Couvent Général Franciscain de Bruz

Forum RP de l'ordre Franciscain du jeu en ligne RR
 
AccueilAccueil  CalendrierCalendrier  FAQFAQ  RechercherRechercher  S'enregistrerS'enregistrer  MembresMembres  GroupesGroupes  Connexion  BibliomélieBibliomélie  

Poster un nouveau sujet   Répondre au sujetPartagez | 
 

 I Libri delle Virtu - Libro II - La vita di Christos

Voir le sujet précédent Voir le sujet suivant Aller en bas 
AuteurMessage
Franciscus_bergoglio
Grand Prieur
avatar

Nombre de messages : 1013
Age : 47
Paroisse : L'Aquila
Statut : Curé
Autres : Grand Prieur de l'Ordre Franciscain, Doyen du Séminaire Franciscain, Maître des novices franciscain
Date d'inscription : 05/06/2013

MessageSujet: I Libri delle Virtu - Libro II - La vita di Christos   Lun 10 Fév 2014 - 21:52

I Libri delle Virtù

Libro 2. La vita di Christos


Prologo

Capitolo I- Il bambino nasce a Betlemme, in Giudea
Capitolo II- La fuga verso Cipro
Capitolo III- La sua infanzia a Nazareth
Capitolo IV- Viaggio in Giudea, prime predicazioni
Capitolo V- Ritiro nel deserto e incontro con la creatura senza nome
Capitolo VI- I primi discepoli.
Capitolo VII- I dodici che difesero Christos
Capitolo VIII- I dodici Apostoli
Capitolo IX- Christos diffonde la buona novella
Capitolo X- Arrivo a Gerusalemme
Capitolo XI- Creazione della Chiesa con Tito e gli altri apostoli.
Capitolo XII- il Centurione, la confessione e il battesimo.
Capitolo XIII- Natchiatchia e il matrimonio.
Capitolo XIV- L'ultimo pasto e il tradimento di Dagiu.
Capitolo XV- La condanna e la crocifissione.
Capitolo XVI- La sua morte e la sua ascesa al paradiso


Epilogo


_________________

Grand Prieur de l'Ordre Franciscain
Doyen du Séminaire Franciscain - Maître des novices franciscain
Préfect du Saint Office
Theologue et Scripteur du Saint Office - Eveque d'Abruzzo
Profilo RR - Profil RR


Dernière édition par Franciscus_bergoglio le Mar 11 Fév 2014 - 21:53, édité 1 fois
Revenir en haut Aller en bas
Voir le profil de l'utilisateur
Franciscus_bergoglio
Grand Prieur
avatar

Nombre de messages : 1013
Age : 47
Paroisse : L'Aquila
Statut : Curé
Autres : Grand Prieur de l'Ordre Franciscain, Doyen du Séminaire Franciscain, Maître des novices franciscain
Date d'inscription : 05/06/2013

MessageSujet: Epilogo   Lun 10 Fév 2014 - 21:56

Vita di Christos

Da Samot, anno 87

Ecco, miei fratelli, l'eredità che io passo a voi, sotto forma di rotoli di pergamena.

Io, Samoht, un vecchio uomo che spera di essere presto richiamato dall’Altissimo per unirsi a Lui nel suo Regno, qui ho consegnato tutti i miei ricordi di un uomo di nome Joshua ma chiamato Christos, che ha segnato il mondo indelebilmente con l'impronta del suo piede.

Voi lo conoscete, miei cari figlioli, questo grande uomo magro e bello che ha attraversato i deserti, con il bastone in mano, raggiante di felicità divina. Ha insegnato a tutti gli uomini il messaggio di Aristotele per salvarli dai loro peccati. Lui era il Messia tanto atteso, la guida tanto sperata.

Voi lo conoscete, poiché avete già sentito moltissime testimonianze su di Lui, testimonianze alle volte divergenti, spesso misteriose, ma tutti concordanti circa l’eccezionale destino di questo uomo nel quale Dio dimorava.

Adesso, le mie forze mi hanno abbandonato, amici miei, e sento che non reggerò l’inverno. Quindi, mi sono ripromesso di raccontarvi la sua storia così come l'ho vissuta, tanto tempo fa. Ho lavorato come uno schiavo, per tutta la notte, alla luce di una candela. Ho scavato in profondità nella mia memoria per essere certo che tutto ciò che ho scritto è vero e accurato, e ho rimosso ogni pensiero che il tempo ha cambiato o abbellito.

E ancora, anche prendendo queste precauzioni, la sua vita mi sembra come un miraggio, un sogno abbagliante, come un mistero di una bellezza esaltante e malinconica. Purtroppo, oggi, quando mi inarco sul mio bastone, quando mi rialzo sulle mie fragili gambe per ammirare la bellezza della creazione, non posso trattenere un singhiozzo; la luce del sole di questo giorno pareva ancora impregnata dell'anima e del corpo di Christos.

Anche la natura testimonia la potenza e la bontà dell’Altissimo. Come la vita, che è di per se stessa una prova di questa così sconcertante trascendenza.

Le mie lacrime di gioia sono destinate a Dio, per ringraziarLo per averci creato e per averci fatto un enorme dono mandandoci il messia per salvarci. Possiate anche voi, miei fratelli, piangere di felicità leggendo queste righe... sarà la prova, allora, che non ho fallito nella missione che Christos mi ha assegnato molti decenni fa.

Così, tre secoli dopo che Aristotele aveva rivelato il verbo divino, coloro che avevano fede nell’Eterno si stavano ancora confrontando con il potere assoluto delle varie religioni pagane che facevano sacrifici a molti dei loro falsi dei, alcuni dei quali avevano anche adattato le lezioni di Aristotele per distrarli meglio dalla verità.
Ma la vera fede non era assente nei cuori degli uomini e delle donne del tempo, essa si confrontavano tutti i giorni con le erronee convinzioni di quei peccatori. Tutti i veri credenti attendevano che la profezia di Aristotele si manifestasse e che il messia arrivasse per confermare il messaggio dell' Eterno...

_________________

Grand Prieur de l'Ordre Franciscain
Doyen du Séminaire Franciscain - Maître des novices franciscain
Préfect du Saint Office
Theologue et Scripteur du Saint Office - Eveque d'Abruzzo
Profilo RR - Profil RR
Revenir en haut Aller en bas
Voir le profil de l'utilisateur
Franciscus_bergoglio
Grand Prieur
avatar

Nombre de messages : 1013
Age : 47
Paroisse : L'Aquila
Statut : Curé
Autres : Grand Prieur de l'Ordre Franciscain, Doyen du Séminaire Franciscain, Maître des novices franciscain
Date d'inscription : 05/06/2013

MessageSujet: Capitolo I- Il bambino nasce a Betlemme, in Giudea    Lun 10 Fév 2014 - 21:58

Capitolo I

Quando conobbi Christos, egli amava parlare con noi per delle ore, con una voce appassionata e coinvolgente. Ci abbeverammo alle sue parole con entusiasmo e nutrimmo i nostri cuori con loro. Fu durante una di queste discussioni che Christos ci raccontò la sua infanzia. Così, la riporto a voi, figli miei, poiché questa parte della sua vita fu tanto bella quanto quella che ho vissuto accanto a lui.

Mariam viveva con Ioseph, i quali si stavano per sposare, Entrambi erano degli umili vagabondi, ma avevano vissuto nella virtù, ringraziando l’Altissimo per tutti i beni terrestri dei quali godevano. Inoltre, essi provavano l'uno per l'altra un amore puro da ogni libidine e sincero, e la loro vita fu felice. Ma un giorno, Miriam vide in sogno un cavaliere venuto da molto lontano per incontrarla. Lui arrivò davanti alla sua casa e smontò da cavallo. Era un uomo di maestosa umiltà; avanzò e disse:

"Miriam, non avere paura, poiché l’Eterno ti ama e ti ha scelto.Infatti, un bambino nascerà da te, e tu lo chiamerai Joshua. Lui sarà una guida, un messia nel quale dimora Dio. Lui porterà la parola di Dio ovunque andrà e salverà le persone dai loro peccati insegnando loro la saggezza di Aristotele.”.

Il cavaliere poi ripartì verso la sua remota regione, come era venuto. Maria si risvegliò in quel momento e vide Ioseph davanti a lei, che la guardava con occhi da innamorato.

E' tutto accadde come il sogno aveva annunciato. Miriam concepì un bambino, e i due genitori, facendo tutto secondo la profezia di Aristotele, lo chiamarono Joshua.

Il bambino nacque a Betlemme, in Giudea. A causa della sovrappopolazione che c' era a quel tempo in quella città, la coppia trovò solo una stamberga cadente in cui alloggiare, poiché non c'era nessun altro posto che li potesse accogliere. Ma quando il bambino nacque, sembrava, a tutti coloro che lo vedevano, toccato dalla grazia divina, poiché diffondeva calma e dolcezza. Così le persone del piccolo villaggio fecere delle donazioni affinché il bambino benedetto da Dio potesse avere tutto ciò che gli era necessario. Alcuni portarono lenzuola, altri aiutarono a riparare la stamberga, e altri ancora portarono cibo e vestiti nuovi per i due felici genitori.

Miriam era trasfigurata dalla felicità. La sua gioia la rese luminosa e lei ringraziava l’Altissimo ogni giorno, dopo la nascita del piccolo.

Fu in questo luogo calmo e tranquillo che Joshua iniziò la sua vita, lontano da ogni violenza e perversione... fino a quando...

_________________

Grand Prieur de l'Ordre Franciscain
Doyen du Séminaire Franciscain - Maître des novices franciscain
Préfect du Saint Office
Theologue et Scripteur du Saint Office - Eveque d'Abruzzo
Profilo RR - Profil RR
Revenir en haut Aller en bas
Voir le profil de l'utilisateur
Franciscus_bergoglio
Grand Prieur
avatar

Nombre de messages : 1013
Age : 47
Paroisse : L'Aquila
Statut : Curé
Autres : Grand Prieur de l'Ordre Franciscain, Doyen du Séminaire Franciscain, Maître des novices franciscain
Date d'inscription : 05/06/2013

MessageSujet: Capitolo II- La fuga verso Cipro   Lun 10 Fév 2014 - 21:59

Capitolo II

Miriam era talmente felice di essere la madre di colui che sarebbe diventato il Messia, da non riuscire a tenere a freno la lingua. Un giorno, mentre stava andando a prendere l'acqua al pozzo, fece la strada con una cortigiana del re di Giudea chiamata Elitobias.

Elitobias, una erudita che seguiva la via dello stato con molto zelo, viveva nel lusso senza pudore, nutrendosi di carne, pesce e latte. Lei era abituata a prendersi gioco della povertà di Maria. Le disse: "Io servo il più grande re di questa regione, il nostro amato Mistral IV".

