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 Libro della Virtù - Libro I - Il mito Aristotelico - Parte I

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Franciscus_bergoglio
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MessageSujet: Libro della Virtù - Libro I - Il mito Aristotelico - Parte I   Mer 7 Aoû 2013 - 21:30

Libro delle Virtù

Libro 1. Il mito Aristotelico

-> La Creazione

Capitolo I - L'Universo
Capitolo II - La Vita
Capitolo III - Le creature
Capitolo IV - Il dubbio
Capitolo V - La riunione
Capitolo  VI - La domanda
Capitolo VII - L'amore
Capitolo  VIII - La decisione

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MessageSujet: La Creazione - Capitolo I: L'universo   Mer 7 Aoû 2013 - 21:32

La Creazione


La Creazione - Capitolo I: L'universo

In principio non vi era altro che Dio.

Non vi era nè materia, né energia, né movimento. Non vi era neanche il vuoto che divide il mondo dalle stelle, poichè anche il vuoto è qualcosa. Nulla. Non c'era neanche l'assenza di qualche cosa perché, quando uno dice di sentire la mancanza di qualcosa, è consapevole della possibilità dell'esistenza di quella cosa. L'inesistenza si ha quando anche l'idea di esistenza è impossibile. Tranne che per Dio.

Ma Dio è più alto di tutto, incluso il nulla. Lui non ha un inizio o una fine. Lui è l'Infinito e l'Eterno. Lui è Perfezione che niente può impedire, su cui nulla può agire o interferire. Per Lui, altro non è che un semplice pensiero passare dall'Inesistenza all'Esistenza, ed un altro semplice pensiero ritornare dall'Esistenza al Nulla. Tutto è possibile per Lui e tutto ciò che esiste deve a Lui la sua esistenza.

Dio è la materia prima da cui tutto è stato creato. Materia, energia, movimento, e tempo sono composte di Lui. Tutto ciò che esiste, così come il nulla stesso, appartenevano a Lui sin dall'inizio. Lui è anche il Creatore di tutte le cose. È Lui colui che crea tutto ciò che esiste e gli dona forma e contenuto. Lui infine è l'Altissimo, poichè Lui è la causa dell'esistenza di tutte le cose, incluso il nulla.

Dio sa tutto, perché la stessa conoscenza era parte di Lui, è creata da Lui e trova la sua ragione di essere in Lui. Così si può affermare che Lui è onnisciente. Inoltre Lui è dappertutto perché, per quanto lontano uno possa andare, costui si trova sempre in Lui. Dio è qualificato così come l'onnipresente. Infine Lui può agire in ogni campo; poichè, essendo dappertutto e conoscendo tutto, non può esservi nulla e nessuna mancanza di qualcosa che possa fermare il Suo agire.

Dio pensò ed un piccolo punto apparve. Dalla creazione di questo solo piccolo punto, Dio creò e subito dopo dissipò il Nulla. Da lì, creò l'Esistenza e il Vuoto. Dio decise di chiamare questo piccolo punto “Universo” e lo esplose in una miriade di stelle che popolarono il vuoto. Da allora mai hanno cessato di brillare dall'alto del firmamento celeste.

Poi Dio creò i due movimenti: le cose pesanti sarebbero andate verso il basso e le cose leggere verso l'alto.Creò anche i quattro elementi. Il più pesante era la terra. Poi venivano l'acqua, l'aria, e il fuoco. Li dispose in ordine rispetto al loro peso. La terra fu così posta nel centro. Fu coperta dall'acqua che a sua volta venne coperta dall'aria. Infine, il più leggero degli elementi, il fuoco, coprì il tutto.

Questa sfera di materia Dio la chiamò "Mondo." Ora che il movimento era stato creato, Dio iniziò a demolire l'ordine gerarchico degli elementi. Pose il fuoco nel centro della terra e l'acqua nel cielo, al di sopra dell'aria. Gli elementi si mossero, alternando ordine e disordine, cercando sistematicamente di trasformare il disordine in ordine. Dio fu compiaciuto nel vedere come la Sua creazione obbediva all'ordine gerarchico della loro gravità.[/color]

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MessageSujet: Re: Libro della Virtù - Libro I - Il mito Aristotelico - Parte I   Mer 7 Aoû 2013 - 21:33

La Creazione - Capitolo II: La vita

Dio era perfetto; La sua creazione era imperfetta. Era consapevole di ciò; la sua creazione non pensava. Era Lui a decidere quello che doveva fare; la Sua creazione si era solo adattata a quello che era il Suo volere. Lui era capace di creare; La sua creazione faceva solamente quello che era necessario per sopravvivere. Lui volle amare la Sua creazione e volle che essa amasse Lui; la sua creazione era incapace di amare.

