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 La Vita di San Francesco da Genova - Libro VII

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Franciscus_bergoglio
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MessageSujet: La Vita di San Francesco da Genova - Libro VII   Mar 11 Fév 2014 - 22:23

La Vita di San Francesco da Genova

Libro VII


Del suo incontro con Mehmed e delle discussioni che ebbero su Averroes


Un giorno, Francesco pensò che avesse meditato sufficientemente per molto tempo sulla domanda aristotelica. Stanco delle provocazioni lanciate invano davanti ai templi spinozisti, che non esplodevano, si recò a fianco dei discepoli di Averroès, alla ricerca di sensazioni nuove.

Per ciò, dovette salire su una roccia, come è quella dove Mehmed I aveva deciso di erigere la sua casa. In verità, Francesco fu, in un primo tempo, agitato per l'accoglienza che gli riservò Mehmed, primate averroïsta. Francesco stesso aveva imparato così tanto sull' umiltà. Vide invece Mehmed l'incarnazione inversa dell'idea che aveva del Profeta, innalzatosi egli stesso sul suo trono.

Ma era veramente questo ciò che turbava Francesco, o semplicemente la vista diretta che egli aveva del di sotto di quella lunga tunica dell'uomo al disopra di lui? Altre domande vennero anche in testa a Francesco: tutti gli avérroisti non portano nulla di disotto? Avevano così caldo per non portare gli indumenti intimi? Il santo deviò lo sguardo ed iniziò piuttosto il dialogo:




  • Fratello mio, non staresti meglio seduta per terra, come noi tutti?
  • No. Così, mi nascondereste il mio sole.
  • Ma siamo tutti ugualmente ciechi, Mehmed. Tu tanto quanto noi tutti, però. È il Divino che c'illumina, ed è Christos che ce lo dice...
  • Alzandomi così, ciò mi fa vedere più chiaro.
  • Ma come preferire la visione di un solo uomo, Mehmed, davanti a quella di tutta una comunità?
  • Non calunniare, Francesco da Genova. Il numero di Averroisti è più grande di quanto tu non creda.
  • Ed in ciò, gli averroïsti esistono, Mehmed. Tu non sei il solo, ma lascia però che ti chieda perché maledici così gli scritti di Aristotele e la chiesa che egli ha permesso esistesse?
  • Perché si tratta della chiesa Aristotelica, giustamente, Francesco.
  • Pertanto, sei pronto a mettere in causa lo scrittore, che così poca paternità ha egli sulla chiesa? Voglio dire: se sono coloro che vengono dopo che hanno portato tutto ciò che vuoi rigettare della chiesa. Il suo messaggio non se ne trova travestito per tutto quello.
  • È stata fondata però su questi scritti, questa chiesa, piccolo prelato senza ambizione. Ed oggi, è solamente immagine di questa conseguenza. Meschina, influenzata dal potere, e miscredente verso i suoi fedeli.



E Francesco rischiò di cadere dalla roccia. Si riprese.


  • Forse, ma non credi che noi tutti possiamo fallire, ogni tanto, anche noi, uomini dotati dello spirito critico?  
  • Mi dai ragione, Francesco?  
  • No, ma ti chiedo di ammettere che grazie al regalo che Aristotele ci ha fatto, questa esiste nel campo delle possibilità.
  • La giustizia e la verità appartengono solamente a Dio e la sua espressione risiede nel suo profeta Averroès. All'infuori della parola di Aristotele, sta in piedi, altrimenti, è corrotta.  
  • La sola verità che esiste è l'amore del nostro Dio come ce l'ha insegnato il profeta Christos.  
  • La forza dell'Averroismo è che non abbiamo bisogno di due profeti perché la verità divina si esprima. Il messaggio trasmesso ad Averroès è stato da subito puro come il cristallo.  
  • Ma, Mehmed, nessuno cristallo è mai puro, è invece sempre solido, te l'accordo. Ma la parola di Aristotele, lei, è solida come un diamante.  
  • Vedo che non vi districate così male nell'arte oratoria, mio caro contrariamente a ciò che mi si è detto.
  • Per me il migliore mezzo di rispettare la parola divina si trova nell'atto compiuto, l'esemplarità: ecco quella che è la migliore prova per una vita che si sottomette ai precetti divini. Le parole sono solamente vento che vola via subito pronunziate. Se l'uomo non vive ciò che dice allora la sua vita non ha senso, è solamente un'ombra che cola lungo il fiume del tempo.