Così Miriam fece un errore. Non essendo più in grado di sopportare i commenti sarcastici di Elitobias, le rispose:

"Quanto a me, sono la madre del messia, Joshua, che porterà il messaggio di Aristotele e che spodesterà tutti i vostri falsi re e tutti i vostri falsi profeti. Mistral IV è un re temporaneo, mio figlio lo supererà in carisma e il suo nome rimarrà impresso nella memoria molto più a lungo di quello del tuo re".

Così Eliotobias, che credeva nei sogni e nei segni del destino, fu turbata. Ritornò di fretta al palazzo di Mistral IV per avvisare il suo capo.

Mistral IV era un uomo di marmo, una statua resa opaca dalla patina del tempo. Era torvo, un vedovo, inconsolabile dalla sua tristezza e distante da tutto. Quando era principe, aveva sconfitto i Medi grazie a un astuto sistema di carrucole e carrelli. Ma dal momento che la sua gloria era diventata pallida, e lui era diventato un re silenzioso e distaccato dalla miseria del suo popolo. Geloso del suo potere, egli sosteneva di governare i suoi sudditi, ma in verità era la sua intrigante moglie a controllare il regno. Non usciva mai dal suo palazzo, eccetto che per reprimere un complotto o per sedare una rivolta.

Non appena sentì Elitobias, per la qual aveva una colpevole inclinazione, raccontare cosa aveva sentito, fu sorpreso.
Quindi le chiese: "Chi è questo paesano che è chiamato Joshua e che salvarà la sua gente? Dove posso trovarlo? In quale mercato? In quella taverna?"

Elitobias continuò il suo discorso di denuncia, sperando in tal modo di guadagnarsi le grazie di questo re freddamente attraente.

"Stando a quello che Miriam mi ha detto, Joshua è il messia, la guida, lo specchio della divinità. Lui era stato annunciato da Aristotele e, secondo la sua profezia, porterà la buona novella a tutti gli uomini e confermerà gli insegnamenti Aristotelici. La sua influenza sarà grande e avrà molti discepoli, che si riconosceranno in Lui e in Aristotele per i millenni avvenire. Lo potrai trovare a Betlemme."

A queste parole, Mistral sentì sorgere in lui le sue vecchie superstizioni, così come la memoria della fede che aveva saputo reprimere e annegato nel suo cuore. Aveva paura di perdere il suo trono e prese molto sul serio questa minaccia. Chiamò le sue guardie e disse loro:

"Guardie, un uomo è appena nato, che potrebbe congiurare contro di me. E' necessario a tutti i costi impedire che questo uomo parli. Lui è a Betlemme. Trovatelo e uccidetelo! Utilizzate anche il mio astuto sistema di carrucole e carrelli, se necessario!"

Così le guardie del re uscirono e si misero in viaggio verso Betlemme.

Ma in quella notte, Miriam ebbe un altro sogno. Vide ancora il cavaliere che le aveva annunciato la nascita di Joshua. Riapparve dinanzi a Miriam e disse:

"Alzatevi! Prendete Joshua con voi, e scappate. Dirigetevi a nord, verso l'isola di Cipro, e rimanete lì fino a quando non verrete richiamati. Mistral vuole uccidere il bambino".

Così, i genitori si alzarono, presero dalla loro stamberga i pezzi di pane e i sacchi di mais che erano rimaste loro e partirono lungo la strada, in direzione nord, passando da Tarotshè. Lasciarono i confini del paese e rimasero a Cipro per tutto il tempo durante nel quale perdurò la minaccia.

Mistral IV, saputo dalle sue guardie che i genitori erano fuggiti dal paese, divenne furioso, e gridò: " Guardie, Questo Joseph e questa Miriam sono degli agitatori! Mi hanno sfidato e ora si sono resi colpevoli di tradimento, rifiutando il mio editto reale! Eradicateli immediatamente! Quanto a questo figlio di... di... egli non deve predicare. Andate e trovate tutti i bambini con meno di 2 anni, e eradicateli, con la catapulta se necessario!"

Così, il famoso esercito di Mistral, che era in grado di arruolare in poche ore, si mise in marcia, rastrellando tutto il paese. Setacciarono ogni mercato, ogni taverna, lasciando messaggi nei quali chiedevano alla popolazione di portare alle autorità tutti i bambini di meno di due anni, per contarli, dissero.

E le persone comuni, innocentemente, portarono i loro figli e nipoti alle autorità senza rendersi conto il dramma che stava andando in scena. Si sentirono pianti e grida di angoscia, si vide il sangue, il sudore e le lacrime. Queste guardie, che erano terribili, sporche e malvagie tagliarono la gola di queste giovani innocenti anime davanti agli occhi dei loro genitori.

E l’oscuro signore, dall’alto del suo trono, silenziosamente guardò il massacro, freddo e distante. Dopo questa crisi, il re ricadde nel suo silenzio, letargico, così dimenticò negli anni successivi di mangiare e perse le forze. Divenne debole, poi scheletrico e infine morì.

A Cipro, i genitori di Joshua appresero della morte di Mistral, e pensarono che la vita del bambino non fosse più minacciata. Così, Joseph e Miriam, decisero di tornare in Giudea, tuttavia, decisero di non chiamare più il loro figlio Joshua, ma Christos, per non attirare l'attenzione su di lui. Presero dalla loro stamberga i pezzi di pane e i sacchi di mais che gli erano rimasti e partirono lungo le strade in direzione sud, passando da Tarotshè. Arrivarono infine in una città chiamata Nazareth, affinchè si compisse la profezia di Aristotele.

_________________

Grand Prieur de l'Ordre Franciscain
Doyen du Séminaire Franciscain - Maître des novices franciscain
Préfect du Saint Office
Theologue et Scripteur du Saint Office - Eveque d'Abruzzo
Profilo RR - Profil RR
Revenir en haut Aller en bas
Voir le profil de l'utilisateur
Franciscus_bergoglio
Grand Prieur
avatar

Nombre de messages : 1013
Age : 47
Paroisse : L'Aquila
Statut : Curé
Autres : Grand Prieur de l'Ordre Franciscain, Doyen du Séminaire Franciscain, Maître des novices franciscain
Date d'inscription : 05/06/2013

MessageSujet: Capitolo III- La sua infanzia a Nazareth    Lun 10 Fév 2014 - 22:00

Capitolo III

Christos così passò la sua infanzia nel villaggio di Nazareth dove fu allevato da suo padre Joseph (un carpentiere) e da sua madre, Miriam.

Christos fu un bambino esemplare e pieno di amore, era amato da tutto il vicinato. Inoltre, una donna, superando tutti gli altri in benevolenza, offrì un piccolo orto alla coppia. Così mentre Joseph andava a tagliare la legna nella forestra vicina, Miriam coltivava le verdure. Questo cibo sano parve fare meraviglie in Christos, che, durante tutta la sua infanzia, mostrò uno straordinario carisma per un bambino così piccolo. Le sue parole erano oro colato e, quando parlava, tutti lo ascoltavano con attenzione, senza il coraggio d'interromperlo.

E Miriam, che continuava a raccogliere le sue verdure, poté presto permettersi di comperare un piccolo prato dove qualche pecora poteva pascolare tranquillamente.

A Christos piacque aver a che fare con questi placidi animali. Quando gli altri gli chiedevano il perchè, visto il duro lavoro che richiedevano, Christos rispondeva: " Dio ha donato il lavoro agli uomini in modo che ogni giorno possiamo meritarci il titolo di Figli di Dio. Egli ci ha concesso di essere superiori agli animali e di essere gli unici a beneficiare del dono del linguaggio, perchè siamo gli unici in grado di amare senza volere nulla in cambio. Mi piacciono questi arieti e queste pecore, non perchè spero di avere qualcosa in cambio, ma poichè essi sono come siamo noi quando veniamo generati dall'Altissimo.”

Christos spesso aiutava suo padre a trasportare i tronchi di legno a casa dal mercato e lì guardava Joseph lavorarlo e dargli la forma. Un giorno Christos disse:
"Questo legno che spiani e che tagli per farne oggetti è come l’immagine del mondo. Come questo legno, il mondo diventa come noi stessi lo rendiamo, perciò dobbiamo lavorarlo con amore e attenzione. Gli uomini sono oggetti, e io vorrei fare di questi oggetti la mia Chiesa."

Miriam preparava un pasto mischiando pane raffermo, mais e latte, il tutto bollito in un vaso di terracotta.

Christos disse:
"Questo piatto che tu prepari, questi cibi che si mischiano tra loro sono un’immagine delle persone. Poiché noi dobbiamo mescolarci insieme per formare e rilasciare questo profumo di felicità."

A loro volta, Joseph e Miriam insegnarono al bambino i principi delle virtù. Christos mostrò in questo campo una straordinaria recettività. Non solo capiva questi precetti: li viveva pienamente. Egli respirava la virtù e tutti gli abitanti del villaggio furono ispirati dal loro esempio.

Inoltre Christos amava camminare nella campagna e nel deserto, per passare il tempo nel mezzo della natura, ammirando le bellezze della creazione. Egli superava l'erba alta e usava i suoi sandali nella sabbia delle dune. Egli superava sentieri, scalava montagne e contemplava il mondo, ammirando la sua armonia e l’omogeneità dei suoi elementi. Forse pensava alle cause prime di tutta questa bellezza?

Così passò la sua infanzia, e crebbe, circondato da persone che lo amavano.

_________________

Grand Prieur de l'Ordre Franciscain
Doyen du Séminaire Franciscain - Maître des novices franciscain
Préfect du Saint Office
Theologue et Scripteur du Saint Office - Eveque d'Abruzzo
Profilo RR - Profil RR
Revenir en haut Aller en bas
Voir le profil de l'utilisateur
Franciscus_bergoglio
Grand Prieur
avatar

Nombre de messages : 1013
Age : 47
Paroisse : L'Aquila
Statut : Curé
Autres : Grand Prieur de l'Ordre Franciscain, Doyen du Séminaire Franciscain, Maître des novices franciscain
Date d'inscription : 05/06/2013

MessageSujet: Capitolo IV- Viaggio in Giudea, prime predicazioni    Lun 10 Fév 2014 - 22:01

Capitolo IV


Avendo raggiunto l'età virile, Christos decise di lasciare i suoi genitori in modo da attraversare il mondo e aiutare il suo prossimo. Lasciò casa con le idee mature sui precetti di Aristotele e sul messaggio di Dio.

Avendo dato l’addio ai suoi genitori, si avventurò in Giudea. Attraversò sentieri precipitosi, scalò montagne, scese fino alle pianure e attraversò fiumi.

Durante i suoi viaggi, incontrò molte persone, spesso vestite di stracci, che cercavano nel viaggio e nella meditazione un modo di arrivare alla piena verità. Christos si fermò a parlare con molte di queste persone, arricchendosi interiormente grazie alla loro esperienza e umanità.