Dio quindi riunì tutto l'amore che aveva in Lui e lo trasformò in spirito che non poteva essere toccato o visto, o avvertito, o assaggiato, o sentito, poiché era differente dalla materia. Lo spirito conteneva l'Intelligenza, costituita dalla ragione e dai sentimenti. Dio vi mise tutto di se stesso: la capacità di scegliere e percepire. L'Altissimo associò la materia con lo spirito, cosicchè potessero esistere in armonia col mondo, e chiamò tutto ciò “Vita.”

Ma la vita era imperfetta. Anche se creata da Dio e composta di Lui, non era completamente Lui. La sua capacità di scegliere era parziale, perché la sua conoscenza e le sue capacità non erano illimitate. La sua capacità di percepire fu troncata, perché costituita da materia, neutra ed impersonale. Ma Dio volle amare la vita, e volle che la vita lo amasse di rimando.

Affinchè Dio e la vita si potessero amare l'un l'altro, era necessario che la seconda si sforzasse continuamente di avvicinarsi alla perfezione divina. Poichè la vita non era capace di uguagliare questa perfezione, l'Altissimo creò il terzo movimento: le cose più alte sarebbero andate verso Dio. Così, la materia della quale era composta la vita, essendo una cosa pesante, fu posata sul mondo, perchè andò verso il basso. Ma, poichè la vita era composta anche di spirito, che era una cosa più alta, essa avrebbe teso alla perfezione divina.

E sul mondo, la vita prese una moltitudine di forme, dalle più piccole alle più grandi. Le piante si riempirono della luce di stelle, mentre coprivano il mondo con un strato di fogliame. Gli animali erravano o volavano tra le piante. Mentre Dio sembrava immobile, la vita sembrava essere in incessante movimento. Effettivamente, Dio, essendo eterno, non era soggetto a questo bisogno perpetuo di mobilità, al contrario della vita che deve essere incessantemente in attività. Lui sembrava così essere immobile. Ma era questo continuo movimento che a Dio piacque su tutto il resto mentre osservava la Sua creazione.

Ma Dio non aveva concepito il movimento della vita come una forza infinita e, affinchè potesse continuare, era necessario che l'animale mangiasse la pianta, che il predatore divorasse la preda, e che i cadaveri degli animali si decomponessero per dare nutrimento alle piante. Così, la morte diventò parte integrante della vita. Ma, affinchè la morte non distruggesse le Sue creature, Dio divise ogni specie in due forme complementari che furono chiamate maschile e femminile. Entrambi erano uguali e si sarebbero dovuti cercare per unirsi, così da perpetuare la vita.

Così, Dio creò il tempo, quando la morte segue la vita, ed il discendente segue i suoi genitori. Nello stesso modo, l'acqua raggiunse il cielo per tornare sulla terra ed alimentare i fiumi, e il fuoco uscì dai vulcani per nutrire la terra che custodiva fuoco al suo centro. Il mondo intero era chiaramente in un moto perpetuo della vita, mentre Dio appariva immobile, non essendo soggetto alle costrizioni del tempo.

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MessageSujet: Re: Libro della Virtù - Libro I - Il mito Aristotelico - Parte I   Mer 7 Aoû 2013 - 21:34

La Creazione - Capitolo III: Le creature


Un gruppo di creature che faceva parte della vita, decise di attraversare il mondo per scoprire le altre specie, sia animali che vegetali. Tutti presero i loro averi sulle loro schiene e traversarono il mondo, guidati dalla sete di scoperta che li aveva convinti a prendere questa decisione.

In questa maniera, loro osservarono il mondo. Scalarono colline verdi e montagne gigantesche. Attraversarono burroni, bevvero nei fiumi, e si riposarono in prati. Assaggiarono tutto ciò che la vita aveva da offrire, inoltre, di bello e di sereno. Così, gustarono miele e frutti. Furono inebriati dal profumo dei fiori. Ammirarono le aurore boreali e gli arcobaleni.

