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 Libro delle Virtù - Libro I - Il mito Aristotelico - Parte IV

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Franciscus_bergoglio
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MessageSujet: Libro delle Virtù - Libro I - Il mito Aristotelico - Parte IV   Jeu 8 Aoû 2013 - 10:03

Libro delle Virtù

Libro 1. Il mito Aristotelico


-> La fine dei tempi

Capitolo I - Il sogno
Capitolo II - Il castello
Capitolo III - La chiesa
Capitolo IV - Il giudizio divino
Capitolo V - Le domande

-> L'eredità di Oane

Lo specchio di Oane
Noam, il padre dell'Oanesimo

La fine dei tempi

La fine dei tempi - Capitolo I: Il sogno

Io, Ysupso di Alessandria, pio credente d'Egitto, vi descriverò la rivelazione che mi fu fatta in sogno. Potrebbe sembrare strano considerare un sogno come un premonizione veritiera, ma la lettura delle mie rivelazioni vi mostrerà che non si tratta di un sogno ordinario. Ringrazio l’Altissimo per avermi affidato la missione divina di trasmettere al mondo la Sua volontà.

Il mio sogno cominciò con una luce tenue bianca. Avevo la sensazione di svegliarmi e, come al mattino presto, emergevo poco a poco del mio stato letargico. La luce portò, secondo il mio risveglio immaginario, una relativa serie di sfumature. Finisco per vedere un gruppo di esseri umani dalle grandi ali d’uccello, sormontati da un anello luminoso. Risplendevano d'amore e di dolcezza. I loro sguardi erano pieni di bontà e tenerezza.

Avevo di fronte a me tutti gli uomini che, con la loro vita santa e virtuosa, avevano raggiunto lo stato di angeli. Sette di loro superavano i loro compagni per la sensazione di benessere che avvertivo in loro presenza. Riconobbi senza difficoltà i sette arcangeli benedetti da Dio: Giorgio, patrono dell'amicizia, Uriele, patrono della generosità, Raffaella, patrona della convinzione, Gabriele, patrono della temperanza, Michele, patrono della giustizia, Silfaele, patrono del piacere, e Galadriella, patrona della perseveranza.

Dietro loro, vedevo vasti paesaggi idilliaci. Tutto risplendeva di bellezza e faceva desiderare di restarvi per l'eternità. Ma sembrava molto vuoto. Potevo ammirare gli innumerevoli eletti, che popolano il Paradiso, sul viso dei quali si manifestava la beatitudine. Vedendo tale felicità riempire coloro che avevano vissuto nella virtù, mi rallegravo per loro e speravo di poterli raggiungere.

Allora, intesi una voce dura e serena dirmi: "Coloro che vedi qui sono coloro che hanno saputo guadagnare il Paradiso, secondo la parola che ho affidato a Aristotele ed a Christos." Ma sappi che il futuro non sarà così radioso per tutti ". Io capii che era Dio stesso che mi inviava questo messaggio divino. Allora, gli angeli mi lasciarono solo, in comunione con l’Altissimo. "Osserva nella pozza d'acqua ai tuoi piedi", mi disse.

Vidi allora un bel paese. Il calore morbido del sole accarezzava gli alberi da frutto, nutriva le spighe di grano, che si ergevano, fiere, verso il cielo, e dava tutto il suo amore alla verdura, che prosperava. Più lontano, potei vedere le mucche nutrirsi placidamente, accompagnate da pecore controllate dal loro pastore. La brezza piacevole prestava la sua forza al lavoro del mugnaio facendo girare le pale del mulino.

Il mare forniva ai pescatori molti pesci, per nutrirli, ed emanava i suoi profumi rustici ma così piacevoli per coloro che sapevano apprezzarli. Nel cuore di questa vita pacifica, una città, cinta di mura, brulicante d'attività. Gli artigiani lavoravano per fornire alla popolazione tutto ciò di cui aveva bisogno ed i commercianti facevano l'elogio delle loro merci ai clienti che andavano al mercato.

I bambini giocavano, ridendo e correndo lungo le vie animate. Dalle taverne uscivano le risa e i rumori dei liquidi che venivano versati nei boccali. Un piccolo gruppo si accalcava attorno al sindaco, che ascoltava le loro domanda e vi rispondeva. Le campane si misero a suonare ed un gran numero di abitanti uscì dalle loro case per andare alla messa.

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Dernière édition par Franciscus_bergoglio le Mar 11 Fév 2014 - 20:47, édité 3 fois
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Franciscus_bergoglio
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MessageSujet: Re: Libro delle Virtù - Libro I - Il mito Aristotelico - Parte IV   Jeu 8 Aoû 2013 - 10:04

La fine dei tempi - Capitolo II: Il castello

E fu allora che l’orrore ebbe inizio.