Ma lui vide anche gli eccentrici e gli stravaganti, i pazzi e gli eremiti. In breve, vide moltissimi vagabondi rifiutati, a causa del loro odio per l’umanità, per la compagnia e per la vita in città.

Così provo a relazionarsi con questi poveri essere umani; parlò loro spiegando la filosofia di Aristotele e gli insegnamenti dell’Altissimo.

"Aristotele, " disse, "ci insegnò che l'uomo saggio deve prendere parte alla vita della città. Voi, miei amici, guardatevi. Siete felici? Sperduti come siete al centro del nulla? Amici miei sappiate che l'uomo per natura è fatto per vivere con i suoi simili”.

Avendo detto ciò, Christos moderò le sue parole, con queste:

"Ma non dimentichiamo che ogni uomo ha anche un’individualità, ogni uomo ha il suo proprio rapporto con Dio e con la natura. Per non dimenticarlo e per trovare in voi le risorse necessarie alla riflessione, Dio vuole che voi possiate, ogni tanto, entrare in ritiro, lontano dalla città, al fine di ritrovarvi nuovamente, nella preghiera e nella calma, nella quiete e nella concentrazione del vostro spirito.

Il ritiro è quindi un mezzo per allontanarsi dalla città, per meglio contemplarla e meglio apprezzarla”.

La sua forza di persuasione era tale che chiunque attraversava il suo cammino veniva convinto. E, dopo aver parlato con Christos, ritornavano alle loro città causando fra i cittadini sorpresa e gioia.

In effetti, i tempi erano duri, e tutti aspettavano l’arrivo di un messia. Così, in quei giorni, molti tornarono alle loro case dicendo:

" Christos, il nostro salvatore, è arrivato come è stato detto nella profezia di Aristotele".

Ma Christos sentiva in se la necessità di ritirarsi per un periodo di raccoglimento. Quindi, si isolò dal mondo camminando nel deserto. Il suo ritiro spirituale durò per quaranta giorni.

_________________

Grand Prieur de l'Ordre Franciscain
Doyen du Séminaire Franciscain - Maître des novices franciscain
Préfect du Saint Office
Theologue et Scripteur du Saint Office - Eveque d'Abruzzo
Profilo RR - Profil RR
Revenir en haut Aller en bas
Voir le profil de l'utilisateur
Franciscus_bergoglio
Grand Prieur
avatar

Nombre de messages : 1013
Age : 47
Paroisse : L'Aquila
Statut : Curé
Autres : Grand Prieur de l'Ordre Franciscain, Doyen du Séminaire Franciscain, Maître des novices franciscain
Date d'inscription : 05/06/2013

MessageSujet: Capitolo V- Ritiro nel deserto e incontro con la creatura senza nome   Lun 10 Fév 2014 - 22:03

Capitolo V

Joshua camminava nel deserto già da diversi giorni, bevendo l'acqua del suo otre e mangiando cavallette dalla sabbia quando, stanco, fu pervaso dal desiderio di sdraiarsi e di non muoversi più. Sembrava che una forza misteriosa gli dicesse:

"Fermati, Christos, figlio di Joseph, perchè sei stanco. Se lo desideri, potresti girarti e ritornare a casa tua senza faticare oltre."

Era la creatura senza nome, che aveva vissuto nell’oscurità per millenni. Essa non voleva che, attraverso Christos, la parola d'amore di Dio fosse diffusa. Aveva deciso di corrompere Christos al fine di distoglierlo dalla sua giusta missione. Se le radici dell’albero fossero stati recise, non avrebbe dato frutto.

Christos rispose, senza rabbia: " Vattene da me, tu che mi vuoi far smarrire nell’ozio, io continuerò perchè il mondo appartiene a coloro che si alzano presto!"

E in quel momento la tentazione del riposo sparì.

Dopo, poiché Joshua aveva digiunato per giorni, divenne sempre di più affamato. Aveva dolori alla pancia, e gli era venuto il desiderio di mangiare le ultime provviste che gli erano rimaste nel suo sacco di pelle di pecora. La creatura senza nome, dotata di un eccezionale carisma, gli disse:

"Apri il tuo sacco Christos, figlio di Joseph, poiché sei affamato. Mangia questo pane e questa carne che ti attendono. Potrai sempre mangiare le cavallette più tardi."

Christos gli rispose ancora senza rabbia:" Vattene, tu sei che mi vuoi far smarrire nell’ingordigia. Non aprirò la mia borsa, poiché il mondo appartiene a coloro che sanno resistere alla fame."

In seguito, mentre Christos si trovava in un bel paesaggio del deserto, era stanco, affamato e le sue membra gli facevano male. Improvvisamente, fissando l'orizzonte davanti a se, ebbe l’impressione di vedere un’oasi. Era un laghetto circondato da verdi cespugli. L'oasi era molto lontana, ma le lacrime di gioia sembravano non tenerne conto. Christos si accorse ben presto delle figure femminili, nude, che facevano il bagno nelle acque. La voce mielosa della creatura senza nome gli disse:

"Perchè esiti, Christos, figlio di Joseph, ad unirti a loro? Non le senti? Quelle belle donne che ti chiamano? Sono lì per te! E sono bellissime, caspita!"

Christos rispose, senza rabbia:" Vattene, spirito del vizio, che vuoi perdermi nella lussuria. Non devierò dal mio percorso, poiché, come è vero che ti ho detto, quella oasi e quelle donne spariranno dalla mia vista."

E infatti, ben presto, l’immagine dell’oasi sparì, lasciando Christos a guardare soltanto il deserto che si estendeva fino all’orizzonte ed era illuminato dal sole.

Così, quando Joshua iniziò a camminare, senza guardarsi indietro, improvvisamente vide davanti a se l’immagine di una grande città. Questa città era splendida, le torri e le mura non nascondevano la sua ricchezza e le sue case, decorate con oro e pietre preziose, sembravano brillare come migliaia di fuochi. Una cupola spuntava sopra la città, superando tutte le altre. Era il palazzo del sindaco. La voce sommessa della creatura senza nome chiamò Christos:

"Vedi quella bella città? Pensa alle sue ricchezze! Con i tuoi talenti, se lo desideri, puoi diventare il sindaco. Poiché, in verità, sei stato in grado di sopportare il digiuno per tutti questi giorni, resistendo anche alla stanchezza e alla lussuria; la tua forza d’animo potrà portarti molto in alto!"

Così Christos gli rispose, senza arrabbiarsi:" Vattene, spirito maligno che vuole farmi perdere nell’orgoglio, nell'invidia e nell’avarizia. Io resisterò anche a questi peccati perchè è un uomo piccolo quello che che cede a queste pulsioni.”

La creatura senza nome gridò:" Dio ci ha reso i suoi figli, perchè siamo i più forti tra le sue creature. Fra noi, io sono il suo preferito, perchè io sono il più forte tra noi. Ho capito da solo che il forte ha sempre dominato il debole, come gli uomini dominano le mucche, i maiali e le pecore. Dio ci ha dato la sua creazione per provare i mille piaceri del corpo e dello spirito che meritiamo. Vi è un modo migliore di omaggiare Dio di saper apprezzare i piaceri della sua creazione?"

Ma Christos ribatté:" Vattene, tentatore! La tua presenza in mezzo alla creazione è un insulto verso Dio. Io ti conosco non come il suo preferito. Lui ti relegò all’oscurità perchè ti eri allontanato dalla sua luce. Ti ha lasciato la parola solamente per testare la fede dgli umani."

E aggiunse:" Dio ci ha reso i suoi figli, poiché siamo gli unici che possono amare senza aspettarci niente in cambio. Non ti ha dato questo titolo, creatura vile, poiché non hai un cuore, poiché la tua anima è nera come il carbone. Effettivamente, il mondo, creato da Dio, offre migliaia di piaceri a anche di più. Effettivamente, dobbiamo rendergli omaggio sapendoli apprezzare con il giusto valore. Ma questi piaceri devono essere gustati e non divorati. Solo la virtù, come ci è stato insegnato dal profeta Aristotele, ci permette di apprezzare questi piaceri mondani senza cadere nel vizio e nel peccato."

Concluse infine:" Questo poiché il peccato è la negazione della perfezione divina. Il totale abbandono a molti piaceri è accompagnata dalla deviazione dall’amore di Dio, mentre l’assaporare misuratamente i piaceri della creazione divina può essere fatto soltanto nell’amore del nostro Creatore. Adesso vattene."

Improvvisamente, la creatura senza nome, che era strisciato al fianco di Joshua, sparì, lasciandolo solo alle porte del deserto. Aveva attraversato il paese delle tentazioni in quaranta giorni.

_________________

Grand Prieur de l'Ordre Franciscain
Doyen du Séminaire Franciscain - Maître des novices franciscain
Préfect du Saint Office
Theologue et Scripteur du Saint Office - Eveque d'Abruzzo
Profilo RR - Profil RR
Revenir en haut Aller en bas
Voir le profil de l'utilisateur
Franciscus_bergoglio
Grand Prieur
avatar

Nombre de messages : 1013
Age : 47
Paroisse : L'Aquila
Statut : Curé
Autres : Grand Prieur de l'Ordre Franciscain, Doyen du Séminaire Franciscain, Maître des novices franciscain
Date d'inscription : 05/06/2013

MessageSujet: Capitolo VI- I primi discepoli.   Lun 10 Fév 2014 - 22:04

Capitolo VI

A quei tempi, il mondo era in crisi. Vi erano molte religioni pagane. Inoltre, alcuni uomini avevano dimenticato i precetti di Aristotele e adoravano falsi idoli. Altri, raccolti in una potente Chiesa, dicevano di seguire Aristotele, ma si erano allontanati dal suo messaggio o lo comprendevano male. Fortunatamente, c'erano ancora delle persone che vivevano nelle virtù come aveva insegnato il nostro primo profeta.

Dovete sapere, figli miei, che né la potente Chiesa, di cui vi ho parlato, né l'adorazione degli idoli rispondevano alla sete per il divino della moltitudine. Così, gli abitanti della Giudea vivevano in uno stato permanente di peccato e avevano sempre più distolto il loro sguardo dalla trascendenza e dall'Altissimo.

C'erano ancora delle persone che cercavano di raccogliere gli uomini di buona volontà, ma la maggioranza sguazzava in atti di violenza carnale e fornicazione. Questa vita di piaceri si aggiungeva alla preferenza delle persone per l’individualismo rispetto alla comunione e alla comunicazione. Molte di queste anime perdute vollero ritornare alla loro guida spirituale, il più grande sacerdote del paese, il capo di tutti i sacerdoti, ma questo rimase in silenzio davanti a loro.

Era un uomo di poche parole, che rispondeva laconicamente ad ogni domanda:
"Non abbiate paura, aprite le vostre braccia ad Aristotele."