Dio, nella sua infinita perfezione, aveva creato la vita in modo meraviglioso, una delizia per coloro che sapevano gustarsela. Ma non tutte le creature apprezzarono col giusto valore questo dono. Così, il piccolo gruppo si sorprendeva ogni volta che incontrava una specie nuova. Ciascun gruppo di tali specie era dotato di talenti che li rendeva unici. Così, il piccolo gruppo potè ammirare come Dio aveva dotato la vita di una varietà infinita di ricchezza. Ogni specie nuova che scoprivano era un'occasione per loro per ammirare nuovamente le caratteristiche di ogni creazione.

Così, incontrarono mucche, mentre pascolando placidamente sull'erba, dando latte ai loro vitelli. Successivamente, passarono vicini ad una pianura coperta di grano, che ondulava sotto la brezza, ed attraversarono il percorso di molte pecore, soffici e bianche, che li osservavano pacificamente. Continuando a camminare per il mondo, sentirono le canzoni allegre degli uccelli. Alzando gli occhi al cielo, li osservarono volare in cerchio sotto le soffici nuvole color panna, mentre l'astro solare illuminava il cielo azzurro.

Si fermarono ad assaggiare le gustose verdure, che gareggiavano nella forma, nel profumo, e nel sapore. Durante il loro pasto, sentivano il galoppare di molti cavalli le cui criniere ondeggiavano al vento. Successivamente raggiunsero un lago e scoprirono i pesci mentre giocavano ad inseguirsi l'un l'altro nell'acqua. Non lontano dalla riva aveva messo radici una foresta di gigantesche querce i cui rami distesi erano come una cupola gigantesca di foglie verdi.

Successivamente giunsero in un campo di mais, con le sue pannocchie nutrite dal sole. Dei maiali erano là, e se ne nutrivano. Ma tutte queste creature non sorpresero il piccolo gruppo solo per la varietà delle loro nature, ma lo sconcertarono maggiormente per il loro aspetto così comune.

Effettivamente, tutte le creature avevano in comune il pensiero di essere la specie preferita da Dio. Ognuno proponeva il proprio talento speciale come la ragione per il loro speciale favore. Le mucche lodavano la loro numerosa discendenza, le pecore la loro lana, gli uccelli le loro ali, i cavalli la loro velocità, i pesci il loro possesso dei mari, la maggior parte del mondo, le querce la loro longevità ineguagliabile, il mais, i frutti e le verdure i i loro vari gusti e profumi, i maiali la loro forza…

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MessageSujet: Re: Libro della Virtù - Libro I - Il mito Aristotelico - Parte I   Jeu 8 Aoû 2013 - 9:19

La Creazione - Capitolo IV: Il dubbio

Il piccolo gruppo decise di fermarsi per un momento. Si accamparono su una verde collina, dove crescevano fiori bellissimi, dove le api si recavano a far scorta di nettare. Una brezza leggera soffiava, curvando leggermente l'erba. Gli uccelli cantavano. Le stelle già cominciavano ad illuminare le creature quando loro, togliendosi di dosso le loro cose, si sedettero in cerchio. L'umore di ognuno di essi era cupo, poichè si ponevano tutti la stessa domanda.

Ognuna delle tante specie che avevano incontrato possedeva un particolare talento. Le mucche, creature che brucavano placidamente erba avevano una numerosa famiglia. Le pecore possedevano lana soffice e abbondante. Le ali degli uccelli erano usate per attraversare il mondo volando. I cavalli, animali nobili ed impetuosi, galoppavano alla velocità del fulmine. I pesci erano i padroni degli immensi oceani. I maiali erano forti e feroci.

Anche le piante erano dotate di talenti unici. Le querce erano dotate di una longevità che poteva rivaleggiare solamente con la loro grande taglia. Il grano si moltiplicava in modo incredibile, coprendo larghi territori. Il mais aveva le sue pannocchie, piene di vita. I frutti avevano un gusto dolce e delizioso ed le verdure i loro profumi appetitosi. Ed il piccolo gruppo di creature si interrogò. Perché la loro specie non aveva un particolare talento?