Il cielo si oscurò, riempiendosi di nuvole tenebrose. Il tuono rimbombò, risuonando in tutte le capanne. E la pioggia iniziò a cadere. Un diluvio come nessuno ne aveva mai visti fino ad allora! Le bufere giravano vorticosamente e il mare si fece così agitato che vidi molti pescatori sparire fra le onde. Tutti si misero al riparo, ma la pioggia non smise più di cadere.

Per tre giorni e tre notti, essa si adoperò per annullare tutti gli sforzi degli agricoltori, che, impotenti, vedevano morire i loro raccolti. Le strade si trasformavano in torrenti. Tutta la regione era colma d’acqua. E il mare sbatteva con tutta la sua furia contro la città, distruggendo i moli, affondando persino le barche più grandi, e andando ad abbattersi contro la costa.

Poi, il cielo si oscurò ancora di più, soffocando completamente i raggi del sole, e tutto era ormai illuminato solo dai fulmini il cui rombo risuonava in tutte le case dove la gente si stringeva, impaurita. La pioggia divenne sempre più fredda, trasformandosi in neve. Il gelo portò a termine la distruzione delle colture e il vento glaciale sferzava le case, dove la gente, terrorizzata, soffriva la fame e la sete senza aprir bocca.

Allora, la neve si trasformò in grandine. Questa era composta da enormi chicchi, grossi come un pallone da soule e duri come la pietra. Colpirono con tutta la loro forza le solide mura e gli edifici in pietra. I tetti sembravano patire questo trattamento, ma si sforzavano di resistere. Ma non fu comunque abbastanza, poiché molte case crollarono sulla testa dei loro sventurati abitanti, in mezzo a grida disperate d’aiuto che si persero nel frastuono del cataclisma.

Ma il calvario sembrò aver fine quando la grandine diminuì e poi cessò. Poco a poco, la gente uscì dai modesti ripari e molti fra loro, sconvolti, si diressero verso il castello, perché le loro domande trovassero una risposta. Il parroco e il principe si rivolsero allora alla folla. Ma il discorso del capo temporale fu interrotto dal crollo della torre, che lo schiacciò senza alcuna forma di processo.

Infatti, la terra aveva cominciato a tremare. E lo sfortunato eletto era venuto a trovarsi sulla traiettoria verticale del gigantesco monumento. La gente si mise a correre per raggiungere i ripari. Ma le fragili case crollavano l’una dopo l’altra. Le strade si aprivano, si aprirono crepacci che divoravano con le loro fauci di terra gli sventurati che si lasciavano prendere nella loro terribile morsa. Le mura, già scosse dalla grandine, crollarono, contribuendo anch’esse ad aumentare il numero dei morti.

Così tutta la città, poco a poco, crollò, lasciando un gran numero di persone in preda al panico. Solo la chiesa era scampata agli assalti degli elementi scatenati; sembrava che essi avessero risparmiato l’edificio santo. La terra smise di tremare e si fece la calma. Senza una parola, i sopravvissuti si raggrupparono allora intorno alla casa dell’Altissimo. Lì stava il parroco. Predicava il pentimento per gli errori commessi. La sua carica era ammirevole, ma nella sua voce si poteva percepire l’angoscia che le sue preghiere non bastassero a venir loro in soccorso. Tuttavia, tutti ascoltavano la predica del parroco come mai avevano fatto prima.

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MessageSujet: Re: Libro delle Virtù - Libro I - Il mito Aristotelico - Parte IV   Jeu 8 Aoû 2013 - 10:05

La fine dei tempi - Capitolo III: La chiesa


Il vento colpiva le fiancate della chiesa, facendo tremare tutta la sua struttura. Il cielo, tenebroso e glaciale, era pieno di nuvole minacciose di proporzioni gigantesche. Tutt’intorno all’edificio santo, il fulmine squarciava il cielo, subito seguito dal suo complice, il tuono, il cui rimbombo risuonava nei cuori terrorizzati dei fedeli.

Il parroco li incitava alla preghiera. Ricordava loro incessantemente che non avevano nulla da temere se tenevano in mente le parole divine rivelate dal profeta Aristotele e da Christos, il messia. La purezza della sua fede lo spingeva a incitare quelli che lo ascoltavano a far penitenza per i loro errori. E ripeteva senza sosta che era venuta l’ora di sentire in confessione quelli che avevano commesso dei peccati. Ma nessuno lo ascoltava più: il terrore aveva la meglio sulla ragione e tutti ora guardavano attraverso le vetrate della chiesa.