Christos, dopo la sua prova nel deserto, ritornò alla civiltà, e predicò la buona novella e il messaggio di Aristotele sulle piazze dei villaggi. Diceva:

"Convertitevi! Confessate i vostri peccati, perchè all’Altissimo non piace vedere il vizio conquistare la città degli uomini!"

Molte persone, ascoltavano i suoi discorsi. Due di queste, un artigiano e il suo apprendista, furono colpiti dalla precisione di quelle parole. Questi erano Tito, e il vostro servo, Samot.

Ci avvicinammo a Christos, accompagnati presto dal nostro amico Paolo, un contadino. Io ero il più giovane, ero poco più che un bambino, ma fui io a parlare: "

Maestro, le tue parole sono così giuste, parlaci del messaggio di Aristotele!"

Allora Christos, toccato dalla mia innocenza giovanile, ci rispose:
"Allora, seguitemi. I vostri mestieri, le vostre merci, i vostri attrezzi, potranno aspettare fino alla fine della vostra missione. Poichè, per il momento, vi farò costruire la mia Chiesa: lo strumento di pace più bello che il mondo abbia mai conosciuto. Sappiatelo, vi insegnerò la saggezza di Aristotele e il messaggio di Dio, ma prima dovrete imparare l’altruismo e lo spirito di sacrificio."

Ci mettemmo tutti in cammino verso la grande basilica in cui risiedeva il capo di tutti i sacerdoti. L' uomo era profondamente addormentato davanti ad una assemblea stupita che spiava ogni minimo movimento delle narici o delle palpebre, aspettando la cerimonia della sua sveglia.

Christos, accompagnato dai suoi tre compagni, entrò nella sala e disse:
"Tu, uomo di poca fede, perchè indugi nell'occuparti dei bisogni dei credenti? Perchè non risponti alla loro angoscia?"

Christos si girò verso di noi, e disse:
"Sappiatelo: Quest’uomo rappresenta il vizio infiltrato nel cuore stesso del tempio di Dio. Egli è la vostra immagine, amici miei, che nel vostro cuore di creature di Dio, conosceta pure tutti i peccati.
Guardate, colui che non muove neanche il più piccolo dito, non merita di essere re.
E tu, re dei credenti, cosa fai? Non vedi che la tua Chiesa si sfascia? Non senti il grido delle anime che ti chiedono aiuto da fuori le mura del tuo palazzo?"

Svegliato dalla voce di Christos, il gran sacerdote, uomo di poche parole, ma che non le usava con giudizio, si alzò e disse:

"Ma chi crede di essere questo tizio? Non sei contento se non rompi, perdiana! Devi proprio cominciare a scassare le mie santissime scatole?

A queste parole, Christos si girò verso i suoi discepoli, e disse:

"In verità, vi dico; è meglio sentire che essere sordi! Quest' uomo cade negli eccessi denunciati da Aristotele, rimane silenzioso la gran parte del tempo, ma quando si sveglia, parla troppo. Non conosce la virtù della temperanza, né il principio della giusta via di mezzo."

_________________

Grand Prieur de l'Ordre Franciscain
Doyen du Séminaire Franciscain - Maître des novices franciscain
Préfect du Saint Office
Theologue et Scripteur du Saint Office - Eveque d'Abruzzo
Profilo RR - Profil RR
Revenir en haut Aller en bas
Voir le profil de l'utilisateur
Franciscus_bergoglio
Grand Prieur
avatar

Nombre de messages : 1013
Age : 47
Paroisse : L'Aquila
Statut : Curé
Autres : Grand Prieur de l'Ordre Franciscain, Doyen du Séminaire Franciscain, Maître des novices franciscain
Date d'inscription : 05/06/2013

MessageSujet: Capitolo VII- I dodici che difesero Christos   Lun 10 Fév 2014 - 22:04

Capitolo VII

Ah, mi ricorderò sempre quel giorno, amici miei. Dopo aver lasciato la Basilica, ci trovammo faccia a faccia con un gruppo di oziosi che litigavano animatamente gli uni contro gli altri. Provammo a trattenere Christos, ma non ci ascoltò e si avvicinò al gruppo rissoso.

Capì immediatamente la causa di quel conflitto; davanti a lui una pecora era smarrita, terrorizzata dalle urla che arrivavano da ogni parte. Alla sua sinistra c' erano dei seguaci delle religioni pagane, il loro sacerdote in testa, tenendo in mano un lungo coltello. Alla sua destra alcune persone deluse dal paganesimo e che si erano allontanate di meno dai precetti di Aristotele rispetto agli altri, che si erano radunati per denunciare i barbari sacrifici che si preparavano in onore di falsi dei. Ogni fazione urlava con veemenza contro l’altra.

Allora Christos, con calma, chiamò verso di lui l’animale terrorizzato, che avanzava docilmente verso di lui. Christos lo accarezzò e gli disse di andare per la sua strada. La pecora se ne andò. Ma il sacerdote pagano pieno di rabbia contro Christos avanzò verso di lui, con il coltello alzato. In quel momento ci mettemmo in mezzo io, Tito e Paolo, seguiti ben presto da altri nove di coloro che erano delusi dal paganesimo che erano riuniti a destra. Ma Christos avanzò e affrontò il sacerdote da solo. Questo incorciò allora lo sguardo con l'uomo benedetto da Dio, si voltò, e se ne andò senza parole, seguito dalla folla di pagani con aria imbarazzata.

Quindi, noi altri, i dodici che volevamo difendere Christos, stupiti da ciò che era appena accaduto, ci girammo verso questo misterioso uomo.

Uno di noi, un uomo che non conoscevo ancora, ma che era chiamato Tanos, gli disse:
"Ma chi sei tu, la cui calma e la dolcezza hanno avuto ragione dell'infame pagano?"

E Christos gli rispose: " Il mio nome è Christos, figlio di Joseph e di Miriam. Chi mi conosce dice che io sono il messia, poiché io amo Dio e gli altri esseri umani."

E noi esclamammo:"In verità, nessuno di noi ne dubita. Rendiamo grazie all’Altissimo per averti mandato a noi, così che la Sue parola illumini le nostre vite e la profezia di Aristotele si concretizzi."

E infine Christos rispose:" In verità vi dico, è abbastanza triste che così tanti figli di Dio siano allontanati dal Suo amore. E' necessario guidarli così che i loro errori passati siano corretti. Mi seguirete e diventerete apostoli della parola di Dio?"

I nove che non conoscevano ancora Christos si guardarono tra loro, sembravano un gruppo diviso tra la gioia e l'angoscia. Chiesero al messia cosa era necessario fare per unirsi a lui.

_________________

Grand Prieur de l'Ordre Franciscain
Doyen du Séminaire Franciscain - Maître des novices franciscain
Préfect du Saint Office
Theologue et Scripteur du Saint Office - Eveque d'Abruzzo
Profilo RR - Profil RR
Revenir en haut Aller en bas
Voir le profil de l'utilisateur
Franciscus_bergoglio
Grand Prieur
avatar

Nombre de messages : 1013
Age : 47
Paroisse : L'Aquila
Statut : Curé
Autres : Grand Prieur de l'Ordre Franciscain, Doyen du Séminaire Franciscain, Maître des novices franciscain
Date d'inscription : 05/06/2013

MessageSujet: Capitolo VIII- I dodici Apostoli    Lun 10 Fév 2014 - 22:07

Capitolo VIII

Ah, figli miei, ciè che Christos ci disse allora ci illuminò! Le sue parole sono rimaste scolpite nella mia memoria.

"Amici miei, " ci disse, " non sbagliate! Coloro che non vivono nell’amicizia come Aristotele ci ha insegnato bruceranno nelle fiamme di Geenna.

Coloro che cedono alle tentazioni del peccato, coloro che non conoscono la virtù, questi finiranno nella sofferenza e nella solitudine dell’inferno.
Coloro che cedono alla mielosa voce del peccato, che sono attratti dai suoi discorsi, saranno condotti nelle tenebre.
Coloro che, infine, respingono l’amore di Dio e degli esseri umani, chi cerca rifugio solamente nel proprio egoismo, finirà nell'abisso infernale.

Dunque, fratelli e sorelle, state attenti e vigilate! Poiché nessuno conosce il giorno in cui le profezie si avvereranno. Nessuno conosce il giorno e l'ora della fine dei tempi."

Ascoltammo attentamente ciò che disse, avendo l’intuizione che quel giorno sarebbe stato decisivo per le nostre vite future. E i nove che si erano interposti rimasero a bocca aperta davanti a tanta verità e precisione, davanti a un tale uomo.

Christos riprese:

"Volete unirvi a me? In questo caso avrete molto amore nel vostro cuore e mi seguirete, dandomi un po' del vostro tempo al meglio che potrete. D'altra parte, se sceglierete di dedicarvi a guidare gli altri lungo la via della Chiesa, è necessario che siate pronti a dedicarle tutte le priorità. Allora prendete distanza dai beni, dal lavoro, dagli attrezzi, dite addio alla vostra famiglia... preferite la semplicità e l'istruzione rispetto ai ricchi ornamenti e ai bellissimi gioielli. Poiché il nostro compito ci richiederà il sacrificio del bene personale per il bene collettivo, ma, in cambio, sarete accolti in santità tra i figli di Dio."

E disse ancora:

"Se la vostra famiglia non vi capisse, pregate per loro, poiché non sono sensibili al messaggio di Dio.
Se colui che vi assume vi prende in odio, non vi arrabbiate con lui, e pregate per lui, poiché non è sensibile al messaggio di Dio.
Se i vostri amici vi frenano, allora portatateli con voi, cosicché anche loro possano scoprire il messaggio di Dio.

La strada sarà lunga e tortuosa, la via accidentata, l'orizzonte remoto, la salita ardua, ma il sole che brilla sopra di noi guiderà i nostri passi. Avremo problemi, discussioni, arrabbiature, passioni, esitazioni, ma l'amore e l'amicizia ci uniranno, e Dio ci supporterà.

Se voleste vivere da soli, discutere da soli, mangiare da soli, camminare da soli, allora nessuno ve lo impedirà, andate per la vostra strada e rifugiatevi nell’amore per voi stessi.

Ma se qualcuno vi colpirà, e cadrete, nessuno sarà là a soccorrervi.

Se volete vivere in gruppo, nell’amore dei vostri amici e della moltitudine, se volete dividere il vostro pane con i vostri amici, camminare con i vostri fratelli, allora venite e seguitemi.

In questo caso, se cadrete lungo la strada, un fratello si fermerà e vi aiuterà."

E noi, suoi amici, ascoltammo e fummo d'accordo con Christos. Da quel momento eravamo in dodici a seguirlo. Le sei donne si chiamavano Calandra, Adonia, Elena, Chirene, Ofelia e Uriana. I sei uomini erano Dagiu, Tanos, Paolo, Niccolò, Tito, e Samot, il vostro servo.