Certo, le creature del piccolo gruppo avevano mani, ma la loro forza non uguagliava quella del maiale. Certo, avevano gambe, ma queste non li portavano così lontano come agli uccelli o così rapidamente come ai cavalli. Certo, potevano procreare, ma non così rapidamente come le mucche o il grano. Certo, qualcuno di loro era peloso, ma questo era un conforto piuttosto piccolo comparato con l'abbondante lana della pecora.

Certo, erano colmi di vita e salute, ma molto meno del mais, dei frutti e delle verdure. E non osarono neanche compararsi con la longevità e la taglia delle querce. Tutte queste creature, animali e vegetali avevano argomenti seri per credere, come in effetti credevano, di essere le preferite da Dio. I loro talenti erano unici. Così, il piccolo gruppo tentò di scoprire un talento che era specifico della loro specie.

La loro specie poteva stare eretta. Ma che vantaggio poteva dar loro? "Nessuno", risposero insieme tutti i membri del gruppo. Utilizzavano le loro mani per costruire attrezzi, ma bastava ciò per compensare la mancanza di artigli o di altri adattamenti fisici? I loro stomaci erano così deboli che erano costretti a cucinare la carne per poterla mangiare. E la loro vista non era così potente, paragonata a quella dei gatti o dei gufi, così che avevano bisogno di illuminare l'oscurità per poter vedere. La loro pelliccia non era molto spessa, e ciò li costringeva a cercare riparo quando cadeva pioggia, neve o grandine, o quando soffiava forte il vento.

Essendo giunti a queste disastrose conclusioni, le creature del piccolo gruppo cominciarono a piangere. Si convinsero che Dio provava antipatia per la loro specie, che Lui li disprezzava, che loro erano la feccia della Sua creazione. Un silenzio pesante calò tra loro, e tutti cominciarono a guardarsi l'un l'altro, ognuno cercando nello sguardo degli altri una risposta alle sue domande. Ma questi sguardi non portarono risposta, trasudavano soltanto lacrime.

Ma uno di loro era rimasto separato dal gruppo. Guardava verso le stelle. Tutti i membri del gruppo lo trascuravano, considerandolo come debole in spirito. Lui rispondeva spesso loro "Beati i poveri in spirito… " ma non sapeva cosa aggiungere a questa risposta. Tra tutti loro, lui era,
comunque, il solo a chiedersi cosa desiderasse Dio, invece di lagnarsi del suo destino. Quest'uomo si chiamava Oane.

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MessageSujet: Re: Libro della Virtù - Libro I - Il mito Aristotelico - Parte I   Jeu 8 Aoû 2013 - 9:22

La Creazione - Capitolo V: La riunione

Dio guardò il piccolo gruppo di creature che stavano piangendo, e si commosse. Si sentivano abbandonati da Lui, perché loro non erano dotati di talenti unici. Erano arrivati anche a credere che Lui li odiasse, mentre Lui amava ognuna delle Sue creazioni con un amore perfetto.Esse appartenevano a Lui, ed odiarle sarebbe stato odiare una parte di Lui. Lui aveva creato l'universo, il mondo, ed ogni forma di vita per amarli, e Lui lo faceva.

Con questo amore, Dio aveva dotato ogni specie di creature di talenti cosìcche loro potessero trovare il loro luogo speciale nella Sua creazione. Ma questo regalo splendido rimaneva invisibile agli occhi di questo piccolo gruppo di creature. Questi umani di cui era composto il gruppo erano rosi dal dubbio, rimanendo ciechi al Suo amore. Le loro lacrime erano sincere ma ingiuste. Loro chiedevano solamente di essere amati di Lui, ma non vedevano che Lui già li amava.

Le altre specie erano già consapevoli dei loro regali, ma non ne capivano la ragione. Tutte pensavano di essere le uniche ad essere così ricompensate. Alcune pensavano che solamente la forza ed il potere erano regali di Dio. Altri fecero lo stesso errore con la velocità, la numerosa progenie, la longevità, la lana, la capacità di volare o il territorio che era stato loro riservato da Lui. Si consideravano dunque le uniche favorite da Lui e si credevano le preferite da Lui.

