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 La Vita di San Francesco da Genova - Libro I

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Franciscus_bergoglio
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MessageSujet: La Vita di San Francesco da Genova - Libro I   Mar 11 Fév 2014 - 22:08

La Vita di San Francesco da Genova

Libro I


Dell'educazione di Francesco di Genova e della morte del padre Suger

A Genova, nell'anno di grazia 1408, viveva in una delle città più prospere dei regni un ogni giovane uomo, terzo figlio di una ricca famiglia di commercianti:  Francesco Arinitzi di Genova.  

Il pater familias, Laurent di Genova, era un banchiere e commerciante genovese, presso le più prestigiose corti europee. Aveva uno spiccato senso degli affari e della gestione, e la sua fortuna e la sua reputazione uguagliavano quelle dei più grandi principi dei regni. Egli conduceva dunque la sua vita come tale reputazione gli dettava:  rimaneva costantemente nel suo palazzo a Genova, uscendo molto raramente. Ambasciatori, commercianti e la gestione delle scorte lo riempivano di lavoro necessario al buon funzionamento di questi affari.

Vedeva in Francesco, più dotato dei suoi figli, un successore potenziale. Cercava di inculcargli tutta la sua conoscenza e la sua esperienza in questo campo. Suo figlio doveva apprendere il mestiere. Il giorno venne, iin cui, osservando che suo figlio si avvicinava alla maturità necessaria, decise che era tempo per lui di partire attraverso le lontane contrade dal Santo Impero e del regno di Francia accompagnando la carovana commerciale attraverso città e campagne.  

Suo padre aveva voluto che fosse accompagnato da un personaggio che sarà determinante nella devota vita di Francesco: padre Suger. Egli era il cappellano della famiglia Arinitzi, ed avrebbe avuto come ruolo per tutto il tempo della formazione del giovane Francesco di curare il suo apprendistato nella morale Aristotelica e la sua educazione ai precetti della fede.
Lorenzo di Genova, personaggio molto devoto, ci teneva molto!

Le messe di Suger erano qualcosa che usciva veramente dell'ordinario, egli infatti riempiva con un'abbondante dose di incenso i luoghi dove egli celebrava, perché il beneficio delle preghiere e cantici si innalzasse più vicino all'Onnipotente. Sembrava trasformarsi in una creatura tutta presa, corpo ed anima, a far vivere e trasmettere la sua fede e le sue benedizioni ai suoi ascoltatori. Qualche cosa di esaltante e trascendente emanava dal suo atteggiamento, dalle sue parole e dai suoi gesti. Dio stesso sembrava esprimersi attraverso le sue parole. La sua voce era rauca e soave, tuonante come il rombo divino, tutti restavano ghermiti e molto sensibilizzati alle parole del prete davanti alla straordinaria aura di cui era circondato.  

Finiva sempre i suoi uffici con una sola e sempre uguale formula a conclusione dell'impressionante prestazione :

Citation :
Ecco perché non bisogna seguirlo:  gli eretici che rifiutano la conversione mentre la chiesa, unica detentrice della Verità, ha indicato loro la Vera Via, sono peccatori per presunzione, perché pensano di conoscere meglio la Verità che la chiesa, dunque di sapere la verità ancora meglio che Dio, quale oltraggio è tutto ciò!

La fede del giovane Arinitzi, fin dall'inizio del suo statuto di uomo, rimaneva molto forte, e particolarmente grazie al piissimo padre Suger.  
Appassionato dalla vita di Christos di cui il padre Suger si faceva un dovere - ed un piacere - di raccontargli, Francesco amava imitare parola per parola, frase per frase, la guida dell'umanità, colui attraverso il quale la seconda rivelazione arrivò. Suger ed egli stesso apprendevano e si cimentavano a vivere ed a provare le stesse situazioni che Christos aveva vissuto nell'epoca antica.  

Allora, provava ad avvicinare questi poveri umani;  parlava loro e spiegava loro la filosofia di Aristotele e gli insegnamenti dell'Altissimo.