_________________

Grand Prieur de l'Ordre Franciscain
Doyen du Séminaire Franciscain - Maître des novices franciscain
Préfect du Saint Office
Theologue et Scripteur du Saint Office - Eveque d'Abruzzo
Profilo RR - Profil RR
Revenir en haut Aller en bas
Voir le profil de l'utilisateur
Franciscus_bergoglio
Grand Prieur
avatar

Nombre de messages : 1013
Age : 47
Paroisse : L'Aquila
Statut : Curé
Autres : Grand Prieur de l'Ordre Franciscain, Doyen du Séminaire Franciscain, Maître des novices franciscain
Date d'inscription : 05/06/2013

MessageSujet: Capitolo IX- Christos diffonde la buona novella   Lun 10 Fév 2014 - 22:08

Capitolo IX

E fu in questa maniera, viaggiando di villaggio in villaggio, che Christos portò la buona novella alle folle che di volta in volta si riunivano. Ogni volta le genti erano colpite dalla giustizia dei suoi concetti e dal potere delle sue parole. Così tanto che la fama di Christos si propagò in Galilea fino agli angoli più remoti della , e le folle vennero in numero sempre più grande nei luoghi in cui Christos parlava.

Diceva spesso: "Amate Dio come Lui ama voi e vivete tutti in amicizia con gli altri, così come vi ha insegnato Aristotele", o "Credete all'amore che Dio nutre per voi, e amate Dio a vostra volta."

E diceva anche: "Che la vostra solidarietà non abbia confini! Ricordate, amici miei, che Aristotele visse in un paese in cui vi era intolleranza nei confronti degli altri popoli. Al giorno d'oggi, sappiate che tutte le nazioni sono meritevoli di rispetto, e le loro genti d'amicizia e di libertà. "

Infine conludeva: "Allo stesso modo amicizia e solidarietà non devono essere limitate da barriere fra i sessi. Perchè tanto gli uomini quanto le donne sono figli di Dio, e in ciò, sono uguali."

Sulla strada, incontrava molti malati e infermi, e così vedevamo cose straordinarie: era sufficiente che Christos toccasse un lebbroso o un cieco, affinchè la sua infermità sparisse. I malati si sentivano nuovamente sani al suo avvicinarsi, e pieni di nuova speranza. I muti cominciavano a parlare, i sordi a sentire, i ciechi a vedere, i paralitici a camminare, e tutti benedicevano Christos e l'Altissimo, lodandoli e ringraziandoli con tutto il cuore.

Un giorno, il nostro piccolo gruppo di pellegrini raccolse un uomo, che era stato attaccato mentre si trovava sulla strada, in gravi sofferenze. L'uomo non aveva più la forza di andare avanti. Non beveva da molto tempo. Così Christos si rivolse all'assetato, e gli disse:

"Luce, Luce, tu sei la luce dentro la luce. La tua fede ti illumina e ti salva!"

Non avevamo acqua per dissetare il povero uomo, ma Christos ci disse "Non è così grave, semplicemente dovrà bere dalle mie mani."

E così Christos si inginocchiò, unì le sue mani a coppa e le portò alle labbra dello sfortunato. A quel punto accadde un miracolo incredibile, le mani di Christos infatti si riempirono di acqua e l'uomo riuscì a bere.

Poi gli demmo da mangiare, ce lo caricammo sulle spalle e lo portammo fino al villaggio in cui viveva.

E questo è solo un esempio della moltitudine di cose straordinarie che Christos faceva quando lo accompagnavamo lungo i suoi viaggi. Faceva queste cose sempre nella maniera più naturale e semplice possibile, e così noi eravamo catturati dal potere che Dio gli aveva concesso.
E continuavamo sulla nostra strada, desiderosi di amore e di verità, seguendo il nostro messia mentre ci raccontava molte parabole che mi sono rimaste scolpite nella mente, e che, amici miei,vorrei potervi trasmettere, se ne avrò l'occasione...

Ci avvicinammo a Gerusalemme, l'immensa e popolosa città di un popolo ricco e cosmopolita.

_________________

Grand Prieur de l'Ordre Franciscain
Doyen du Séminaire Franciscain - Maître des novices franciscain
Préfect du Saint Office
Theologue et Scripteur du Saint Office - Eveque d'Abruzzo
Profilo RR - Profil RR
Revenir en haut Aller en bas
Voir le profil de l'utilisateur
Franciscus_bergoglio
Grand Prieur
avatar

Nombre de messages : 1013
Age : 47
Paroisse : L'Aquila
Statut : Curé
Autres : Grand Prieur de l'Ordre Franciscain, Doyen du Séminaire Franciscain, Maître des novices franciscain
Date d'inscription : 05/06/2013

MessageSujet: Capitolo X- Arrivo a Gerusalemme   Lun 10 Fév 2014 - 22:09

Capitolo X

Raggiungemmo questa grande e bella città in una splendida giornata. Riesco ancora a vedere il sole splendere sul mio capo, la luce delicata che i miei occhi farebbero fatica a vedere oggi. Conservo questi ricordi in un luogo profondo nell'anima.

Attraversammo le grandi porte per avventurarci nel centro della città, arrivando a un grande luogo brulicante di attività. Infatti, questo era il luogo dove venivano scambiati i beni, dove molti commercianti vendevano frutta, verdura, tronchi di legno... o anche vestiario come scarpe, pantaloni, cappelli.

In questo luogo regnava un frastuono assordante. E così, quanto Christos si diresse alla fontana centrale e parlò alla popolazione, tutti si fecero silenziosi, e non si sentì altro che la sua volce dolce e chiara fluttuare nel silenzio.

"Uomini e donne di Gerusalemme" disse "venite a me e ascoltate la parola di Dio. Lui vuole condividere il suo amore con voi. Amatelo e voi Lo colmerete di gioia, e questa gioia sarà anche nelle vostre anime. Allontanatevi dal Suo amore e Lui ne sarà addolorato, e questo dolore sarà la vostra più grande sofferenza."

Poi una folla si riunì attorno a Christos, ed erano molti quelli che chiedevano di lui:

"Ma chi sei tu, straniero, per conoscere così bene dell'amore di Dio?"
Christos rispondeva loro: "Io sono Christos di Nazareth, il messia, guida e specchio della divinità, Dio è in me. Il profeta Aristotele ha annunciato la mia venuta, affinchè vi mostrassi la via da seguire per vivere nell'amore dell'Altissimo."

Ma qualcuno ancora dubitava delle sue parole, e disse: "E come facciamo a sapere se ciò che dici è il vero, o se le tue parole non sono che miele per distrarci e distogliere le nostre orecchie dal Suo vero messaggio?"

Christos allora rispose: "Vedete anche voi stessi, dal momento che siete rimasti in silenzio mentre parlavo, e che vi siete tutti radunati qui vicino a me! Ascoltate i vostri stessi cuori gridare la loro fede che si nutre con le mie parole. Guardate semplicemente intorno a voi! In questa folla riunita intorno a me molti disabili si sono alzati per ascoltarmi, molte persone gravemente malate si sono avvicinate, senza nemmeno accorgersi che ora sono completamente guarite, molti uomini vecchi e stanchi hanno trovato una nuova giovinezza ascoltandomi. Questo è perchè Dio ci ama, e quelli che mi ascoltano e mi credono sono benedetti da Lui."

A questo punto tutti erano sorpresi, e la voce che Christos, annunciato da Aristotele, era finalmente giunto si diffuse velocemente in città. Di conseguenza, di tutti quelli che portavano in loro una qualche traccia di umano e divino, tutti quelli che da molto tempo si erano allontanati dai culti pagani, tutti questi lasciarono i loro mestieri e cercarono di raggiungere il messia per poterlo sentire parlare il quel posto.

Così dunque, dopo mezzora, le strade erano piene di passanti, ed era impossibile muoversi nel centro della città, mentre le periferie erano deserte. Un passante avrebbe potuto metterci un'ora per percorrere una via che avrebbe necessitato cinque minuti in piena notte, o nelle ore meno frequentate del giorno. E le guardie ebbero le maggiori difficoltà nell'affrontare il problema.

Ma non era tutto, figli miei... ah, se solo l'aveste visto! Se aveste visto le taverne svuotarsi, e questo disordine crearsi! La vostra giovinezza ribelle vi avrebbe fatto amare questo uomo che sconfisse l'ordine stabilito! Riuscite a immaginare, amici miei, tutte le attività abbandonate? La città paralizzata? L'economia bloccata?

_________________

Grand Prieur de l'Ordre Franciscain
Doyen du Séminaire Franciscain - Maître des novices franciscain
Préfect du Saint Office
Theologue et Scripteur du Saint Office - Eveque d'Abruzzo
Profilo RR - Profil RR
Revenir en haut Aller en bas
Voir le profil de l'utilisateur
Franciscus_bergoglio
Grand Prieur
avatar

Nombre de messages : 1013
Age : 47
Paroisse : L'Aquila
Statut : Curé
Autres : Grand Prieur de l'Ordre Franciscain, Doyen du Séminaire Franciscain, Maître des novices franciscain
Date d'inscription : 05/06/2013

MessageSujet: Capitolo XI- Creazione della Chiesa con Tito e gli altri apostoli.    Lun 10 Fév 2014 - 22:10

Capitolo XI

E tutta la città si riunì attorno a Christos. E lui continuava a parlare, più tranquillamente che era possibile.


"Vedete, questa città di Gerusalemme soffoca dalla sua stessa mancanza d'umanità.
Avete perso i valori della condivisione e dell'amicizia. Ma avete perso soprattutto il più importante fra tutti: la fratellanza!
Questa città soffoca per l'assenza di carità e amore! Pensate alla mensa dei poveri; chi di voi ha mai preparato un pasto o dato del pane ai vagabondi?"

E la gente abbassava gli occhi, vergognadosi di mancare di questa generosità. Una di loro, il cui nome era Natchiachia, alzò verso il messia il suo volto, e gli disse:

"Maestro, cosa dobbiamo fare per vivere nell'amore di Dio?"

Così Christos le rispose con un sorriso:

"I fedeli di Dio, coloro che hanno appreso gli insegnamenti di Aristotele e che vogliono seguire la via che vi mostro, devono formare una comunità di vita. Questa comunità troverà il suo senso, e permetterà a ognuno di vivere nella virtù, se è unita in quell'amicizia reciproca che ognuno dei suoi membri deve provare verso i suoi simili. Per guidarvi, sarò il padre di questa comunità, ne stabilirò i principi, e i miei successori faranno alla stessa maniera dopo di me."

Christos si rivolse poi a Tito, che era lì vicino...
"Tito, amico mio, avvicinati. Tito, tu sei forte e vigoroso. Mi puoi aiutare nel portare avanti questa comunità; tu sarai il mio secondo. Ora Tito, tu sei un titano, ed è con l'aiuto della tua forza che costruirò una Chiesa titanica!"