Ma quest'uomo chiamato Oane portava in lui il germe del talento che Dio aveva dato all'uomo. Gradualmente, prese coscienza del vero amore che Dio offriva alla Sua creazione. Lui cominciò a capire che ogni componente della creazione era amato da Dio, ma non sapeva ancora il perché. Quindi passava il suo tempo a guardare le stelle, sperando di trovarvi l'Altissimo, ma lui non sapeva nulla dell'onnipresenza di Dio.

Allora, Dio decise che era giunto il tempo di offrire la verità posta nell'universo alla specie in cui si trovava la sola creatura in grado di comprendere l'amore, l'unico vero significato della vita. Pensò che le Sue creature avrebbero dovuto provare l'amore che loro avevano per Lui. Per fare ciò, Lui decise di riunire insieme tutte le creature del mondo in un solo luogo e chiedere loro che cosa fosse la vita. Cosa avrebbe fatto di loro, sarebbe dipeso dalle loro risposte.

Allora, con il solo pensiero di Dio, tutte le creature del mondo intero furono a conoscenza della convocazione divina. Senza aspettare, si misero in viaggio. C'era una gigantesca pianura verdeggiante in un continente verdeggiante. Era là che il mondo intero stava per incontrarsi per ascoltare la domanda divina. Era là che il destino dell'universo stava per essere deciso.

Occorsero molti anni per mettere insieme così tante creature. Non tutti sopravvissero a questo viaggio lungo, ma nessuno ebbe mai intenzione di tornare indietro. Dio aveva infuso in loro il desiderio irrefrenabile di far parte della grande assemblea di tutta la creazione. Attraversarono i mari, le montagne, i ghiacciai, i deserti ardenti e molti altri luoghi impervi. Tuttavia continuarono a vivere, morire, mangiare e procreare, ma tutto ciò senza mai interrompere l'avanzata.

E finalmente venne il giorno fatidico in cui tutte le creazioni furono insieme.

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MessageSujet: Re: Libro della Virtù - Libro I - Il mito Aristotelico - Parte I   Jeu 8 Aoû 2013 - 9:23

La Creazione - Capitolo VI: La domanda

Fu la più grande concentrazione di creature che avesse mai avuto luogo.

Erano molti miliardi ad essersi riuniti nella stessa gigantesca pianura . Ammassati senza la minima animosità. I lupi aspettavano accanto alle pecore, i cani accanto ai gatti, le aquile accanto ai topi ed i leoni accanto alle gazzelle. Vi si vedevano anche le piante. Così, querce, abeti, pioppi, ulivi, meli, palme da dattero ed altri alberi formavano la foresta più gigantesca che vi fosse mai stata. Anche i fiori, le verdure, i frutti, il grano ed il mais erano presenti. La pianura gigantesca era un vero santuario per tutta la vita, poiché attendevano tutti pazientemente che Dio giungesse per porre loro la domanda.

Allora rimbombò il tuono, le nuvole si allontanarono ed una luce tenue provenne da quello spazio sgombro nel cielo. Fra le creature scese un grande silenzio. Dal lucore celeste, una voce grave, penetrante, ma morbida e serena si fece sentire. Allora, la voce disse: "Ascoltatemi, voi che Io ho concepito, poiché sono il vostro Dio. Senza me, non esistereste, ed a me, dovete fedeltà."

Dio aggiunse: "Numerosi fra voi si considerano i Miei preferiti, ma mai fino ad ora ho dato la mia preferenza a una qualunque creatura. Allora, è giunto il momento che Io cambi. È giunto Il momento che faccia una scelta fra le mie creature. È giunto il momento che chiami una specie fra voi i "miei figli". Per fare questa scelta, vi porrò un’unica domanda."

Dio dunque chiese loro: "Vivete grazie a Me, poiché sono il vostro creatore. Vi cibate, vi riproducete, voi educate la vostra progenie. Ma non sapete perché vivete. Secondo voi, quale senso ho dato alla vita?".

La maggior parte delle creature non sapeva cosa rispondere. Si osservavano reciprocamente, sperando di trovare nei loro vicini la risposta a questa domanda piuttosto strana. Si poteva osservare un pesce imbambolato, che non sapeva cosa dire, un cavallo sfregare il suolo con i suoi zoccoli, una quercia curvarsi, cercando disperatamente la risposta nelle sue radici, ed anche una colomba che si grattava la testa in segno di riflessione.