Fu allora che la terza calamità si abbatté su di loro. Il vento raddoppiò d’intensità, trasformandosi in bufera e poi in tempesta. Il cataclisma raggiunse l’apice quando un enorme tornado arrivò a investire l’edificio santo. Esso frantumò le vetrate della chiesa, riempiendo l’edificio santo col suo soffio glaciale. I frammenti di vetro colorato caddero in una pioggia di lame affilate sugli sventurati che si trovavano lì sotto.

Il tornado scagliò le panche contro i muri, mandandole in pezzi. Investì i fedeli, che andarono a sbattere l’uno contro l’altro. Fece crollare le statue dall’alto dei loro piedistalli, frantumandole in mille pezzi. Le pesanti e imponenti porte della chiesa erano vecchie di secoli. Avevano conosciuto i tormenti del tempo senza mai mostrare la minima debolezza. Ma il tornado le fece volar via come fossero fuscelli di paglia.

Il rumore della tempesta copriva le esortazioni alla preghiera del parroco. Questo si interruppe quando vide un bambino a terra. Un’enorme trave minacciava di cadergli sopra. Il parroco si gettò allora su di lui e lo spinse via dalla traiettoria del mostro in legno. Questo sacrificio si rivelò purtroppo inutile, poiché l’intero edificio crollò sulla testa dei suoi abitanti, e solo qualche sopravvissuto riuscì a salvarsi.

Questi ultimi non furono i più fortunati, poiché ebbero alla fine la sfortuna di assistere all’ultima calamità. La città era ormai ridotta a un campo di rovine col suolo spaccato, il mare era scatenato sotto un cielo nero come l’inchiostro squarciato dai fulmini, i campi, i pascoli e i frutteti erano inondati e solo alcuni alberi stavano in qualche modo in piedi.

I sopravvissuti videro allora questi ultimi prender fuoco. Urlarono con tutta la forza che restava loro. Il vento, fino a quel momento glaciale, si arroventò, in un vero e proprio rogo a cielo aperto. Le nuvole divennero rosse, riflettendo le fiamme che sommergevano la regione. Queste divorarono tutto ciò che era sopravvissuto in un gigantesco braciere. Gli sventurati che erano sopravvissuti alle altre tre calamità gridarono per il dolore quando il focolaio distrusse la loro carne, senza lasciare più nulla dei loro corpi.

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MessageSujet: Re: Libro delle Virtù - Libro I - Il mito Aristotelico - Parte IV   Jeu 8 Aoû 2013 - 10:06

La fine dei tempi - Capitolo IV: Il giudizio divino

Alzai gli occhi dallo specchio d’acqua dove quelle immagini terribili si erano appena mostrate ai miei occhi. Tremavo con tutta la mia anima; le urla di sofferenza delle povere vittime delle quattro calamità risuonavano ancora nel mio cuore. Piangevo calde lacrime, tanto era orribile la sorte di quei poveri infelici.

Allora Dio, con voce dolce e rassicurante, mi disse: “Vedi come rischia di finire il mondo che tanto ami. Sarà distrutto dall’acqua, dalla terra, dal vento e dal fuoco. Ma non aver paura, poiché se vi mostrate virtuosi potrete evitare queste inutili sofferenze. E coloro che vivono nella virtù non abbiano da preoccuparsi, poiché mai Mi dimentico di coloro che Mi amano.” Così mi parlò l’Altissimo. Vidi in effetti le nuvole scomparire, i venti chetarsi, le fiamme spegnersi. Ma la terra tremò come non mai.

E gli uomini e le donne che avevano vissuto le atrocità che avevo potuto vedere nell’acqua volarono via dal mondo. Erano innumerevoli, in piedi l’uno accanto all’altro, come un mare di umani. Nonostante il tempo indefinito che avevano aspettato sottoterra, sembravano aver ritrovato una nuova giovinezza. Si alzarono in volo in una magnifica nuvola di esseri che andavano a raggiungere il loro Creatore.

Dietro di loro, vidi il mondo, gigantesca palla di materia. Tutti gli umani l’avevano lasciato. La sua superficie cominciò a spaccarsi; fiamme titaniche sorgevano dalle crepe che si erano formate. Poi, tutto il mondo si infiammò. Illuminava gli altri astri con una potente luce rossa. Alla fine, con un’esplosione incommensurabile, portò a termine la missione che Dio gli aveva affidato.

Gli umani si sistemarono lungo le stelle, su quella che chiamiamo la via lattea. Si disposero allora in una fila che sembrava interminabile. Alcuni parevano felici di aspettare il Giudizio Divino, altri versavano calde lacrime, rimpiangendo di non aver saputo ascoltare la parola divina trasmessa dal profeta Aristotele e da Christos, il messia. Gli angeli aspettavano pazientemente gli umani sul sole. E sulla luna, i demoni vomitavano il loro odio in faccia ai futuri giudicati.

