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 La Vita di San Francesco da Genova - Libro II

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Franciscus_bergoglio
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MessageSujet: La Vita di San Francesco da Genova - Libro II   Mar 11 Fév 2014 - 22:14

La Vita di San Francesco da Genova

Libro II


Dell'educazione di Francesco da Genova e della scoperta di Aristotele.

Francesco era rivestito di stracci, inginocchiato davanti alla chiesa della parrocchia San Giorgio di Lione. Mendicava.  

Dall'assassinio del benedetto Padre Suger, Francesco provava una profonda disperazione.  

Solo la fede, l'elemosina e l'amicizia del curato della chiesa Santo Giorgio lo manteneva in vita. La fede e la carità non era fortunatamente interamente sparita da questa lugubre città, il parroco della chiesa San Giorgio l'aveva accolto cortesemente ed aiutato, gli abitanti di questo quartiere sembravano fondamentalmente meno toccati dal flagello dell'eresia e del disordine.  

Le cose materiali non interessavano più Francesco da Genova. L'avevano del resto esse mai commosso ? Ignorava l'accecamento e gli interessi di suo padre. Solo contavano per lui i lunghi colloqui col cappellano Suger le sere di primavera dove aveva l'impressione di sezionare l'anima degli Uomini, o almeno, le loro proprie anime.

Le sue lunghe meditazioni e la sua amicizia gli avevano portato tutta la felicità, il conforto e la speranza necessaria alla vita terrena di ogni uomo. Sapeva oramai come intendere la sua esistenza in vista del giardino celeste, questo luogo che Suger amava descrivere come:

Citation :
l'antro del godimento divino.

La sua miseria materiale era reale. Viveva nella povertà più estrema, rosicchiando alcune pagnotte di pane e leguminose che il curato, ammirato, gli forniva senza pena e con tutta la carità di un uomo di cuore. In mancanza delle comodità di una vita lussuosa, i suoi innumerevoli pensieri di Dio portavano in lui una ricchezza spirituale traboccante. E malgrado tutte le prove che gli uomini gli avevano fatto subire, continuava ad avere fiducia nell'umanità, perché la sua fedeltà verso la creatura scelta da Dio era perfetta. Solo l'incredulità ed la mancata osservanza dei comandi divini scritti nel Libro delle virtù potevano condurre degli uomini ai vizi. Allontanarsi dalla virtù era allontanarsi dai fondamenti della società degli uomini e delle sue leggi.

Così riconosceva la grandezza di anima di certi, e, chiedendo l'elemosina, di conseguenza faceva appello alla comunità Aristotelica nel suo insieme, alla carità universale della chiesa e dei fedeli. La sua sopravvivenza dipendeva solamente dalla comunità, rimise così tutta la sua fiducia, la sua vita stessa tra le mani degli Uomini, tra le mani di Dio.  

Il semplice pensiero della vendetta non gli aveva attraversato mai lo spirito, tanto considerava questi uomini come smarriti e distanti di Dio.  

Tuttavia, domande restavano nella testa del giovane uomo.  

Certe domande conservavano il loro mistero, restavano senza risposte anche da parte di padre Suger che non aveva saputo risolvere all'epoca i suoi eccessi di curiosità.

Francesco amava scambiare delle piccole conversazioni, dei dialoghi coi suoi donatori alcune volte inquieti, li rassicurava portando loro la speranza che  aspettavano, li istruiva citando la vita di Christos. Vagabondi, contadini ed artigiani trovavano conforto vicino al giovane uomo, ed in cambio, gli portavano di che sopravvivere.  

Ripeteva senza tregua, con le stesse convinzioni:  

Citation :
La speranza! Tutta la vita dell'aristotelico deve essere incentrata su questo scopo estremo, la realtà e la vanità delle ricchezze materiali che diventano ben poca cosa innanzi a questo formidabile destino che Dio ha offerto agli Uomini.

Un giorno, venne un uomo vestito di una lunga toga nera e di un cappello tipico degli universitari della città. Venuto su consiglio dei suoi studenti si avvicinò incuriosito dal giovane mendicante, tenendo nelle sue mani un oggetto di un grande valore agli occhi di molti: un libro.

La fiducia nell'uomo, chiunque sia, qualunque cosa che abbia fatto nella sua vita, sempre finisce per mantenere in cambio le sue promesse. L'eterno ritorno, il dono eterno dell'umanità, è così che il mondo dovrebbe funzionare: sulla fiducia, la speranza e il dare. 

Francesco non aspettava niente da nessuno, dava tuttavia della sua persona, della sua comprensione, dei suoi consigli avveduti, della sua fede e del suo amore. Ma nessun interesse ne guidava la sua anima, nessuna riconoscenza, nessuna gloria erano ricercate. Non percepiva il mondo e l'uomo come poteva percepirlo suo padre, lui era diverso.

Ed è alla vista di questo illustre uomo in nero, piantato davanti a lui che tutto si mise in luce ed in movimento in modo armonioso, senza pari, la quintessenza dell'amore che si incarna davanti ai suoi occhi stupiti. L'uomo tese il libro a Francesco, col sorriso benevolo di un defunto sopito, e parlò in questi termini :

Citation :

  • Che il sapere illumini la tua vita, giovane mendicante, Aristotele e Christos sono guide a tutti noi. Sappi che le profondità delle nostre anime sono stati studiati dal saggio Aristotele, il mondo non aveva più nessun segreto per lui. L'uomo alla lettura di questi santi lavori si svela come la lumaca che lascia la sua conchiglia. Grazie a lui, la ragione ha dato una dimensione nuova alla fede, Dio ha portato l'intelligenza all'uomo, è per meglio amarlo e meglio vivere sulla terra. Più di Christos, Aristotele ci racconta ciò.
    Ma voi, voi chi siete?
  • Fate parte dell'università dunque? Quale gioia di incontrare un uomo così erudito, così gentile e così buono. Dio possa benedire l'università per la saggezza che ciò porta agli uomini. Mi chiamo Francesco.
  • Purtroppo l'università è una comunità molto eteroclita, il vizio può soffiare nel cuore di certi. Non accumuli nessuna conoscenza, con me. Prova a comprendere solamente. Mi chiamo Francesco anche io, del resto.
  • Può essere che non siano stati sufficientemente bene guidati?
  • Oh abbastanza, sì, è stato, ma le tentazioni viziose di questo mondo sono legioni e molte, essi sono tanto sapienti che sprofondano nell'anticamera della creatura senza nome.  
  • Non avete più nessuna speranza per l'essere umano, l'essere amato?
  • Talvolta, solamente, ed io lo provo davanti a voi, Francesco.
  • Sono solamente uno tra una moltitudine, è l'uomo nel suo intero che dovete vedere in me.
  • È dunque alla creatura amata da Dio che offro questo lavoro così come questo invito. Siamo perché siamo numero.


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