Ma una fra loro avanzò. Sembrava sicura di essa e della sua risposta. Tutte le altre specie gli aprirono il passaggio e, presto, uno spazio si liberò attorno ad essa. Alzò gli occhi verso Dio, ma il suo sguardo era pieno di boria. Rispose: "Hai fatto le creature animate dalla necessità di nutrirsi. Hai fatto i forti capaci di divorare i deboli. Senza dubbio, si tratta dunque di garantire la sovranità del forte sul debole!".

Aggiunse: "Ho come prova il fatto che sono l'ultimo rappresentante della mia specie. Solo il più forte è sopravvissuto fra i miei! Se mi chiami il "Tuo figlio", saprò mostrarti chi, tre tutte le creature, deve dominare il mondo.”

Attese che Dio si congratulasse per la sua risposta, ma invano. Poiché non gli rispose.

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MessageSujet: Re: Libro della Virtù - Libro I - Il mito Aristotelico - Parte I   Jeu 8 Aoû 2013 - 9:24

La Creazione - Capitolo VII: L'amore

Dio non rispose alla creatura che aveva fatto l’apologia della dominazione del forte sul debole.

Si girò verso un gruppo di creature. Era precisamente quello che faceva parte della razza umana e che aveva percorso il mondo. Dio sapeva che questo gruppo si credeva respinto da Lui. Quest'umani pensavano di essere privi di qualsiasi talento. Ritenevano di essere lo scarto della creazione a causa della loro pretesa inferiorità. Ma, fra loro, l’umano che portava il nome di Oane deteneva, senza esserne sicuro, la risposta alla domanda posta dall’Altissimo.

Poiché Oane dubitava. Osservava spesso le stelle, sperando di vedere Dio. Amava l’Altissimo di un amore sincero, ma non sapeva se ciò era il vero senso della vita. Voleva dare la sua risposta, ma era considerato debole di spirito dal suo gruppo e nessuno voleva lasciarlo parlare. Ma Dio era onnipotente. Aveva ascoltato il gruppo di umani compiangersi. Ma soprattutto, aveva percepito l'amore ed il dubbio nel cuore di Oane.

Allora, dal cielo, un raggio circondò Oane con un'aureola soffusa di luce. Tutte le creature rimasero stupite, ammirando la luce morbida che circondava l'umano. Si allontanarono allora, lasciandolo solo di fronte a Dio. Contemplò il suo corpo illuminato con uno sguardo pieno di curiosità. Quindi si girò verso i membri del suo gruppo. Per la prima volta nella sua vita, poté vedere nel loro sguardo non del disprezzo ma del rispetto.

E Dio gli chiese: "E tu, umano, non hai nulla da rispondermi? Ho qui convocato tutta la mia creazione per trovare colui che darà la risposta giusta alla mia domanda. Sei venuto e non hai risposto. Perciò, ora, ti impongo di farlo!". Allora, Oane, terrorizzato dal tono severo del suo creatore, alzò gli occhi verso Lui e, con tono titubante, disse: "Ma, o Altissimo, non so se la mia risposta è giusta...". E Dio gli ordinò: "Parla e te lo dirò!".

Allora, Oane rispose: "Hai certamente fatto le Tue creature in modo che si nutrano le une delle altre. Devono cacciare ed uccidere per nutrirsi. Inoltre devono battersi per difendere la propria vita. Ma non ci sono forti né deboli. Nessuno non abbassa né calpesta gli altri. Tutti siamo collegati nella vita e siamo tutti Tuoi umili servi. Poiché sei il nostro creatore."

"È per questo che hai dato dei talenti, uno più bello dell’altro, alle Tue creature. Ciascuna di esse ha il suo posto nella Tua creazione. Il suo talento permette a ciascuna di esse di trovarlo. Pertanto, non ci sono creature preferite, oh Altissimo. Siamo tutte egualmente amate da te e dobbiamo tutti amarti in cambio. Poiché, senza Te, non esisteremmo. Ci hai creati mentre nulla Ti costringeva e dobbiamo amarti per ringraziarti di questo gesto."

