa e la libertà di culto, ad esempio, o qualsiasi altra cosa che va contro la legge di Dio e della Chiesa, è un dovere per voi di fare pressione su di lui in modo che cambi il suo programma, oltre al dovere di vigilare sull'applicazione corretta del programma.
    - Se un candidato non appartiene alla Chiesa, se non è battezzato, allora è necessario reclamare immediatamente  perché egli si converta istantaneamente, un aristotelico non vuole che un non credente lo governi, in quanto il ruolo di governanti è appunto organizzato materialmente per migliorare la vostra vita in modo da poter raggiungere la vostra salvezza nelle migliori condizioni possibili.

    Così da allora, uomini e donne uniti in società, si organizzano per mantenere una vita che assicurasse loro la massima possibilità di guadagnare il paradiso in ricordo e in memoria di San Francesco da Genova.

    A seguito di questi sermoni, inoltre, gli uomini della Santa Chiesa si riunirono intorno a una nuova congregazione, che chiamarono Inquisizione, che era incaricata di conservare questi pochi precetti. All'inizio erano poche persone. Poi, furono i parrocchiani stessi a chiedere ai propri teologi una protezione divina. Oggi, l'opera di San Francesco non è più da difendere ...



      Capitolo VI


    Delle concezioni metafisiche di Francesco da Genova
    Dai monaci di Bruz sulla base degli scritti di Frate Nico

    Un giorno, inaspettatamente, Francesco si ammalò. Questa malattia non era  solo fisica, ma anche spirituale e il povero Francesco devastato dalla febbre cadde in delirio. Fu un profondo delirio, quella specie di delirio che attacca gli esseri umani quando sono di fronte alla morte, nel buio più totale. Il tipo di follia che mette l'uomo di fronte alle questioni chiave ... Un delirio metafisico ...
    La stessa domanda tornava ancora e ancora sulla bocca di Francesco:


    Citation :
    Perché? Perché l'uomo è qui? Chi è l'uomo?


    Queste domande angoscianti, Francesco le poneva a tutti coloro che venivano a trovarlo, a curarlo ... e non vedendo altro che l'ombra dei suoi fratelli e sorelle, sempre uguale, l'uomo, Francesco, non ne percepiva più che l'essenziale, l'amicizia, la fratellanza; quella fratellanza che veniva a rispondere alle sue domande; quella fratellanza che metteva tutti gli uomini, tutte le donne su un piano di parità in questa ombra, che i suoi occhi stravolti appena percepivano; quella fratellanza che ha portato questi uomini e donne ad aiutare il povero Francesco alle porte della morte, alle porte della vita eterna, alla porta dell'Altissimo.

    L'Altissimo ... Le idee sfilavano nella testa di Francesco che sprofondò nella febbre, sempre di più in quella metafisica che ossessiona la sua mente.
    L'Altissimo ... "L'Essere Divino è potente... Egli è Colui che ci ha creato, è grazie a lui che siamo qui... Egli ci ama. Egli vuole che noi l'amiamo, che ci si ami anche. Aristotele ce lo ha detto. Christos ce lo ha mostrato. Suger ... L'Amicizia ... La La fraternità ...

    Le pagine della Vita di Christos sfilavano davanti ai suoi occhi allucinati dalla febbre. Quelle del Libro della Virtù. Quelle che aveva potuto leggere nei trattati di Aristotele e quelle di Platone e talvolta tutte queste si scontravano, si affrontavano nella sua mente turbata dalla febbre ...


    Citation :
    "La metafisica è la scienza delle cause prime. "

    "La metafisica è la scienza di ciò che è, in quanto è: l'essere in quanto essere. "

    "L'essenza delle cose è nelle cose stesse, e dona loro forma. "

    "Le cose sono copie delle idee. "

    "La delicata bellezza è un'immagine della bellezza eterna che l'anima ha sempre già contemplata"

    "La bellezza è il risultato di alcune proporzioni e misure e ritmi armoniosi"

    "La felicità è una forma di contemplazione che il saggio deve sforzarsi di raggiungere"

    "L'uomo saggio deve partecipare alla vita della città"


    E poi gli ritornò nuovamente quella frase che tutti dicevano:
    "L'Essere Divino è onnipotente. L'Essere Divino. Colui che ci ha creati. Padre..."


    Davanti agli occhi persi di Francesco, il padre ora sembrava un sogno. Lui era lì nel suo palazzo, circondato dalle sue ricchezze, solo. E lui Francesco era davanti a lui, nella sua dura grezzezza, sporco e impoverito, mentre tende a lui la mano, implorando la sua carità.
    Ma suo padre non vedeva suo figlio in quel mendicante e lo respinse con un gesto brusco.
    "Padre ..."