Francesco fu condotto allora verso una tenda immensa la cui decorazione era magnifica, agli trafori di seta sulla tela si aggiungevano dei fili d'oro, la dolce luce delle candele faceva brillare di mille fuochi l'interno del luogo. Mehmed l'invitò a sedersi su dei cuscini intorno ad un tavolo. L'ospite batté le mani e subito decine di servitori, forse anche schiavi portarono altrettanti piatti pieni di pietanza che sembrava succulenta. Non conta quale uomo si sarebbe potuto lasciar rovinare per un tale stupore, ma Francesco resistette. L'aristotelico non aveva cura di quello che era stato messo in mostra. Sapeva che tutto quello era solamente polvere negli occhi e che la vera ricchezza era quella dell'amore per il Divino.

  • Ecco, caro amico, non vi piace questo spettacolo? Tuttavia è un piacere che si può vedere con moderazione, come voi stesso dite.  
  • Certo anche noi apprezziamo il piacere delle donne. L'amore è un regalo divino ma deve condurre una relazione con una donna con lo scopo di procreare. E poi dobbiamo in quanto chierici servire Dio ed egli solo senza donna perché il nostro Amore deve essere riservato a Lui.  
  • Invece se scegliete di dedicarvi a guidare gli altri sulla via della chiesa, occorre che siate pronti a dargli precedenza.

Mehmed riprese:

  • Da noi ogni uomo può amare al tempo stesso dio ed una donna, perché la forza dell'uomo è poter amare come nessuno altro essere vivente, eccetto l'Altissimo che non conosce l'odio.  
  • Allora perché avere un testo tanto violento?
  • Sorpreso dalla domanda, l'avérroiste si sentì arrossire tutto. Poi. la smorfia non tardò molto a salire in volto...
  • Come può essere violento? Il Discrenptia Discrenptiae esalta l'amore tanto quanto i vostri testi antichi.  
  • Il vostro testo proclama il timore di Dio mentre l'Altissimo è solamente amore; non è questo il segno della creatura senza nome?
  • No, no bisogna temere l'onnipotenza del Divino perché egli solo decide della nostra sorte!
  • E come giustificare gli attacchi contro gli aristotelici?  
  • Questo è perché sbagliano strada; solo la forza ed il timore di Dio possono ricondurli sulla buona via. Noi non facciamo che seguire solamente il destino che ci ha scelto l'Altissimo!  
  • Volete dire che la vita di ogni uomo sia predestinata?  
  • Sì, così è scritto!  
  • A che cosa serve allora battersi ?  
  • Scusa?
  • Sì, se la nostra vita è già decisa, allora se il vostro messaggio è quello buono allora egli deciderà di condurci tutti alla conversione, no?  
  • Suppongo, ma...  
  • Allora perché anche voi tentate di convertire gli aristotelici?  
  • ... perché questo è scritto!  
  • Allora ciò che è scritto è la verità?  
  • Il nostro dio non appartiene al tempo Egli è onnisciente e onnipotente, sa tutto, vede tutto. Come può un essere di tale potere non decidere tutto?  
  • Ma perché ciò che vuole innanzitutto è lasciarci il libero arbitro, amico mio... Quale valore avrebbero le nostre decisioni se non avessimo scelto noi stessi tra le virtù e peccare?

Mehmed tentò allora invano di giustificare i suoi propositi sul timore di Dio, tutti i suoi argomenti ricevevano un contro argomento sferzante dell'aristotelico. Durante alcune ore ancora egli parlò di molti temi: la moderazione, la paura di Dio, la guerra, la violenza, il matrimonio, l'alcol. Ed ogni volta Francesco prendeva il sopravvento. Il solo tema sul quale cadde in accordo fu il ruolo della religione in politica.
La notte era già molto avanzata quando stanco Memhed decise di prendere congedo per andare a coricarsi. Francesco lo salutò con riguardi. Comprese quella sera che egli doveva restare ancora vigile perché l'uomo d'onore, intelligente poteva affondare nell'errore. Perché l'eresia è dovunque essa segua la traccia della bestia senza nome che al minimo istante di debolezza s'infonde nelle anime e nello spirito degli uomini.

_________________

Grand Prieur de l'Ordre Franciscain
Doyen du Séminaire Franciscain - Maître des novices franciscain
Préfect du Saint Office
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