"Siamo certamente collegati alla materia, certamente sottoposti alle sue leggi, ma il nostro scopo è di tendere verso Te, lo Spirito Eterno e Perfetto." Dunque, secondo me, il senso che hai dato alla vita è l'amore." Allora Dio disse: "Umano, poiché sei il solo a avere compreso ciò che era l'amore, faccio dei tuoi simili i miei figli. Così, sai che il talento della vostra specie è la sua capacità di amarmi ed amare i suoi simili. Le altre specie sanno solo amarsi."

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MessageSujet: Re: Libro della Virtù - Libro I - Il mito Aristotelico - Parte I   Jeu 8 Aoû 2013 - 9:25

La Creazione - Capitolo VIII: La decisione


Tutte le altre creature furono sorprese di questa decisione di Dio di fare degli umani i suoi figli. Non comprendevano ciò che era l'amore e non potevano concepire che l'Altissimo vi accordasse tanta importanza. Tutte si misero a sussurrare, sperando che una di esse spiegasse agli altri questa scelta divina.

Ma Dio diresse la sua voce verso le creature che non avevano potuto dare risposte. Disse loro: "Voi che non avete saputo risponderMi, voi che pretendevate di essere le Mie creature preferite. I vostri spiriti non saranno più cose superiori. Non tenderanno più verso Me. Poiché sarete d'ora in poi sottoposti all'uomo, la vostra natura sarà strettamente materiale, vi privo del linguaggio. Belerete, muggirete, grugnirete, fischierete, miagolerete o abbaierete fino alla fine dei tempi!".

Quindi, Dio volse la sua voce in direzione della creatura che aveva affermato la sovranità del forte sul debole. Gli disse: "Poiché sei così sicura della tua scelta, ti lascio l'occasione di provarlo. Conserverai il tuo spirito, ma il tuo corpo sarà fatto d'ombra. Così, vivrai, sola, accanto agli umani, fino a che ti libereranno dalla tua pena. Così, nessuno la vedrà e nessuno la nominerà, poiché io stesso ho deciso di non farlo."

Dio, poi, si rivolse verso Oane e gli disse: "Ho fatto della vostra specie i miei figli. Faccio ora dei vostri spiriti delle anime. Si differenziano degli spiriti delle altre specie poiché d'ora in poi resteranno le sole ad essere di natura superiore, a tendere verso la Mia perfezione divina. Così, divido il tempo in sette parti, chiamate "giorni", affinché ad ogni settimo giorno, tu e i tuoi vi riuniate per onorare vostro padre: Io."

"Ma bisogna ancora che, ogni giorno, tu e i tuoi facciate perpetuare la vostra specie. Ad eccezione di quella che non ho nominato, ho reso tutte le creature sottomesse a voi. Così, potrete nutrirvene, senza che esse si nutrano di voi. Questo potere di cui disponete, di nutrirvi delle altre specie, lo chiamo "lavoro". Ma, affinché non dimentichiate mai che questo potere è un Mio regalo, che vi ricompensa così della tua buona risposta, Oane, il lavoro sarà duro, difficile, stancante e faticoso. Ma non ti lamentare della sofferenza che provoca, poiché, in verità, è un bellissimo regalo che vi faccio.”

“Affinché sostituiate con nuove generazioni quelle la cui vita si conclude, vi faccio un regalo ancora più bello. Quest'amore che attendo da voi, vi permetto di provarlo anche verso voi, in coppia. L'amore ed il desiderio reciproci saranno le componenti di questa sensazione pura. La procreazione sarà il suo scopo. Ma solo l'amore che avrò benedetto potrà permettere l'atto carnale, affinché la vostra specie si perpetui nel Mio amore."

Allora, Dio creò due stelle sopra il mondo. Una, raggiante di luce, fu chiamato "sole". L'altra, che splende freddamente, venne definita "luna". Dio spiegò a Oane: "Che la vostra fedeltà sia quella dei figli verso i loro genitori o sarò severo come lo sono i genitori verso i loro figli. Poiché, quando ciascuno di voi morirà, lo giudicherò, in funzione della vita che ha condotto. Il sole inonderà ogni giorno il mondo della sua luce, come prova d'amore per la Mia creazione. Quelli, fra i tuoi, che vi manderò, vivranno un'eternità di beatitudine. Ma, ogni giorno, la luna gli darà il cambio. E coloro che, fra i tuoi, vi verranno gettati, là conosceranno soltanto il tormento."

_________________

Grand Prieur de l'Ordre Franciscain
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