Citation :
" Aristotele, diceva, ci ha insegnato che l'uomo saggio deve partecipare alla vita della Città. Voi amici miei, guardatevi, siete felici? Persi che siete nel mezzo del nulla? Amici miei, sappiate che l'uomo è per al naturale fatto per vivere in mezzo ai suoi simili. "  

Avendo detto questo, Christos stemperò con queste sue parole:
"Ma non dimenticate, che ogni uomo ha anche un'individualità, ogni uomo ha il suo proprio rapporto con Dio e con la natura. Anzi, per non dimenticare ciò, e per trovare in sé le risorse necessarie alla riflessione, piacque a Dio che voi possiate ritirarvi ogni tanto, fuori dalla città, per ritrovare in voi stessi, nella preghiera e nella calma, la quiete e la concentrazione del vostro spirito."  

Ma in una notte piovosa di Maggio un dramma colpì Francesco che lo avrebbe segnato per tutto il resto della sua vita.

Arrivato nella popolosa città di Lione, nel regno di Francia, il convoglio trovò posto nei mercati coperti commerciali per parecchie settimane. Lione era uno dei più grossi borghi dei regni, luogo di tutti i commerci. Ma questo afflusso di ricchezze chiamava anche schiere di briganti di strada e mercenari della peggiore specie, di truffe e di rapine ed di altri vizi. È anche in questo contesto, dove un'estrema ricchezza lambiva la povertà più estrema che giunse l'espansione, come la peste, di un'eresia secolare:  la setta dei Bogomili.  

Padre Suger si sentiva male in questo ambiente pesante, questa città sembrava abbandonata da Dio. La sua avversione per i miscredenti gli rendeva ancora più insopportabile la sua presenza in questi luoghi. Conosceva, come reputazione, la città, ma non poteva immaginare il grado di corruzione delle anime che vi regnava, a dire il vero si aspettava di vedere almeno uno dei sette Principe-demoni spuntare delle rovine spirituali di questa città.

Ma il suo dovere intimo e verso la Santissima Chiesa Aristotelica lo spingeva ad andare a predicare la buona parola a questa popolazione disorientata dalla miseria e per le chimere eretiche.  

Citation :
Mi portò con lui fino al sagrato del Municipio, luogo di tutti gli incontri dove si lanciò in una lunga arringa piena di foga e di convinzione destinata a radunare i poveri diavoli verso il cammino del paradiso e di Dio, per salvarli delle torture infernali e per riportare l'ordine in questa città senza fede né legge.

Il padre Suger lo sapeva, i precetti Aristotelici portano una morale giusta e fraterna, e insomma, la fede Aristotelica è un fattore dell'ordine nel mondo, e lei unica può riportare la società alla pace più giusta ed ad un mondo più equo. Esattamente il contrario di questa città fantasma dove le autorità temporali erano addormentate dalle loro proprie ricchezze e per gli eretici più perversi. Così si rivolse padre Suger alla folla:  

Citation :
Non si tratta più dunque di provare a salvare le anime degli Impenitenti che sono destinati agli Inferni per definizione, ma di salvare le anime di tutti gli altri membri della società, di questa innumerevole folla vulnerabile al cattivo esempio degli eretici, si tratta di evitare che la peste eretica ci contamini, così è preferibile sacrificare alcune anime eretiche per salvare tutti gli altri, e quando si tratta di salvare delle anime, i corpi non hanno più importanza, lo spirituale che è infinitamente superiore al temporale, non bisogna esitare a prendere la vita agli empi quando si tratta di salvare delle anime dagli Inferi!!! Tale è la ragione di essere, il fondamento e la giustificazione dell'idea e del dovere della Crociata.

E fu lì che, sotto gli occhi innocenti di Francesco, e sotto gli occhi leggermente sorpresi dei curiosi che un dardo di balestra trapassò il venerabile padre Suger. Lo shock fu immenso, sogghigni si fecero sentire nella folla così come alcuni "  Viva i bogomili"; i curiosi presero paura e si affrettarono di ritornare acasa, Padre Suger crollò davanti a Francesco. Questo aveva le lacrime agli occhi, paralizzato per la brutalità dell'omicidio, non sapendo che cosa fare, non sapendo chi chiamare. Crollò anch'egli, sul corpo inanimato del suo mentore, restò a lungo là senza muoversi, piangendo con tutta la sua anima, aspettando, aspettando e aspettando...

Aspettando che il dolore passasse, che Dio intervenisse per fare ritornare Suger, affinché un miracolo arrivasse. Ma niente, il sangue scorreva lentamente sul suolo, deludendo il giovane genovese. Riprendendosi, si alzò bruscamente, sentendosi a sua volta minacciato, prese il suo amico defunto in braccio e lo trascinò tanto che poté attraverso le scure viuzze di Lione...

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