    "Padre ... "
    Davanti agli occhi allucinati di Francesco, ed ecco, questo uomo irriconoscibile, vecchio ed indebolito sul suo letto di morte, solo. E Francesco si avvicinò, venne a prendergli la mano, ascoltando solamente la scintilla divina che aveva in lui, ascoltando solamente il suo amore per quest'uomo che l'aveva rigettato.
    " Padre... ti scuso, padre. "
    E poi le lacrime vennero a confondere la sua vista e la Luce ritornò a lui, abbagliante nel suo cuore.
    Francesco era guarito.



      Capitolo VII


    Del suo incontro con Mehmed e delle discussioni che ebbero su Averroès
    Dai monaci di Bruz sulla base degli scritti di Frate Nico

    Un giorno, Francesco pensò che avesse meditato sufficientemente a lungo sulla questione aristotelica. Stanco delle provocazioni lanciate senza esito davanti ai templi degli spinozisti, che non sembravano risentirsi, si recò dai vicini discepoli di Averroès, alla ricerca di sensazioni nuove.

    Fu così che ebbe a salire sul promontorio dove Mehmed I aveva deciso di erigere la sua casa. Franciscus aveva imparato così tanto sull'umiltà, ma, in verità, egli fu inizialmente agitato per l'accoglienza che gli riservò Mehmed, primate Averroïsta. Franciscus scorse invece Mehmed come l'incarnazione inversa dell'idea che lui aveva dell'essere Profeta, vedendolo innalzarsi sul suo trono.

    Ma era veramente questo ciò che turbava Francesco, o semplicemente la vista diretta che egli aveva dal di sotto della lunga tunica dell'uomo che era al disopra di lui? Nuove domande sorsero in testa a Francesco: tutti gli Averroisti non portano nulla di disotto? Avevano così caldo da non portare gli indumenti intimi? Il santo spostò lo sguardo ed iniziò allora un dialogo:


    Citation :


    • Fratello mio, non staresti meglio seduto per terra, come noi tutti?
    • No. Così, mi nascondereste il mio sole.
    • Ma siamo tutti ugualmente ciechi, Mehmed. Tu tanto quanto noi tutti, però. È il Divino che c'illumina, ed è Christos che ce lo dice...
    • Essere elevato in questo modo mi permette di vedere più chiarmente.
    • Ma come preferire la visione di un solo uomo, Mehmed, davanti a quella di tutta una comunità?
    • Non bestemmiare, Francesco da Genova. Il numero di Averroisti è più grande di quanto tu non creda.
    • E con ciò, gli Averroïsti esistono, Mehmed. Tu non sei il solo, ma lasciami però chiederti perché maledici così gli scritti di Aristotele e la chiesa che egli ha permesso esistesse?
    • Perché si tratta della chiesa Aristotelica, giustamente, Francesco.
    • Pertanto, sei pronto a mettere sotto accusa lo scrittore, che così poca paternità ha sulla chiesa? Voglio dire: sono coloro che vennero dopo a portare tutto ciò che tu vuoi rigettare della chiesa. Il suo messaggio non ne risulta degradato per tutto quello.
    • È stata fondata però su questi scritti, questa chiesa, piccolo prelato senza ambizione. Ed oggi, è solamente immagine di questa conseguenza. Meschina, influenzata dal potere, e miscredente verso i suoi fedeli.[/b]

    E Francesco rischiò di cadere dal promontorio. Ripresosi, continuò.

    • Forse, ma non credi che noi tutti possiamo fallire, ogni tanto, anche noi, uomini dotati dello spirito critico?
    • Mi dai ragione, Francesco?
    • No, ma ti chiedo di ammettere che grazie al regalo che Aristotele ci ha fatto, la Chiesa esiste nel campo delle possibilità.
    • La giustizia e la verità appartengono solamente a Dio e la sua espressione risiede nel suo profeta Averroès. Io ritengo che, all'infuori della parola di Aristotele, il resto è corrotto.
    • La sola verità che esiste è l'amore del nostro Dio come ce l'ha insegnato il profeta Christos.  
    • La forza dell'Averroismo è che non abbiamo bisogno di due profeti perché la verità divina si esprima. Il messaggio trasmesso ad Averroès è stato da subito puro come il cristallo.
    • Ma, Mehmed, nessuno cristallo è mai puro, al contrario è sempre solido, concordo. Ma la parola di Aristotele, essa, è solida come un diamante.
    • Vedo che non vi districate così male nell'arte oratoria, mio caro, contrariamente a ciò che mi si è detto.
    • Per me il migliore mezzo di rispettare la parola divina si trova nell'atto compiuto, l'essere di esempio: ecco ciò che è migliore prova per una vita che si sottomette ai precetti divini. Le parole sono solamente vento che vola via appena pronunziate. Se l'uomo non vive ciò che dice allora la sua vita non ha senso, è solamente un'ombra che scivola lungo il fiume del tempo.