E Dio mi parlò: “Vedi questi uomini e queste donne che si trovano ora uniti nell’attesa del giudizio della loro anima. Vi ho fatti aspiranti alla virtù e ho fatto quest’ultima in maniera tale che se uno di voi l'avesse praticata, essa si sarebbe trasmessa agli altri.” Riconoscevo in queste parole gli insegnamenti di Aristotele e le parole di Christos! “Tutto ciò aveva uno scopo, aggiunse, servirMi, onorarMi, e amarMi, ma anche amarvi l’un l’altro. Io sono la mano invisibile che guida i vostri passi, ma molti di voi hanno voltato le spalle alla Mia Parola.”

“Sarete giudicati uno a uno quando morirete, ma non sarà sempre così. Infatti, ho concesso alla creatura a cui non ho dato un nome la possibilità di dimostrare la verità delle sue parole, secondo cui il più forte deve dominare il debole. Se ancora una volta un così gran numero di voi si allontana da me, ciò che hai visto nello specchio d’acqua si compirà. Se vi dimenticate di nuovo dell’amore che Io provo per voi e se non mi amaste più, ciò si avvererà. Se la Mia Parola, rivelata da Aristotele e Christos, non sarà più ascoltata, distruggerò il mondo e la vita, poiché non sarà più l’amore a governarli. Allora, fai in modo di non lasciare che la Mia Parola si perda nell’abisso dell’oblio”.

Ecco perché vi rivelo questo. La virtù deve guidare ogni nostro passo. Ognuno di noi deve trasmetterla al prossimo. Questa è la Parola di Dio. Non vi allontanate dalla saggia guida della sua mano, oppure verrà il giorno in cui il mondo scomparirà e saremo tutti giudicati!

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MessageSujet: Re: Libro delle Virtù - Libro I - Il mito Aristotelico - Parte IV   Jeu 8 Aoû 2013 - 10:07

La fine dei tempi - Capitolo V: Le domande

Tuttavia, molte domande non avevano ancora trovato una risposta. Chiesi a Dio se poteva far luce su di esse e Lui, nella Sua grande misericordia, accettò.

Gli chiesi: “Quando saremo giudicati? Quali saranno le pene e le ricompense che avremo?” Mi rispose: “Ho deciso, quando ho fatto degli umani i miei figli, di far loro il più bello dei regali: ho reso tutti i vostri spiriti delle anime, permettendovi di raggiungere il Paradiso se seguite gli insegnamenti di Aristotele e di Christos, ma punendovi con gli Inferi se vi allontanate dalla via che hanno tracciato. Siete in corso di giudizio per tutta la durata della vostra vita. Ogni pensiero, parola e azione influisce sulla Mia decisione finale. Quando ciascuno di voi muore, Io decido la vostra destinazione eterna. A seconda che siate stati virtuosi o peccatori, raggiungete le schiere degli eletti o dei dannati.”

Gli chiesi poi: “Ma che aspetto avranno gli umani che avranno accesso al sole o alla luna? Non saranno altro che puri spiriti? Che ne sarà dei nostri corpi? Cosa sono quegli angeli e quei demoni?” Mi rispose: “Il corpo non può vivere senza la mente e la mente senza il corpo, poiché ho creato la vita come unione di questi due stati. Quando un umano accede al Paradiso o all’Inferno, il corpo che aveva sul mondo è abbandonato per alimentare la vita e un nuovo corpo gli viene dato in cambio. Quest’ultimo è a immagine della mente dell’umano: ne rappresenta la bellezza o la bruttezza. Gli angeli sono quelli che, grazie alla loro santità, hanno ottenuto un corpo così perfetto che stanno al mio fianco sul sole. I demoni sono quelli che hanno vissuto nell’errore così a lungo che il loro corpo non è che orrore e bestialità”.

Gli chiesi ancora: “Il battesimo è il sacramento che sancisce l’ingresso di un uomo nella comunità dei credenti. Senza di esso, non vi è possibilità di accesso al Paradiso. Ma cosa ne è dei poveri bambini la cui vita finisce prima che abbiano la possibilità di essere battezzati?” Mi rispose: “Vi ho reso eletti alla vostra nascita, poiché tendete a Me naturalmente. Sono i vostri peccati ad allontanarvi dalla Mia divina perfezione.”