E si rivolse agli altri apostoli, che erano imbronciati e scuri in volto:

"E voi, guardatevi, ecco che vi dimenticate della virtù e diventate gelosi! Per appartenere alla mia comunità fedele a Dio, sarà necessario cercare di essere puri da tutti i peccati. Ora, vedo che nessuno fra voi può rivendicare un tale livello di virtù. Volgetevi dunque a Dio, fratelli miei, perchè Egli è misericordioso e vi offre la possibilità di lavare i vostri peccati e seguire la via che traccio per voi.
Dunque non siate addolorati, perchè voi sarete i miei successori, porterete la buona novella a tutte le nazioni aiutando Tito a creare la mia Chiesa. Così io vi chiamo ad essere guida per quelli che sono fedeli a Dio. Siate da esempio per chi vi ascolta, perchè una cattiva guida traccerà una cattiva strada per chi la segue. Vi nomino episkopoi (vescovi). Avrete la responsabilità della salvezza delle vostre pecore."

In fine, Christos ritenne che la folla aveva sentito abbastanza per quel giorno, e la disperse.

_________________

Grand Prieur de l'Ordre Franciscain
Doyen du Séminaire Franciscain - Maître des novices franciscain
Préfect du Saint Office
Theologue et Scripteur du Saint Office - Eveque d'Abruzzo
Profilo RR - Profil RR
Revenir en haut Aller en bas
Voir le profil de l'utilisateur
Franciscus_bergoglio
Grand Prieur
avatar

Nombre de messages : 1013
Age : 47
Paroisse : L'Aquila
Statut : Curé
Autres : Grand Prieur de l'Ordre Franciscain, Doyen du Séminaire Franciscain, Maître des novices franciscain
Date d'inscription : 05/06/2013

MessageSujet: Capitolo XII- il Centurione, la confessione e il battesimo.   Lun 10 Fév 2014 - 22:11

Capitolo XII

Quando la folla si disperse, lasciando il luogo vuoto, vi fu spazio per le guardie del procuratore romano che controllava la città. E fu in quel momento, amici miei, che sperimentai una delle maggiori paure della mia vita. I soldati, vestiti di rosso sangue, fecero irruzione in quel luogo da ogni direzione.

Qualcuno apparve sulle mura e altri uscirono da diversi edifici, bloccando tutte le porte e le uscite. Un tribuno a quel punto discese le scale dal palazzo del governatore, accompagnato da un aitante centurione.

Arrivato al centro del luogo, il tribuno si fermò, e si avvicinò al suo centurione. Quest'ultimo allora parlò, e la sua voce brutale ci gridò:

"Tu, Christos, che dici di essere il messia e la guida! Io ti accuso di dannerggiare la città. Tu sei un fomentatore di ribellione, un pericoloso rivoluzionario, un uomo del caos. Io ora esigo che tu mi segua!"

Noi altri, suoi apostoli, eravamo paralizzati dal terrore. Non udivamo che il soffio della brezza che agitava i mantelli dei romani. Ed eravamo in allarme, ansiosamente, per la reazione di Christos. Dagiu era terrorizzato, lui che era rimasto il più rattristato per non essere stato scelto da Christos per costruire la sua Chiesa.

Allora Christos disse al centurione:
"In verità, ti dico, uomo di poca fede, non sarò io a seguire te, perchè sarai tu a seguire me!"

Così il tribuno ordinò al centurione di afferrare Joshua, e l'ufficiale, con espressione feroce, si avvicinò a noi con passo lento. Io respiravo al ritmo dei suoi passi, cercando di calmare il mio cuore, che batteva a velocità impazzita. Quando giunse faccia a faccia con Christos, il Centurione lo guardò negli occhi intensamente e abbastanza a lungo. Poi, tutto a un tratto, si tolse l'emo e si inginocchiò , afferrando l'orlo della tunica del nostro messia.

"Maestro" lo implorò, con grande sorpresa del Tribuno "vorrei seguirvi e fare parte di questa comunità dei fedeli! Cosa devo fare? So di essere un peccatore e di aver servito un cattivo maestro, ma io ti imploro di dirmi come posso essere perdonato?"

Allora Christos lo sollevò, e sotto lo sguardo impietrito dei romani pronunciò queste parole:
"Peccatore, te lo dico, e hai appena fatto la prima cosa che i fedeli devono fare: essere umili, e confessare i propri peccati. Così, se il tuo pentimento è sincero, Dio ti perdonerà."

Christos si rivolse ai suoi apostoli, e continuò:
"E voi sappiate che i peccati commessi dalle vostre pecore sono perdonati, se vengono a confessarli alle vostre orecchie; se sono pronti per farne penitenza."

E poi Christos si avvicinò alla fontana, e disse ancora al Centurione:
"Per grazia dell'Eterno, laverò via i tuoi peccati, rinnovandonti nell'acqua, la fonte di vita!"

A quel punto Christos immerse le sue mani unite sotto nel getto della fontana. Bagnò il corpo del Centurione di quest'acqua, sussurrando queste parole:
"Signore, accetta di lavare questo uomo dai suoi peccati, perchè possa così rinascere nella comunità dei fedeli! Nel nome dell'altissimo. Amen."

Poi Christos chiamò noi, i suoi apostoli, uno a uno a lui, e ci immerse nell'acqua della fontana, facendoci nascere a nuova vita. Ci disse: "Apostoli miei, uomini e donne, per grazia di Dio venite ora lavati dai vostri peccati. Mostrategli che siete meritevoli di questo onore che lui vi offre, perchè il sacramento del Battesimo può essere annullato da chiunque ne tradisca la sostanza."

Fu una delle giornate più intense della mia vita, e che non dimenticherò mai, tanto è scolpito nella mia memoria. La nostra emozione raggiunse il massimo picco quando ci accorgemmo che i soldati se ne erano tutti andati.

_________________

Grand Prieur de l'Ordre Franciscain
Doyen du Séminaire Franciscain - Maître des novices franciscain
Préfect du Saint Office
Theologue et Scripteur du Saint Office - Eveque d'Abruzzo
Profilo RR - Profil RR
Revenir en haut Aller en bas
Voir le profil de l'utilisateur
Franciscus_bergoglio
Grand Prieur
avatar

Nombre de messages : 1013
Age : 47
Paroisse : L'Aquila
Statut : Curé
Autres : Grand Prieur de l'Ordre Franciscain, Doyen du Séminaire Franciscain, Maître des novices franciscain
Date d'inscription : 05/06/2013

MessageSujet: Capitolo XIII- Natchiatchia e il matrimonio.    Lun 10 Fév 2014 - 22:13

Capitolo XIII

Ebbene sì! Questo uomo sembrava capace di tante meraviglie. La sua fede era talmente forte che sembrava in costante comunione con l'Altissimo. Quando cercavamo di comprenderlo meglio e gli facevamo delle domande, lui ci rispondeva sempre, all'infinito:

"Amici miei, Dio vive in ogni cosa perchè Egli è il creatore, sia che questo sia umano, o erba, o farfalle, o nuvole, o il soffio del vento..."

Ma Christos, a differenza nostra, sembrava quasi raggiungere la perfezione divina; perceviva l'esistenza divina con tanta fede che nessun miracolo sembrava impossibile per lui.

E così, dopo la misteriosa partenza dei soldati romani, i quali, oggi, miei amici, mi rendo conto dovevano essere semplicemente andati a chiamare rinforzi, Christos ci guidò verso una grande casa riccamente arredata, che fungeva da taverna e offriva alloggio per la notte. Aveva deciso che ci saremmo sistemati in quel posto, almeno fino al giorno seguente.

Ora, la figlia dei nostri ospiti venne a noi con un otre di vino, per servircelo insieme a del pane, Christos la riconobbe. Era Natchiachia, che gli aveva parlato precedetemente quando era tra la folla.

Natchiachia versò il vino dall'otre nel calice di Christos, e gli chiese:
"Maestro, soffro perchè qualcosa tormenta profondamente il mio cuore. Io ti vorrei seguire nei tuoi insegnamenti, ma amo un uomo di nome Yhonny, lo amo di un amore puro, luminoso come un diamante... cosa dice Aristotele di questo e cosa devo fare?"

Christos le rispose: "Quando due esseri condividono un amore pure, e intendono perpetuare la nostra specie procreando, Dio permette loro, tramite il sacramento del matrimonio, di vivere il loro amore. Questo amore così puro, vissuto nella virtù, glorifica Dio, perchè Lui è amore, e l'amore che gli uomini condividono è il più grande dono che Gli si possa fare. Ma, come il battesimo, il matrimonio è un impegno per la vita, Natchiachia, scegli con giudizio, perchè una volta che tu e Yhonny sarete sposati, non vi potrete più sottrare."

E queste ultime parole stupirono molto i presenti, poichè a quel tempo era comune l'incostanza... Natchiachia ricominciò:

"Ma, Maestro, saremo abbastanza forti da rispettare questa scelta e vivere senza peccare?"

Allora Christos rispose:
"Sappi che è nella natura degli uomini quella di dubitare, e che l'amore che nutrono per Dio e per il suo prossimo può essere a rischio come tutto nella vita. Ma la vita virtuosa è un ideale verso cui l'uomo deve tendere. E, nel suo cammino, può trovare aiuto nella preghiera. La preghiera può infatti essere il tramite con cui rinforzare questo amore quando necessario. Non scordate nemmeno il potere della misericordia, che è garantito grazie a un sincero pentimento."

Christos si rivolse poi a noi, suoi apostoli, che aveva nominato suoi vescovi. Ci disse:

"E voi, amici miei, dal momento che dovrete consacrarvi completamente a Dio, come faccio io, amare nella maniera in cui si condivide amore fra esseri umani sarà per sempre proibito. Voi dovete amare l'umanità, e non un essere umano in particolare. Dunque il matrimonio non sarà per voi, e nemmeno l'atto carnale."

E dal momento che alcuni apostoli erano delusi da questa regola, cominciarono ad arricciare il naso e a borbottare fra loro parole spiacevoli. Christos li guardò, e disse loro:

"Queste restrizioni saranno il prezzo del vostro impegno. Imparate ad amarle, perchè vi permetteranno di portare avanti la vostra santa missione."

Ma Dagiu, la cui carne era molto debole, guardò Natchiachia con sguardo lussurioso. Inoltre, era di indole gelosa e non aveva apprezzato nè l'amichevolezza che Christos aveva dimostrato nei confronti del centurione, nè la particolare benevolenza che mi aveva dimostrato vista la mia giovane età. Questo fu il perchè si alzò, irato, ed esclamò:

"E perchè mai dovrei rispettare ciò? Perchè mai dovrei obbedire a un impegno che non mi riguarda? Tu ci hai dato la carica di vescovi, ma ti sei tenuto gelosamente il ruolo di guida della Chiesa."