    Francesco fu condotto allora verso una tenda immensa la cui decorazione era magnifica, ai trafori di seta sulla tela si aggiungevano dei fili d'oro, la dolce luce delle candele faceva brillare di mille fuochi l'interno del luogo. Mehmed l'invitò a sedersi su dei cuscini intorno ad un tavolo. L'ospite batté le mani e subito decine di servitori, forse anche schiavi portarono altrettanti piatti pieni di pietanza che sembrava succulenta. Qualunque uomo si sarebbe potuto lasciar rovinare per tali meraviglie, ma Francesco resistette. L'aristotelico non aveva cura di quello che era stato messo in mostra. Sapeva che tutto quello era solamente polvere negli occhi e che la vera ricchezza era quella dell'amore per il Divino.

    • Ecco, caro amico, non vi piace questo spettacolo? Tuttavia è un piacere che si può osservare con moderazione, come voi stesso dite.
    • Certo anche noi apprezziamo il piacere delle donne. L'amore è un regalo divino ma si deve condurre una relazione con una donna con lo scopo di procreare. E poi dobbiamo, in quanto chierici, servire Dio ed egli solo senza donna perché il nostro Amore deve essere riservato a Lui.
      Citation :
      Invece se scegliete di dedicarvi a guidare gli altri sulla via della chiesa, occorre che siate pronti a dargli precedenza.

    Mehmed riprese:

    • Da noi ogni uomo può amare al tempo stesso Dio e una donna, perché la forza dell'uomo è poter amare come nessuno altro essere vivente, eccetto l'Altissimo che non conosce l'odio.
    • Allora perché avere un testo tanto violento?

    Sorpreso dalla domanda, l'Avérroista si sentì arrossire tutto. Poi. la smorfia non tardò a fargli arricciare il naso...
    • Come può essere violento? Il Discrenptia Discrenptiae esalta l'amore tanto quanto i vostri testi antichi.  
    • Il vostro testo proclama il timore di Dio mentre l'Altissimo è solamente amore; non è questo il segno della creatura senza nome?
    • No, no bisogna temere l'onnipotenza del Divino perché egli solo decide della nostra sorte!
    • E come giustificare gli attacchi contro gli aristotelici?
    • Questo è perché sbagliano strada; solo la forza ed il timore di Dio possono ricondurli sulla buona via. Noi non facciamo altro che seguire solamente il destino che ci ha scelto l'Altissimo!
    • Volete dire che la vita di ogni uomo sia predestinata?
    • Sì, così è scritto!
    • A che cosa serve allora battersi ?
    • Scusa?
    • Sì, se la nostra vita è già decisa, se dunque il vostro messaggio è quello buono, allora L'Altissimo deciderà di condurci tutti alla conversione, no?
    • Suppongo, ma...
    • Allora perché anche voi tentate di convertire gli aristotelici?
    • ... perché questo è scritto!
    • Allora ciò che è scritto è la verità?
    • Il nostro Dio non appartiene al tempo, Egli è onnisciente e onnipotente, sa tutto, vede tutto. Come può un essere di tale potere non decidere tutto?
    • Ma perché ciò che vuole innanzitutto è lasciarci il libero arbitro, amico mio... Quale valore avrebbero le nostre decisioni se non avessimo scelto da noi stessi tra virtù e peccato?

    Mehmed tentò allora invano di giustificare i suoi propositi sul timore di Dio, tutti i suoi argomenti ricevevano un contro argomento sferzante dell'aristotelico. Per diverse ore ancora egli parlò di molti temi: la moderazione, la paura di Dio, la guerra, la violenza, il matrimonio, l'alcol. Ed ogni volta Francesco prendeva il sopravvento. Il solo tema sul quale furono d'accordo fu il ruolo della religione in politica.


    Capitolo VIII


Dell'illuminazione e della Strada di Dio

Scosso da ciò che aveva appena vissuto, Francesco si mise in viaggio e andò a raccogliersi in una chiesetta nei pressi della città di Genova. Questa era ancora così fatiscente che Francesco ne aveva molto vergogna.
Unica a resistere, la croce, memoria indelebile del dono che Christos aveva fatto della sua vita, offrendola in amicizia agli uomini ed a Dio: era là... intatta.
Francesco si mise allora a pregare delle ore davanti a questa croce, finché Dio non lo ispirò. Così, improvvisamente, alla fine della notte, quando il sole si levò, inondando la croce della sua luce, Francesco comprese...

Anch'egli doveva offrire la sua vita affinché l'amicizia aristotelica risplendesse nel cuore degli uomini, per l'esempio che avrebbe dato per sempre, "Tutto come Christos" erano le sue parole. Al di là delle chiese in muratura, egli avrebbe ricostruito la Chiesa attraverso questa amicizia, quella stessa che Aristotele aveva insegnato e che Christos aveva vissuto fino alla fine.

Occorreva che egli risvegliasse questi fratelli e sorelle umani, come Christos l'aveva fatto: che accendesse questo fuoco dell'amicizia come un incendio, perché si propagasse, di cuore in cuore, arroventando il mondo intero.
Ma per realizzare ciò occorrevano delle virtù, che ciascuno avrebbe dovuto rispettare, per essere un esempio per tutti. Egli iniziò allora la sua predicazione in quei luoghi e presto un gran numero di persone si convertì all'Aristotelismo e una piccola comunità di fratelli e sorelle prese dimora in quella chiesetta, ora ristrutturata, che aveva visto il Santo illuminato dall'Altissimo.
Fu lì che, mentre ancora il Santo peregrinava per realizzare il suo desiderio illuminato, un fratello fra quelli dal santo convertiti in quelle terre, che aveva sempre avuto una devozione e ammirazione per il Santo, e che, più degli altri aveva collaborato alla redazione della Regola Francescana, divenuta così per lui fonte di ispirazione, un giorno, ammalatosi apparentemente per un forte stato febbrile, ma in realtà mosso da un alto calore interiore, descrisse quelle virtù che il Santo realizzava con il suo esempio di vita, con queste ispirate parole, raccolte dal fratello infermiere che lo assisteva in questo suo apparente delirio:


Citation :

  • Spargere l'amicizia aristotelica e la fede a tutti i figli di Dio, mantenendo un'unità ed una fraternità necessaria.

  • Restare fedele alla chiesa Aristotelica ed alla sua gerarchia.

  • Vivere nella carità e nella condivisione con il proprio prossimo.

  • Amare e elargire il sapere e la conoscenza agli altri.

  • Apprezzare l'ambiente realistico e storico del proprio tempo.

  • Rispettare i comandi teologici francescani sul dogma aristotelico che integra di fatto Aristotele e Christos il saggio.

  • Provare ad essere attivo per l'ordine e la comunità.

  • Essere cosciente dell'importanza del ruolo che si detiene.

  • Vivere nella privazione per vivere solamente una ricchezza: l'amore dell'altro.


Francesco desiderando pienamente realizzare il suo esempio di piena adesione al grande movimento francescano e per sostenerlo con tutto il suo cuore, con tutta la sua anima, volle vivere queste virtù francescane per mostrare agli altri quanto erano buone.
E questo fece, dunque, sia ricostruendo le chiese fatiscenti che spargendo intorno a sé la parola di Aristotele. Con il cuore tutto gonfio di coraggio, egli cominciò a predicare dapprima nei dintorni della città di Genova, ciò che gli valse il suo nome. Poi, poco a poco, allontanandosi e portando la via scritta da Aristotele nel cuore dell'Europa, con l'aiuto dei suoi compagni di fede, raccolti casualmente per la predicazione e per la volontà di Dio e di Aristotele.

Nel grande lavoro di ricostruzione degli edifici religiosi, San Francesco si era reso conto dell'importanza della conoscenza.
Poiché non poteva essere dovunque ed era necessario avere fratelli istruiti in ogni cantiere; poiché non era possibile costruire una cattedrale senza conoscere alcune regole di aritmetica, non era possibile negoziare pietre ed attrezzi senza sapere leggere i mandati dei commercianti; egli decise, che lungo un anno intero si sarebbe preso cura, oltre al suo lavoro nei cantieri, di istruire su tutte queste cose una ventina dei suoi più fedeli compagni.
Diede loro il titolo di "Ecolastre". La loro missione sarebbe stata di risiedere vicino ai cantieri e di trasmettere lì le conoscenze che avevano ricevuto. In questi luoghi era possibile imparare molte cose utili.

Gli Ecolastres erano incaricati inoltre di diffondere l'amicizia Aristotelica e la fede a tutti i figli di Dio, mantenendo un'unità ed una fraternità tra gli uomini, così come anche trasmettendo i testi di Aristotele e le preghiere di Christos. La vita in comunità insegnava anche il rispetto e la tolleranza; principi irrinunciabile per ogni Francescano.
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_________________

Grand Prieur de l'Ordre Franciscain
Doyen du Séminaire Franciscain - Maître des novices franciscain
Préfect du Saint Office
Theologue et Scripteur du Saint Office - Eveque d'Abruzzo
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