“Il battesimo permette alla virtù di riscattare il peccato, permette all’amore di vincere l’accidia. Un virtuoso non battezzato non vedrà cancellati i suoi errori, poiché non ho benedetto la sua entrata nella comunità dei Miei fedeli. Ma non credere che il fatto di essere battezzato ti autorizzi a peccare senza vergogna. Questo sacramento è solo il mezzo per vivere nella virtù. Ma tutti quelli che non sono stati battezzati, siano essi bambini o adulti, se non hanno assolutamente mai commesso peccati, potranno lo stesso accedere al Paradiso.”

Gli chiesi infine: “La Fine dei Tempi dovrà per forza avvenire?” Mi rispose: “No, deciderò di distruggere il mondo se gli uomini si abbandonano talmente tanto al peccato da finire col dare ragione alla creatura a cui non ho dato un nome. Sappi che il destino del mondo dipende solo dalla vostra virtù. Spetta a voi rispettare la parola che ho trasmesso a Aristotele e Christos poiché, se vi comportate come gli abitanti di Oanilonia, il vostro vizio deciderà la sorte del mondo che tanto amate.”

Allora, Dio mi disse che era giunto il tempo che io tornassi a casa, che il mio sogno finisse, e che mi svegliassi. Alleviato per aver tanto imparato da Dio Stesso, tornai dunque al mio lettuccio caldo, dove mi svegliai. Ancora scosso da quelle rivelazioni, cominciai a mettere per iscritto questo messaggio di Dio Stesso.

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MessageSujet: Re: Libro delle Virtù - Libro I - Il mito Aristotelico - Parte IV   Jeu 8 Aoû 2013 - 10:14

L'eredità di Oane



Lo specchio di Oane



Preambolo


Mio caro Specchio di Oane, specchio di me stesso, scelto tra gli Uomini per Dio, il Misterioso, per guidarli verso i verdi pascoli della vita, sei l'unica persona alla quale posso rivolgermi del profondo della mia solitudine.
Prima che Dio non mi ponenne la Domanda, ero solo ed incompreso; lo sono ancora oggi, malgrado il rispetto di cui mi si cinge.
Dio si è ritirato del mondo, lasciando gli Uomini vivere e prosperare a loro modo ed io stesso affronto il mio destino, quello che Lui ha scelto per me, quello di cui, da qualche parte, mi ha fatto prigioniero.
E è in questo stato di sconforto quasi-assoluto che mi lasciò, unicamente guidato dall'amore, e che dovetti costruire di zero una Chiesa.
Il mio bel specchio, che la clemenza degli anni mi permetta di porre per iscritto le mie riflessioni, i miei dubbi e la mia visione del mondo voluto da Dio.
Oane.

Capitolo I) Frammenti oanensi


Dio, il Nulla e la Creatura Senza Nome

Ho riflesso molto tempo sul Nulla che esisteva prima di tutto, che esisteva con Dio e che esisteva in Dio; e sono arrivato alla conclusione che ciò poteva essere solamente la parte oscura di Dio, un poco come la terra, sudicia, grassa ed appiccicosa che ha creato, luogo dove tutto fermenta, marcisce e dove brulicano anche questi lombrichi che si torcono di un modo che riflettono, unicamente lei, la loro nefandezza.
E è tuttavia da questo luogo sordido che vengono fuori i frutti più belli dal mondo e che dal nero Nulla nacquero i frutti belli delle virtù divine.
Come se il Nulla stesso, fosse un caos e al tempo stesso putrido e fecondo, esattamente come la terra che calpestiamo.
Bene e male, nero e bianco; è un pò come se del nero nascesse il bianco, e probabilmente dal bianco, il nero, in una specie di movimento infernale perpetuo che riprodurrebbe il caos primitivo.
Ansi, da Dio stesso nacque, un tipo di rigetto malefico, la Creatura Senza Nome che non si può nominare precisamente perché si appellerebbe ugualmente Dio.
Dio è il creatore del bene; Lo è anche del male.
Come il Nulla è la parte oscura di Dio in Cielo, parimenti la Creatura Senza Nome lo è sulla terra.
Ed io, Oane, solo tra gli Uomini, sono al centro di questo duo infernale dove Dio affronta Dio.

Le tre sfere

Il mondo è costituito di tre sfere, quella del bene, quella del male e quella dell'incerto.
La sfera del bene è il Sole che ci riscalda e permette alle piante di crescere, quella del male è la luna, di un colore giallo malaticcio, pallido riflesso del sole la cui superficie appare screpolata come se mille vulcani sputassero continuamente del fuoco e quella dell'incerto è la terra.
La terra, stessa, è divisa in queste tre entità: c'è il Cielo dove ha sede il bene, il suolo di terra e di fango dove ha sede il male, e la via di mezzo, il mondo degli uomini e dell'incerto.
Su questa sfera dell'incerto vive l'uomo, creazione di Dio e specchio di questo.
Inoltre, abbiamo tutti in noi, come Dio nostro Padre l'ha Egli stesso, una parte di male e di nefandezza e questa preesisteva alla Rivelazione.
Preesisteva perché la Creatura Senza Nome è nata ed era diventata malsana molto prima che Dio la trasformasse in cosa invisibile capace di tentare gli Uomini impunemente.
Ella era un uomo tra gli Uomini, e divisa come Dio, il mondo e la terra, in tre sfere, il bene, il male e la coscienza, argilla dell'incerto.
Per certi Uomini, il bene li travolge, per altri il male trionfa ed infine, ci sono quelli che navinago in continuo tra uno dei due..

L'incerto del bene e del male

Ma, in verità, all'infuori della Creatura e dei suoi servitori abituali, rare sono le persone che sanno se le loro azioni sono buone o cattive.
Ho conosciuto un uomo persuaso che il bene era ciò che faceva la sua felicità e che solo il denaro poteva aumentarlo.
Perciò passò la maggior parte del suo tempo ad arricchirsi, a vendere la sua donna come schiava sessuale ad altri uomini per trarne ancora più denaro e più era ricco e più sembrava felice.
E poi, lo vidi vinto dall'ozio ed ad ubriacarsi di noia perché il vino era diventato la sua sola sorgente di distrazione.
Lo vidi diventare un uomo pieno di furore e di collera, e, nelle sue serate di ubriachezza, cercare infine di sacrificare il suo unico figlio a Dio.
Allora, all'ultimo minuto, mentre il coltello del padre sacrificatore andava ad abbattersi sulla vittima e mentre un infanticidio andava a commettersi, non so che cosa, ma qualche cosa trattenne il suo gesto, come se d' improvviso, lo scoppio del bene e del male venissero ad accecarlo come un metallo brillante e a svegliare la sua coscienza.
Il bene, il male, dov'è il confine?
Questo uomo aveva voluto fare il bene i suoi atti generarono il male. .
Aveva voluto fare il male il bene ne era uscito.
Spesso, penso che volendo fare il bene, si arriva talvolta, involontariamente a fare il male.

La morale

È in ogni caso questo episodio che mi fece prendere coscienza, a me, Oane, che delle regole di vita dovevano essere fissate.
Inventai la morale.
Tutti i sentimenti sono piacevoli in loro stessi: l'amore, la perversione, l'odio. È per ciò del resto che si trasformano generalmente in atti. Solamente certi come il male, seducono ma al tempo stesso distruggono anche colui che li prova.
Misi in una lista tutto ciò che mi sembrava potesse distruggere quelli che provavano il male e decretai delle leggi che formarono la base della morale: non rubare, non uccidere, rispettare suo padre e sua madre, non manifestare falsamente contro il suo vicino, non bramare il suo bene, agire con temperanza, rispettare la libertà altrui.
Così, incitavo tutti ad avere le stesse regole come il proprio vicino ed ad avere i mezzi per distinguere più chiaramente dove era la frontiera tra il bene ed il male.
Dalla morale e dai sette comandamenti che ne risultarono, conseguirono le prime leggi che ressero la comunità.
Ero diventato al tempo stesso capo religioso e capo politico della mia comunità; tali responsabilità mi terrificavano e mi terrificano sempre letteralmente; è un peso enorme che Dio mi ha lasciato ritirandosi del mondo.

Dio è Mistero

Erano di tanto più spaventoso di quanto noi potessimo mai spiegarci Dio come è: tutto ciò supera le capacità della nostra intelligenza. La nostra sola ragione ci ha fatto capire che Dio esiste e che Lui possiede tutte le perfezioni. Essa non può andare più lontano di se stessa.
Perché la nostra intelligenza "è finita", cioè come dire limitata; mentre Dio è "infinito."
A causa della nostra imperfezione, non possiamo comprendere un essere tanto assoluto e perfetto quale Dio perché lo vediamo essenzialmente attraverso essa.
È sovranamente al di sopra di tutto ciò che possiamo dire o prescrivere nel suo nome.
Non possiamo che prosternarci solamente davanti a Lui e possiamo presentarci umilmente come i mortali che lo cercano, con le nostre speranze ed i nostri dubbi sapendo che sarà al nostro fianco, importano poco i nostri errori, le nostre incomprensioni e le nostre imprecisioni al suo argomento perché siamo i Suoi bambini legati a Lui per i legami della paternità e dell'amore.

Il male può trionfare?

Non ho visto mai il male prevalere sul bene.
Il Nulla malefico è in Dio, ma Dio lo sa, perché sa tutto, ivi compreso di sé. Conosce la sua parte di nefandezza, ed egli la combatte con le sue azioni, per il bene che cerca di fare, e perché ci ha creati.
Dio ha creato gli Uomini per lui.
Siamo i garanti che Lui mai lascerà il male prevalere in Lui sul bene se sappiamo preservare l'amore che gli portiamo.
L'amore non è solamente la nostra ragione di vivere, è anche quella di Dio.
Senza amore Dio, il Buono, il Giusto non è niente, e la nefandezza della malinconia lo vincono e la sua parte cattiva potrebbe un giorno, se l'abbandoniamo, distruggere il mondo.
Ma Dio ci ha creati anche affinché lo si aiuti a respingere male il lottando contro la sua emanazione su terra: la Creatura.
Come il nostro amore l'aiuta a lottare in Cielo, parimenti il nostro combattimento sulla terra contro questa sostiene Dio che ci ha affidato l'immenso compito di assecondarlo nella lotta contro la parte oscura di sé e dell'universo.

Capitolo II) Le beatitudini


Ogni domenica, oramai, riunivo tutte le persone della mia comunità; era l'assemblea del popolo, quella dove si prendevano tutte le decisioni. Vi regolavamo tanto bene sia i problemi domestici, i conflitti di vicinato che la gestione della comunità e, in scambio, come dirigente della comunità, spiegavo loro i principi morali che dovevano reggere le nostre azioni per fare trionfare il bene e aiutare Dio nel suo combattimento.
Fu così che io consegnai loro una serie di sentenze

Benedetti siano da Dio i poveri in spirito,
perché il Paradiso solare è per loro.
Benedetti siano i caratteri pacifici,
perché riceveranno la Vita Eterna in eredità.
Benedetti siano quelli che sono nella pena,
perché saranno consolati.
Benedetti siano gli affamati e quelli che hanno sete di giustizia,
perché saranno nutriti e si renderà loro giustizia.
Benedetti siano i misericordiosi,
perché otterranno misericordia.
Benedetti siano i cuori innocenti,
perché contempleranno Dio in tutto il suo splendore.
Benedetti siano quelli che operano per la pace,
perché saranno chiamati Figli di Dio.
Benedico i perseguitati perché cercano la Verità,
perché il Paradiso solare è per loro.
Benedetti siate voi se vi si insulta, se vi si osteggia e se vi si calunnia in ogni modo a causa di Dio.
Siate tutti nella gioia e l'esultanza, perché la vostra ricompensa sarà grande nei cieli.

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Franciscus_bergoglio
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MessageSujet: Libro delle Virtù - Libro I - Il mito Aristotelico - Parte IV   Jeu 8 Aoû 2013 - 10:18

Noam, il padre dell'onanismo

Capitolo 1) In quale maniera l'eredità di Oane non fu perduta da tutti

Dopo la distruzione di Oanilonia, i sopravvissuti si separarono in molteplici gruppi che ben presto non ebbero più nulla in comune tra loro. Quasi tutti abbandonarono anche la religione dei loro padri, poiché la caduta di Oanilonia aveva comportato anche quella della religione insegnata da Oane, e iniziarono a pregare più di un dio, inventando così il paganesimo.

In realtà, per amor di verità, è necessario dire che solo Noam, il nipotino di Oane così come i suoi parenti e i suoi domestici, erano restati fedeli al suo pensiero, e Noam, d'altronde, fu colui che avrebbe dovuto salvare Lo Specchio di Onan dalle fiamme, opera di cui possediamo oggi, sfortunatamente, solo frammenti.
Fu proprio a partire da questo piccolo e primitivo seme che la fede in un Dio unico fu mantenuta e poté così perpetuarsi il ramo più antico della nostra Chiesa, destinato ad essere più tardi una delle fonti dell'Aristotelismo.



Capitolo 2) Noam rifletté sul disastro di Oanilonia e inventò i 3/8:

Noam fu uno dei primi a concentrarsi sulle cause della caduta di Oanilonia e dovette redigere sull'argomento un'opera oggi perduta che servì come base a Sypouss quando mise per iscritto il Libro delle Virtù.
Tuttavia, contrariamente a Sypouss, Noam era persuaso che l'accidia si fosse sviluppata soltanto a causa del fatto che si era creduto di non dover ridurre il tempo di lavoro degli uomini per adeguarlo al guadagno di tempo avuto grazie all'introduzione dell'uso delle macchine create dall'ingegno umano.
La maggior parte dei maestri di mestieri, d'altronde, non facevano altro che ripetere ai propri compagni e apprendisti che bisognava lavorare di più per guadagnare sempre di più.
L'unico risultato che si raggiunse fu un grande sfinimento morale di questi ultimi, un aumento del numero di suicidi, e infine una volontà di non obbedire più a nessuno, né ad altri uomini, né a Dio.
Noam, d'altra parte, aveva sentito dire che questi umani recalcitranti si erano messi a venerare una grande sacerdotessa di nome Sheila che insegnava loro come il migliore momento della giornata fosse l'ora della conclusione del lavoro e che aveva redatto un'opera poetica in cui ella rimetteva in discussione la morale della sua epoca.
"Tu mi avevi detto, al fine di darmi fiducia, che il lavoro conserva la salute, ho lavorato ogni giorno senza posa, sono stanca, omologata.
Oane, non sei più aggiornato, parola mia, dovresti tornare velocemente a scuola, rivedere il tuo giudizio, credimi, sarebbe più prudente!"

Così Noam decise di dividere la giornata in tre parti uguali: otto ore per il sonno, otto ore per il lavoro e otto ore per lo svago.
E allo scopo di diversificare i piaceri degli Uomini, inventò un nuovo gioco per distrarli, il Yannick Noam, la primordiale versione del nostro Gioco di Pallacorda.



Capitolo 3) Fondazione di un rito noamiano

Se la messa fu inventata al seguito dell'ultimo pasto di Cristo, alcuni elementi non nacquero tuttavia tutti all'epoca di quest'ultimo.
In effetti, noi possediamo ancora, a Costantinopoli, un frammento della messa noamiana che era così composta:
il sacerdote cominciava il suo sermone con un'invocazione a Dio, al fine di indurre la sua protezione sui fedeli, poi leggeva e commentava un passo di un testo sacro di cui ignoriamo l'origine, un peccato che non ci sia pervenuto e che fu, forse, una delle fonti di lavoro dell'eccellente Sypouss, poi la cerimonia si concludeva con la benedizione della folla da parte del prete, in nome di tutta la potenza divina, poi egli augurava loro una buona settimana.
Ancora oggi, questo rito è sempre compiuto, talvolta in alcune chiese di Costantinopoli, sotto il nome di "piccolo rito" per le messe ordinarie, ma non sapremmo dire con certezza che sia così anche per i Chierici dell'Occidente.



4) Il sogno di Noam

Un giorno che era addormentato, Noam fece uno strano sogno: vide un albero, o piuttosto il suo sguardo seguiva un tronco d'albero interminabile che sembrava salire dritto verso il Cielo, quando, all'improvviso, rompendo questa linea immutabile, decine di migliaia di rami incrociati e inestricabili apparirono, confondendo in modo considerevole la sua vista.
Ebbe paura, si credette perduto nel mezzo dell'Inferno lunare e si risvegliò in un bagno di sudore, o almeno lo credette, perché, in effetti, stava ancora sognando... Un angelo gli era ora apparso e, per calmarlo, gli raccontò il suo sogno: "Ciò che hai visto, Noam, è il destino della tua Chiesa... il tronco la rappresenta, e quello che tu hai interpretato come rami, sono, in realtà, le radici di quest'albero, che affondano nella terra e che si riuniscono in un tutto unico, e che alla fine formano questo magnifico albero. La tua Chiesa sarà uguale, Noam, forte e brillante, perché migliaia di radici verranno a nutrirla: tu ne sei una, ma, dappertutto, nel mondo, anche presso i pagani, le genti rifletteranno, penseranno e apporteranno, grazie ai profeti che Dio invierà agli Uomini per guidarli verso di Lui, la loro pietra all'edificio, perché questi profeti sapranno conservare quello che, di tutte le scienze pagane, è utile a tutti, in modo che la tua Chiesa, Noam, saprà far nascere l'unità della diversità - E pluribus, unum ("e di tanti, uno") -.

Non sappiamo come si concluse la vita di Noam, né chi, dopo di lui, venne, ma una cosa è certa, ed è che grazie a Noam e ai pensatori di cui egli aveva avuto la visione, Aristotele prima di tutto, Cristo in seguito, e la nostra Chiesa ancora oggi, grazie ai contributi numerosi che essa continua a ricevere, una Chiesa Aristotelica è potuta nascere e ha potuto continuare a vivere sino ad oggi, provando la superiorità di Dio su tutte le altre religioni che hanno finito per spegnersi, in mancanza di credenti.



Tradotto dal Teologo Geremia, a partire dalla traduzione greca del testo siriaco, traduzione trovata in occasione del sacco di Costantinopoli nel 1204 da parte dei Crociati, e tradotto in latino da Lorenzo Valla, un vicino del defunto papa Nicola V di cui il Fratello Geremia ha scoperto l'esistenza, nascosto su uno scaffale della biblioteca vaticana.

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