Allora Christos gli rispose con calma:
"In verità io ti dico questo: io detengo il comando perchè sono il più capace per guidarvi. Lungo il cammino che abbiamo percorso sono stato come un padre, un papà che prende cura di voi. Ma questo si paga con la stanchezza e la fatica. Il mio ruolo è difficile e logorante... mi stanco perchè porto sulle mie spalle il peso della sofferenza di tutti gli uomini.
Ma tu Dagiu, vedo la rabbia corrompere il tuo volto, sappi che l'incarico che vi ho affidato è altrettanto nobile, e sarà anche difficile. Inoltre, per assistervi nei vostri compiti, potrete nominare altre guide, altri pastori che avranno la responsabilità su ogni città. E voi sarete quelli che decideranno i miei successori."

Ma Dagiu era furioso, doveva essere stato corrotto dalla creatura senza nome perchè non poteva ottenere nessun vantaggio personale, e ci lasciò all'istante. Christos lo guardò senza dire nulla. Il suo sguardo cadde allora sul centurione, che era con noi, con la spada al fianco, che tintinnava metallica. Christos si rivolse a lui e specificò:

"E tu Gracius, se anche tu vuoi diventare uno di questi pastori che guiderà i greggi, dovrai mettere da parte la tua spada, perchè le armi sono fonte di violenza mentre invece tu avrai la missione di insegnare l'amicizia e l'amore divino."

E allora ripetè a noi tutti:
"Dunque, miei apostoli, miei chierici, spetta a voi seguire la via che vi ho indicato, a voi battezzare quelli che vogliono entrare nella comunità dei fedeli di Dio, a voi ordinare preti quelli che vogliono consacrarsi interamente all'amore Dio, a voi ascoltare le confessioni di chi vuole essere mondato dai propri peccati, a voi punire coloro che non saranno meritevoli dell'amore di Dio e predicare almeno ogni domenica, affinchè la volontà dell'Altissimo si compia."

Dopo questo episodio, Christos ci parlò molto della sua Chiesa, del modo in cui la voleva, con un vertice e delle ramificazioni, come un corpo vivo. E tutto ciò si posava su solidi basi; il popolo dei credenti. Presi nota, inoltre, di tutte le sue raccomandazioni, amici miei: queste sono quelle che Tito e altri discepoli hanno insegnato e divulgato largamente dopo averle applicate.

_________________

Grand Prieur de l'Ordre Franciscain
Doyen du Séminaire Franciscain - Maître des novices franciscain
Préfect du Saint Office
Theologue et Scripteur du Saint Office - Eveque d'Abruzzo
Profilo RR - Profil RR
Revenir en haut Aller en bas
Voir le profil de l'utilisateur
Franciscus_bergoglio
Grand Prieur
avatar

Nombre de messages : 1013
Age : 47
Paroisse : L'Aquila
Statut : Curé
Autres : Grand Prieur de l'Ordre Franciscain, Doyen du Séminaire Franciscain, Maître des novices franciscain
Date d'inscription : 05/06/2013

MessageSujet: Capitolo XIV- L'ultimo pasto e il tradimento di Dagiu.    Lun 10 Fév 2014 - 22:14

Capitolo XIV

Il pasto si consumò in un clima molto gioioso, e tutti i convitati erano felici di festeggiare la nascita della nuova Chiesa di Aristotele. Ma notai allora che gli occhi di Christos avevano una strana espressione, colma di tristezza e malinconia. Era più silenzioso del solito, eppure molti dei suoi apostoli non se ne resero conto, occupati come erano nel pianificare pace e amore.

Come vi ho detto, a me , invece, l'atteggiamento di Christos non era sfuggito... desiderando di saperne di più, mi avvicinai a lui e gli chiesi:

"Maestro, perchè sei così pensieroso? Cosa c'è che non va?"
Allora mi sussurrò:
"Samot, mio giovane amico, fedele fra i fedeli, non hai forse visto che Dagiu ci ha lasciato? Indubbiamente per complottare contro di me? Quel pover'uomo dev'essere stato corroto, ma egli ha compiuto il suo destino così che la profezia sia compiuta!"
"Ma finalmente lascia questo idiota a piangere per conto suo" gli risposi "perchè, se i romani ti avessero voluto prendere, lo avrebbero già fatto! Ma se ne sono tutti andati!"

E Christos, che sentiva la sua fine avvicinarsi, mi guardò con espressione così commossa, così rabbuiata, che tuttora mi fa tremare la gola nel momento in cui scrivo queste righe.

"Samot", mi disse, "quando sarò morto, viaggia per il mondo e diffondi la buona novella, così come vi ho chiesto. E quando sarai vecchio scrivi la mia storia così che sia conosciuta e udita. Ricordalo molto bene, perchè non lo dirò due volte... aspetta... sento già le guardie arrivare!"

E infatti, il pavimento tremò sotto il peso dei calzari dei legionari. Le discussioni all'improvviso cessarono, lasciano il posto a un silenzio inquieto. Un ufficiale e le sue guardie entrarono nella stanza. Al fianco dell'ufficiale stava Dagiu; e quest'ultimo indicò Christos col dito, dicendo:

"E' lui! E' lui! Con la barba lunga là, quello grosso! Come un acciarino prima di appiccare il fuoco! Ha appena complottato contro l'ordine stabilito!"

A quel punto le guardie si gettarono su Christos, cacciando via tutti gli apostoli che cercavano di frapporsi. Un soldato mi scaraventò a terra perchè mi reggevo forte alla tunica del mio messia. Infine, lo afferrano e lo condussero forzatamente fuori dalla stanza. Non appena fui di nuovo in piedi, mi aggrappai al mantello di un soldato, nella speranza di farlo barcollare, e l'ufficiale ordinò che venissi catturato anche io. Così fummo entrambi portati nel palazzo del procuratore, Pietro Ponzio.

_________________

Grand Prieur de l'Ordre Franciscain
Doyen du Séminaire Franciscain - Maître des novices franciscain
Préfect du Saint Office
Theologue et Scripteur du Saint Office - Eveque d'Abruzzo
Profilo RR - Profil RR
Revenir en haut Aller en bas
Voir le profil de l'utilisateur
Franciscus_bergoglio
Grand Prieur
avatar

Nombre de messages : 1013
Age : 47
Paroisse : L'Aquila
Statut : Curé
Autres : Grand Prieur de l'Ordre Franciscain, Doyen du Séminaire Franciscain, Maître des novices franciscain
Date d'inscription : 05/06/2013

MessageSujet: Capitolo XV- La condanna e la crocifissione.   Lun 10 Fév 2014 - 22:15

Capitolo XV

Potete ora capire, miei cari figliuoli, perchè sono in grado di raccontarvi ciò che accadde in seguito. Difatti mi trovavo in quello stesso luogo, esattamente dietro Christos e i miei occhi, le mie orecchie, tutti i miei sensi, erano decisamente all'erta, come succede nei momenti di grande pericolo.

Arrivati nell'uffico del procuratore, lui ci guardò e chiese:
"Chi di voi è colui che si fa chiamare Christos?"
Entrambi rispondemmo all'unisono:
"Sono io, romano!"

Sì, figli miei, amavo Christos a tal punto che speravo di essere punito al suo posto, ecco perchè cercai di attirare i sospetti su di me... ma non ero all'altezza della mia pretesa: Pietro Ponzio non ebbe dubbi, dal momento che aveva davanti a se un uomo bello e grande, e un giovane ribelle.
Fu così che si rivolse naturalmente al primo in questi termini:

"Così tu sei quello che si fa chiamare il messia, la guida, lo specchio della divinità? E tu disturbi l'ordine della città?"

"L'hai detto, buffone!" rispose di Christos.
"Ascoltà" disse Pietro Ponzio "da quando sei arrivato a Gerusalemme le cose in città hanno cominciato ad andare male, il pane è raffermo, le verdure appassite, il pesce puzza, e la carne è nauseante. Tutto questo perchè ora la gente non vuole fare nient'altro che ascoltarti. Inoltre, indebolisci il potere di Roma e i nostri culti pagani, spacciando stupidaggini più grosse di te sull'amore, e tutte queste fesserie a cui nessuno crede! Ora, ho appena ricevuto una lamentela dal grande capo dei sacerdoti pagani, pare che tu ti sia abbeverato al suo otre. Questo è un bel problema!"

Christos fece un gran sorriso prima di rispondere:
"Sì, lo so. Il vostro impero si muove come la ruota di un mulino. Ogni meccanismo si trova nel posto appropriato per nascita, e puntualmente raggiunge lo scopo per cui è stato creato. E beneficiate di questo controllando la gente, e forzandola a lavorare per paghe indecenti. Ora, ecco che io, che porto la verità, sono di disturbo, non c'è da stupirsi... lo Conosco un tizio che lo dice molto bene: il primo che dice la verità, si farà ammazzare!"

Pietro Ponzio disse allora: "Cosa, tu non approvi la schiavitù? Anche se viene applicata su altre tribù che ne fanno uso a loro volta?"

"No" affermò Christos "la solidarietà ora deve varcare le mura della città! Siamo tutti umani, e in quanto tali creature di Dio. Per questo motivo fare lavorare un vagabondo in miniera per meno di 17 soldi è una vergogna, anche se viene da un'altra città. E farlo sudare per meno di 18 soldi, per uccidere un vitello, mucca, maiale, cucciolata, è uno scandalo!"

Pietro Ponzio era pensieroso... dichiarò allora:
"Christos, tu sarai bandito. Per ora sei rilasciato. Prossimo processo: Kramer contro Kramer. Ah, e non dimenticate di rilasciare Bar-Taba, oggi è il giorno dell'amnistia."

Allora Christos si stupì dalla sentenza, e pronunciò queste parole:
"Procuratore! Mi puoi bandire, ma in qualsiasi città mi troverò, mi comporterò esattamente allo stesso modo, e sarò lo stesso pericolo per tutti gli Imperi e le repubbliche che formano il mondo!"

Ponzio si adirò, e gli rispose: "Dal momento che ti credi così saggio, e che mi hai fatto venire l'acidità di stomaco, sarai crocifisso come gli agitatori, e prima, dal momento che mi hai fatto perdere tempo e disturbato la digestione, sarai torturato. Non c'era bisogno di venirmi a cercare!"

Poi Ponzio fece caso alla mia presenza, ed ebbe pietà di me e della mia giovane età, vedendomi in lacrime. Si rivolse a una delle sue guardie dicendogli:
"Quanto a lui, levatemelo di torno, andate via!"

Ma Christos mi afferrò per la manica, e fece in tempo a sussurrarmi all'orecchio:
"Il mio corpo soffrirà mille torture, ma questo affinchè la vostra anima non le debba subire. Quando pregherete l'Altissimo, consacrate il pane e il vino dell'amicizia, simboli del mio corpo e del mio sangue, per non dimenticare mai il mio sacrificio per voi. Inoltre rendete anche omaggio a coloro che, nella loro virtù, saranno esempio ai vostri occhi dell'amore che è dovuto a Dio. In verità, non esiste omaggio più grande a Dio che amare senza nulla chiedere in cambio."

Queste ultime parole furono gridate, perchè stavano conducendo Christos nella cella, mentre delle guardie mi afferrarono per gettarmi fuori.

_________________

Grand Prieur de l'Ordre Franciscain
Doyen du Séminaire Franciscain - Maître des novices franciscain
Préfect du Saint Office
Theologue et Scripteur du Saint Office - Eveque d'Abruzzo
Profilo RR - Profil RR
Revenir en haut Aller en bas
Voir le profil de l'utilisateur
Franciscus_bergoglio
Grand Prieur
avatar

Nombre de messages : 1013
Age : 47
Paroisse : L'Aquila
Statut : Curé
Autres : Grand Prieur de l'Ordre Franciscain, Doyen du Séminaire Franciscain, Maître des novices franciscain
Date d'inscription : 05/06/2013

MessageSujet: Capitolo XVI- La sua morte e la sua ascesa al paradiso    Lun 10 Fév 2014 - 22:16

Capitolo XVI

Fu un momento orribile!!! Quando caddi per strada, le guardie cominciarono a calciarmi e picchiarmi, ma ero così arrabbiato per ciò che avevo appena visto che non sentii nè la durezza del lastricato nè le suole dei loro sandali. La fiducia di Christos mi diede un'illuminazione, e compresi finalmente l'enormità della Storia di questo uomo.

Mi alzai, piangendo, e percorsi le strade della città, senza più sapere dove andare... Gli oziosi mi guardavano con curiosità, alcuni con compassione, altri divertiti. Poi, all'improvviso, udii il suono di una tromba romana... Istintivamente mi diressi in direzione del suono, e i miei passi mi portarono a un luogo molto ampio.

La coorte dei legionari era riunita attorno a Christos, con Ponzio e il Gran sacerdote pagano in testa, a cavallo. Si dirigevano tutti, in un lento corteo, verso la collina dei condannati... Una folla sempre più numerosa, il cui clamore riempiva le strade e saliva verso il cielo, li seguiva.
Nulla poteva fermare il convoglio, nemmeno le grida di Natchiachia e degli apostoli...

Assieme a Christos venivano portati altri due, entrambi condannati per speculazione: i loro nomi erano Black e Decker. Questi criminali sarebbero stati squartati.

La salita fu dolorosa e stancante, specialmente in quella giornata calda e triste. Il sole illuminava la natura e la città, coprendola con uno strato di inquietudine e tensione. Ma questo non impedì alla folla di riunirsi e di piangere per la morte di un uomo che avevano appena iniziato ad amare.

Pietro Ponzio e il Gran Sacerdote pagano, che non erano stanchi, pochè erano a cavallo, raggiunsero a breve la cima della collina. Vedendo la folla accalcarsi, decisero che la punizione di Christos per aver disturbato l'ordine della città e per aver predicato contro le credenze degli empi sacerdoti, doveva essere esemplare.

Christos fu frustato per più di un'ora dalle guardie, ma non un solo gridò uscì dalla sua bocca. Resistette alle loro peggiori frustate con un'aria calma e serena.

Allora i torturatori lo presero in giro per la sua fede e insultarono Dio, sperando di scatenare la sua rabbia. Ma non rispose mai loro, anche quando lo legarono con delle corde che strinsero strette con un verricello, secondo i voleri del grande sacerdote.
Christos rimase immobile come marmo davanti alla crudeltà di questi uomini, solo nella sua sofferenza e nel suo dolore, ma supportato dalla fede in Dio. Il suo volto non era mai stato bello come in quel momento. La sua angoscia era passata e restavano sui suoi lineamenti solo le espressioni di amore profondo e di una grande pace interiore.

I romani e i pagani decisero allora di passare a una punizione più seria. Ordinarono dunque che la crocifissione avesse luogo.

Inchiodarono Christos a una grande croce di legno, che poi issarono sulla cima della collina. E così Christos si trovò là in alto, dominando tutti gli altri esseri umani... Come un agnello, era stato sacrificato sull'altare dell'ordine stabilito, poichè aveva messo in discussione la società del tempo e i suoi falsi valori.

Christos morì dopo ore di agonia... agonia durante la quale pregava l'Altissimo e guardava gli uomini amassati sotto al sole. Fu solamente quella sera, quando l'aria si rinfrescò e il cielo si scurì, che morì esalando l'ultimo respiro.

Fu a quel punto che dal cielo un grande raggio di luce squarciò le nubi nere e minacciose e avvolse il corpo di Christos. E senza far sparire questo alone luminoso, dei tuoni rimbombarono nel cielo, e all'improvviso dei fulmini terrificanti calarono dal cielo, colpendo violentemente il suolo, come a volerlo punire per aver lasciato che questo crimine tremendo venisse perpetrato... In una terrificante esplosione della violenza degli elementi, fu il turno di una pioggia battente, che allontanò i romani dalla collina dei condannati e inzuppò il terreno, come per lavarlo dal sangue di Christos; questo sangue che si poteva vedere fluire giù dal pendio, mescolato al sangue al sudore e alle lacrime degli altri condannati.

Ma dopo un istante la natura si calmò, la pioggià smise di cadere, i fulmini cessarono, i tuoni rimbomanti si fecero silenziosi e le nuvole sparirono, vinte da un raggio di luce sempre più grande che ora innondava la collina.

Fu allora che vedemmo apparire, in questo alone benigno, una nube di angeli celestiali. Discesero tutti dal cielo con grazia, volando sopra alla collina. Raccolsero il corpo del messia, guida e specchio della divinità, e lo assunsero in cielo, portandolo con loro per unirsi al trono di Dio.

_________________

Grand Prieur de l'Ordre Franciscain
Doyen du Séminaire Franciscain - Maître des novices franciscain
Préfect du Saint Office
Theologue et Scripteur du Saint Office - Eveque d'Abruzzo
Profilo RR - Profil RR
Revenir en haut Aller en bas
Voir le profil de l'utilisateur
Franciscus_bergoglio
Grand Prieur
avatar

Nombre de messages : 1013
Age : 47
Paroisse : L'Aquila
Statut : Curé
Autres : Grand Prieur de l'Ordre Franciscain, Doyen du Séminaire Franciscain, Maître des novices franciscain
Date d'inscription : 05/06/2013

MessageSujet: Epilogo   Lun 10 Fév 2014 - 22:17

Epilogo

Qui, amici miei, figli miei, fratelli miei, ho lasciato a voi i miei ricordi della vita di questo uomo così grande e straordinario. Se non vi ho raccontato tutto è perchè, nel cominciare la stesura di queste memorie, temevo che la morte non mi avrebbe permesso di portarle a conclusione. Oggi, sono rassicurato, e forse potrei anche, se l'Altissimo mi concederà ancora da vivere, insegnarvi altro dei fatti di Christos, e su ciò che avvenne dei suoi apostoli.

Ricordate in modo particolare il suo messaggio... vivete come visse lui, perchè lui è un esempio da seguire. Egli stesso mi disse diverse volte:

"Che tutti gli uomini e le donne seguano la via che ho indicato, e Dio ricompenserà i giusti al momento del giudizio."

Avrei così tante cose da dire, storie da raccontare, su Christos, le sue parole, le sue parabole, le sue allegorie. Le scriverò un giorno, se troverò tempo e forza per farlo... ma, purtroppo, il tempo passa come una stella cadente, e il tempo ci conduce talmente velocemente alla vecchiaia che non riusciamo nemmeno ad accorgercene.

Così, dirò che ho impegnato la mia esistenza a portare la buona novella a tutte le città, le repubbliche, gli imperi. Ho viaggiato, ho studiato, ho incontrato gente, ho pregato, e ho provato, per quanto mi fosse possibile, di riempire i miei giorni con amore e amicizia, virtù e perdono. Questa è stata la chiave per la mia felicità.

Mi merito il paradiso? Non lo so, perchè solo l'Altissimo può deciderlo. Comunque sia, la mia vita terrestre è stata bella e meravigliosa e ringrazio ogni giorno l'Eterno per avermi dato un'anima.

Questi miei scritti, siano per voi un testamento, amici miei! Questo è ciò che erediterete da me e ciò che io vi lascio come addio. Abbiatene cura e divideteli con gli altri, rivelateli, e diffondeteli ovunque potrete farlo.

Ah! Come vorrei non dover finire e lasciarvi, perchè non riesco a staccarmi da questo dolce e mistico ambiente che mi abbraccia forte ogni volta che ricordo della mia gioventù... ma ora i miei occhi sono stanchi, e il tremulo raggio della mia candela non è più abbastanza forte da illuminare la mia pergamena... e la mia penna scivola spesso dalle mie mani dolenti...

E la notte penetra nella mia cella, lasciandomi solo, meditativo, immerso nella luce dolce e chiara della luna.

Samot, 87 dopo Christos.

_________________

Grand Prieur de l'Ordre Franciscain
Doyen du Séminaire Franciscain - Maître des novices franciscain
Préfect du Saint Office
Theologue et Scripteur du Saint Office - Eveque d'Abruzzo
Profilo RR - Profil RR
Revenir en haut Aller en bas
Voir le profil de l'utilisateur
Franciscus_bergoglio
Grand Prieur
avatar

Nombre de messages : 1013
Age : 47
Paroisse : L'Aquila
Statut : Curé
Autres : Grand Prieur de l'Ordre Franciscain, Doyen du Séminaire Franciscain, Maître des novices franciscain
Date d'inscription : 05/06/2013

MessageSujet: Re: I Libri delle Virtu - Libro II - La vita di Christos   Mar 11 Fév 2014 - 21:55

Riordino

_________________

Grand Prieur de l'Ordre Franciscain
Doyen du Séminaire Franciscain - Maître des novices franciscain
Préfect du Saint Office
Theologue et Scripteur du Saint Office - Eveque d'Abruzzo
Profilo RR - Profil RR
Revenir en haut Aller en bas
Voir le profil de l'utilisateur
Contenu sponsorisé




MessageSujet: Re: I Libri delle Virtu - Libro II - La vita di Christos   

Revenir en haut Aller en bas
 
I Libri delle Virtu - Libro II - La vita di Christos
Voir le sujet précédent Voir le sujet suivant Revenir en haut 
Page 1 sur 1
 Sujets similaires
-
» Vita de Christos : Chapitre X
» 1.d.2: vita de christos
» Vita de Christos : Chapitre XIV
» Bons Plans Jeux PS4, PS3, PS Vita, PC et autres
» Pandawa Multi élément/vita/Res :)

Permission de ce forum:Vous pouvez répondre aux sujets dans ce forum
Couvent Général Franciscain de Bruz :: L'enceinte du couvent :: Bibliotheca Italiana-
Poster un nouveau sujet   Répondre au sujetSauter vers: